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18/07/2011 Quello che sui rifiuti non si vuole dire (Franco Zanata, http://tribunatreviso.gelocal.it)

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A chiarimento e completamento della lunga chiacchierata con la signora Poli, riguardante la questione dei rifiuti a Napoli ed in particolare a Torre del Greco, riceviamo da lei la copia degli ultimi articoli pubblicati a nome suoi e da Franco Zanata su La Tribuna di Treviso

Si sta allargando il fronte del no ai rifiuti da Napoli. Alle parole d’ordine lanciate dai leghisti (mai rifiuti di Napoli nelle regioni del Nord) si associano altri governanti locali che incuranti delle sollecitazioni romane del loro stesso partito si allineano alla posizione leghista, preoccupati di non urtare un presunto sentire comune del popolo veneto che non vorrebbe essere invaso dalla «monnezza» napoletana.

Non è la prima volta che accade. Stessa risposta era stata data alcuni anni fa, in analoga situazione di emergenza. Anche allora vennero sollevate barricate dai governanti locali, dicendo di voler difendere il nostro territorio da questa invasione puzzolente. Ma oggi come allora si nascondono alcuni dati di fatto, per assumere una posizione molto strumentale per Ma questa presa di posizione non tiene conto di alcune circostanze che rendono questo comportamento poco coerente poco coerente e molto strumentale.

La prima cosa che non è possibile nascondere, che i nostri amministratori conoscono bene, è che da anni vi è un flusso consistente di rifiuti che prende la strada del Sud. E ci limitiamo a considerare i rifiuti urbani, senza considerare quelli industriali o pericolosi. Qualcuno avrà forse da osservare che non si tratta propriamente di rifiuti, ma di CDR (combustibile da rifiuto). Si tratta sempre di rifiuti urbani, nello specifico secco non riciclabile, che subiscono un trattamento che ne riduce il volume e toglie alcune componenti per poter essere poi utilizzabile come recupero energetico. Questo rifiuto urbano trattato e i relativi scarti hanno minori restrizioni e possono viaggiare per l’intera Italia ed essere collocati anche all’estero.

Ma la strada verso il Sud è stata a lungo percorsa per raggiungere termovalorizzatori o discariche lì presenti. Quello che abbiamo portato lì si potrà pure dire che era un sostegno all’economia locale, ma di rifiuti si trattava e risolvevano un problema di smaltimento dei rifiuti che noi non eravamo in grado di risolvere da soli entro il nostro territorio.

Ed allora forse qualche debito, anche se non economico, ce l’abbiamo.

Ma un altro aspetto non va sottaciuto. I nostri impianti di trattamento dei rifiuti non sono attualmente utilizzati pienamente. Sono in grado di lavorare maggiori quantità di rifiuti. E’ questo il risultato positivo di una elevata raccolta differenziata, che comporta una minore quantità di secco non riciclabile, e di una riduzione della quantità di rifiuti prodotti dai nostri cittadini.

La soluzione non sta certamente nell’aumento della quantità di rifiuti prodotti da ogni famiglia o nella riduzione della raccolta differenziata per utilizzare meglio gli impianti. Ma è certo che se fossero lavorati un pò di rifiuti in più, anche se provenienti da Napoli, avremmo un vantaggio economico. Una diminuzione del costo unitario di produzione, con benefici anche sulle tariffe per l’utenza. In altri termini i nostri cittadini ne ricaverebbero qualche beneficio.

Il sostegno alla raccolta differenziata da realizzare anche a Napoli avrebbe certamente maggiore forza se accompagnato dalla disponibilità a contribuire a risolvere una situazione di emergenza. Diversamente lo slogan «imparate da noi nella raccolta differenziata» detto dai governanti locali assume un significato solo provocatorio a giustificazione di un no che risponde ad altre logiche, ad altri calcoli. Quella frase possono eventualmente dirla solo i nostri cittadini che assieme agli enti locali hanno saputo organizzare e portare avanti la raccolta differenziata. Ma sono gli stessi che valuterebbero positivamente l’avvio di un percorso diverso anche in quella città che deve superare le notevoli difficoltà, non solo organizzative, che il contesto napoletano presenta, non escluso il peso che la mafia esercita su questo settore. Diverse motivazioni, senza dover ricorrere al principio di solidarietà, ci pare consiglino di seguire strade meno pretestuose ed arroganti.

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