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  • 10/02/2008 Costruire a Salerno un termovalorizzatore? Ragioniamoci prima! 1 (http://web.tiscali.it/salernodasalvare)

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  • Le previsioni del cancro

    mappa_inceneritori.jpg

    Gli inceneritori spuntano nelle Regioni italiane come l’amanita falloide. Svettano da lontano. Oggetti di design. Ci fanno pure le gite scolastiche. Sono i funghi velenosi dei partiti. Non è necessario coglierli per morire. Basta respirarli. Vengono raccomandati in televisione in programmi condotti da presentatori imbelli.
    Il partito degli inceneritori è trasversale, ma quello di Casini che ne vuole piazzare quattro nel suo feudo siciliano, è anche ultraterreno, vuole avvicinare all’aldilà tutti i siciliani.
    La raccolta differenziata rende inutili gli inceneritori. L’eliminazione degli imballaggi superflui li azzera.
    La mappa degli inceneritori sovrapposta alla riduzione dell’aspettativa di vita a causa degli antropogenici PM 2,5 in Italia è illuminante.Più inceneritori, più tumori per tutti.
    La mappa permette di fare le "Previsioni del cancro". In Val Padana sono molto alte, diffuse come la nebbia.
    (tratto da http://www.beppegrillo.it/ )

    VEDI QUI Intervista al Prof. Maurizio Pallante e la scomparsa dei rifiuti

    VEDI QUI Beppe Grillo nanoparticelle e Inceneritori


    VEDI QUI Termovalorizzatori per morire - intervista del Prof. Montanari



    VEDI QUI l'intervento del prof. Venditto dell'Università di Salerno sul termovalorizzatore

    Guarda quì l'intervista allo scienziato americano Paul Connett docente di Chimica Ambientale all'Università St. Lawrence di New York sulla "Strategia rifiuti zero" e su tutte le bugie che ci vengono propinate, anche qui a Salerno, sui presunti vantaggi dei Termovalorizzatori.

    INCENERITORI E NANOPATOLOGIE leggi quest'articolo


    Lo studio lo ha firmato il medico del lavoro Paolo Ricci, direttore dell'Osservatorio epidemiologico, che ha appena concluso una nuova ricerca insieme al Registro tumori del Veneto sui sarcomi dei tessuti molli nella provincia di Venezia, dove tra Marghera e dintorni esistono 33 inceneritori tra industriali, ospedalieri e civili. Risultato: il rischio di sarcoma aumenta con il crescere dell'esposizione alla diossina.


    E gli altri Stati d’Europa e del mondo, come si comportano nei confronti degli inceneritori (o termovalorizzatori) e della diossina?

    In Giappone, come già detto, i limiti di rilascio di diossina nell’ambiente sono severissimi.
    In Belgio un esperimento scientifico ha dimostrato che lo sviluppo puberale di adolescenti di sesso maschile residenti in un quartiere vicino a due inceneritori è risultato statisticamente più lento (rispetto al gruppo di controllo) e analogamente è stato osservato un ritardato sviluppo del seno nelle ragazze adoloscenti del quartiere vicino agli inceneritori.
    Negli Stati Uniti, paese precursore degli inceneritori, già nel 1993 il “Wall Street Journal” avvertiva che l’uso degli inceneritori, per smaltire i rifiuti urbani, era una vero disastro economico per le amministrazioni pubbliche e per i contribuenti.
    In Svezia la costruzione degli inceneritori è stata abbandonata a favore della raccolta differenziata dei rifiuti.
    62 PAESI DEL MONDO (21 dell’Europa, 18 dell’Asia e Pacifico, 12 dell’Africa, 8 dell’America Latina e 3 del Nord America) hanno aderito all’Alleanza Globale Contro gli Inceneritori (GAIA).

    La Direttiva 2000/76/CE dell’Unione Europea afferma testualmente:
    “Misure più restrittive dovrebbero ora essere adottate per la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento atmosferico provocato dagli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e le direttive attuali (89/369/CEE) dovrebbero pertanto essere abrogate”.

     Arch. Ivo Roberto CARBONE - 22 marzo 2007

    Presidente dell'Associazione Amici della Terra - Club Cilento

     

     


    " . . . proporre sic et simpliciter l'inceneritore aggirando differenziata e compostaggio, risulterebbe solo un danno sanitario e ambientale per le popolazioni ed un grosso affare per pochi.
    La verità è che sui rifiuti si sono costruite rapide ricchezze personali e altrettante carriere politiche, in molti casi con la complicità e la connivenza tra amministratori pubblici e criminalità, e oggi più che mai l'affare spazzatura è un boccone troppo ghiotto per tali consorterie. Il territorio piacentino, sede di Parco Regionale e di prodotti agro alimentari con marchio di qualità, patria da 36 anni del GFF, ha già dato troppo all'emergenza rifiuti (2 discariche, un trito vagliatore, un impianto di compostaggio) per dover accettare anche un inceneritore spacciato per termo valorizzatore.
    ( tratto dalla Lettera al Ministro dell'Ambiente da parte del capogruppo consiliare di Giffoni Libera Antonio Di Vece)


     Salerno dice si all’impianto per il trattamento finale dei rifiuti ma questo forse a qualcuno non piace
    «Se nessuno risponde forse vuol dire che sotto i cumuli di immondizia si nascondono interessi molto grandi».
    Sindaco De Luca (Salernonotizie del 19.01.2007)

    Ma non nascondiamoci dietro una facile retorica, vogliamo ignorare il fatto che anche intorno ai c.d. termovalorizzatori aleggiano fortissimi interessi economici, ancora più allettanti di quelli che  alimentavano fino ad oggi le discariche?
    In un periodo di vacche magre essi rappresentano un florido business, non sempre trasparente.
    Almeno che non si presti fede ai
    neo-missionari dell'immondizia che fremono per il bene della collettività!
    Costoro vogliono il termovalorizzatore, ma lo vogliono in città, nel loro comune, vicino all'ospedale e ai centri abitati, anzichè chiederne la costruzione in zone più isolate della provincia.
    Non è che l'interesse per i finanziamenti
    (contributo Cip 6, destinato alle fonti "energetiche rinnovabili" che paghiamo nella della bolletta elettrica), la possibilità di poter controllare la gestione dell'impianto (da affidare a società  a compartecipazione comunale), la possibilità di gestire assunzioni, attragga a tal punto questi benefattori, da far trascurare tutti i potenziali rischi fin qui denunciati dagli esperti (aumenti di tumori che le polveri sottili e la diossina possono provocare) a discapito delle popolazioni circostanti?
     
    Marco Cattini, uno storico contro i termoinquinatori

    Partendo dalla riflessione intellettuale, il professore della Bocconi ha sviluppato una sensibilità ambientale che lo ha portato in prima linea nella battaglia per fermare il raddoppio dell’inceneritore a Modena. Cattini ha sviluppato una forma di ambientalismo che, negli ultimi anni, lo ha sempre più coinvolto, fino a farne il portavoce di “Modena salute e ambiente”, un comitato che si oppone al raddoppio dell’inceneritore del capoluogo emiliano, dove vive. “Li chiamano termovalorizzatori”, sostiene, “ma sarebbe più corretto dire termoinquinatori. Vengono accettati perché si cade in due trappole percettive. La prima è quella dell’invisibilità dell’inquinamento. I fumi emessi da questi impianti a più di 100 gradi di temperatura vengonosparati nell’atmosfera a 1.500-2.000 metri d’altezza. Le sostanze inquinanti, comprese polveri così sottili da non essere trattenute né dai filtri degli impianti, né dai filtri naturali che proteggono i nostri polmoni, ricadono ad ombrello entro un’area del raggio di molti chilometri. Paradossalmente, chi vive nei pressi degli impianti è come nell’occhio del ciclone e la sua salute corre meno rischi di chi abita o lavora entro una vastissima area circostante”.

    La seconda trappola è più sottile. “Si pensa che, con un inceneritore che crea energia bruciando rifiuti, si possa trarre ricchezza da sostanze che altrimenti andrebbero occultate nelle discariche. E invece il vantaggio è apparente, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche economico”, sostiene ancora Cattini. “Dal punto di vista ambientale dopo l’incenerimento rimane da smaltire un volume di ceneri iperinquinanti che, trattate per solidificarle, rappresenta comunque il 30% dei rifiuti bruciati, mentre gli impianti utilizzano e surriscaldano grandi quantità di acqua, che viene poi reimmessa nelle falde. Dal punto di vista economico, la produzione di energia dai rifiuti è conveniente solo in ragione delle sovvenzioni pubbliche. Senza di esse sarebbe più costosa di quella tradizionale”.

    Dal semplice compattamento meccanico all’utilizzo di microrganismi che degradano i rifiuti umidi, le soluzioni alternative non mancano, come dimostrano esempi virtuosi in giro per il mondo. E tutti partono da una capillare raccolta differenziata, che può sottrarre allo smaltimento anche l’80% del materiale di scarto, come accade in Svezia. “Nel sistema californiano”, dice il professore di storia, “i cittadini riescono addirittura a farsi pagare dalle imprese di riciclaggio per quanto riescono a differenziare. E si badi che Stati Uniti e Giappone, in passato le nazioni più entusiaste degli inceneritori, non ne costruiscono più da anni e stanno demolendo i più vecchi”.

    “Misuriamo le pm10, ma difficilmente le polveri più sottili come quelle degli inceneritori”, spiega, “non perché non siano nocive, anzi lo sono di più perché ci entrano direttamente nel sangue e nelle cellule, ma perché non sappiamo come farlo. E anche per le pm10 non siamo abbastanza determinati. L’Unione europea consente 35 giornate l’anno di superamento dei limiti (e di recente il parlamento europeo le ha portate sciaguratamente a 55!); ebbene, secondo i dati ufficiali di Arpa per l’anno 2004 a Milano si è oscillato fra 98 e 172 superamenti della media giornaliera ammessa come limite. Una recente indagine condotta su 13 città italiane con oltre 200 mila abitanti ha verificato che una morte su dieci degli ultra trentenni si deve agli effetti deleteri delle polveri sottili. Mentre tra gli scienziati cresce la consapevolezza della loro pericolosità, gli amministratori italiani se la cavano pagando le multe previste per gli sfondamenti”.


    Gli inceneritori spargono nell'aria polveri sottili che ci fanno venire il cancro. Celentano - 3 dic. 2006

    I termovalorizzatori sono un crimine contro l'umanità - Sivana Giancristofaro - 18 gennaio 2008


    Qual è l’alternativa? Non certo gli inceneritori, fonte di inquinamento e di politiche clientelari, frutto dell’antica collusione fra politici corrotti e affaristi senza scrupoli; la raccolta differenziata, piuttosto. Fatta porta a porta e coscientemente, porterebbe vantaggi all’ambiente e numerosi posti di lavoro (e non per soli manager!).
    Padre Alex Zanotelli - Mercoledì 29 novembre 2006 - c/o chiesa del Volto Santo di Salerno


    Anche il comico genovese Beppe Grillo si mobilita contro la costruzione di un inceneritore a Salerno. Si perché lui non li chiama termovalorizzatori, non una mezzi termini. Grillo arriva in città accompagnato da uno scienziato con tanto di studi certificati a livello mondiale per spiegare il suo “NO” anche per la costruzione delle centrali termoelettriche. “L'inceneritore costituisce un grave danno ambientale ed un crimine economico - dice -. Il bilancio energetico di un inceneritore è per natura in passivo. L' unica alternativa è ridurre i rifiuti. Nei paesi del Nord Europa comprano tutto alla spina, dal detersivo all’dentifricio, per questo le cose costano fino ad un decimo”.

    Beppe Grillo riempie tutta Piazza Flavio Gioia e spiega in circa due ore di comizio, anche perché si rischia il cancro se sul territorio provinciale si costruisca uno di quegli impianti. Da comico puro sangue ma anche da ambientalista Grillo non manca di punzecchiare ironicamente i salernitani presenti: “Si che state cambiando la città, specie nel Sindaco. Quello che fa eleggere il figlio, il nipote, l’autista e poi torna di nuovo lui…Mi hanno detto - ha continuato Grillo - che volete costruire un porto turistico ogni 50 metri di costa, se arriva uno sceicco può ormeggiare due porti alla volta…”

     La Piazza si riscalda e omaggia il genovese con applausi e scena aperta. Sotto il palco c’è anche il Presidente della Provincia Angelo Villani che poco prima l’aveva ospitato a Palazzo Sant’Agostino. Era stato proprio lui, insieme al Ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ad invitarlo a Salerno. Accolto dal Senatore Marco Pecoraro e dall’Assessore all’Ambiente Paladino, Grillo ha spiegato tutte le sue ragione del “NO” al piano rifiuti in Campania ed al piano energetico nazionale. Ricorda la sua battaglia vinta, vinta, contro la privatizzazione dell’acqua che ha combattuto a Napoli insieme al padre Alex Zanotelli. E ora ha in mento di concludere vittoriosamente anche questa nuovo crociata.

    Il comico torna a poi a calcare sulla questione Centrale Termoelettrica: "Sono macchine della morte. Causano tumori e chi dice il contrario dice bugie. Le nanoparticelle che si sprigionano nell’atmosfera dai bruciatori degli inceneritori sono sostante infinitesimali che arrivano nelle cellule causando il cancro. Non esistono filtri per fermarle - dice Grillo che incalza- le polveri sottili sono prodotte anche dalle centrali termoelettriche finanche se alimentate a metano come quella che dovrebbe nascere a Salerno". Grillo è un fiume in piena e per le strade della città raccoglie dossier. è destinatario di confessioni e lamentele ma non si erge a vendicatore: “Sono qui a spese mie, credetemi mi costa, sono genovese. Ma è una battaglia in cui credo”.

    E’ tra risate e verità la gente pare dargli ragione, d’altronde è colui il quale ha tirato fuori lo scandalo Parmalat. (tratto da www.salernotizie.it)

     

    DOSSIER RIFIUTI CAMPANIA - LA PEGGIORE DELLE SOLUZIONI POSSIBILI

     L’avvio della “soluzione finale”: bruciamo tutto

    E’ stato recentemente predisposto dal Commissario di Governo per l’emergenza rifiuti in Campania, Corrado Catenacci, il bando di gara d’appalto con procedura ristretta accelerata per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani nell'intera regione. Il valore complessivo della gara d’appalto è di 4,5 miliardi di euro (cioè quasi 9.000 miliardi di lire) e consiste in una concessione ventennale in esclusiva. Detto in soldoni, la Regione si prepara cioè a sborsare – nell’arco dei prossimi 20 anni – un massimo di 80 euro per ogni singola tonnellata di rifiuto smaltito. Il totale di rifiuti prodotti in un anno in Campania si aggira attualmente intorno alle 2,8 milioni di tonnellate. E’ comunque importante rilevare che il costo di smaltimento dei rifiuti, ovviamente, non include quello di raccolta e di trasporto degli stessi, che andrà pagato a parte e che da sempre incide sulle tasche dei contribuenti in maniera più gravosa.   

    L’appalto è suddiviso in 3 lotti distinti, che comprendono orientativamente Napoli, Caserta e Salerno. Gli oneri di aggiudicazione – cioè le spese che saranno completamente a carico di chi vincerà la gara – prevedono il completamento dell’inceneritore di Acerra (NA), con un investimento ulteriore di 45 milioni di euro, e la realizzazione di 2 nuovi impianti di incenerimento (detti eufemisticamente anche termoutilizzatori o termovalorizzatori): uno a Santa Maria La Fossa (CE) e un altro nel salernitano. In più chi vincerà dovrà subentrare alla Fibe in gran parte degli altri impianti e dei contratti facenti capo a quest’ultima.

    Il 4 maggio è scaduto il termine per manifestare interesse alla gara. Hanno aderito 2 cordate distinte. Da un lato l’Asm di Brescia in partnership con l’Unione industriali di Napoli (di cui è presidente Giovanni Lettieri), l’Asìa di Napoli, l’Amsa di Milano e l’Ama di Roma. Dall’altro c’è Veolia Environnement (gruppo Vivendi), il colosso multiutility francese. L’offerta (al ribasso rispetto alla cifra indicata dal bando di gara) dovrà essere presentata entro il 27 giugno. Le buste verranno aperte il 4 luglio. L’aggiudicazione comprende una griglia di parametri, oltre a quello dell’offerta economica migliore. Un massimo di ben 30 punti infatti, sui 100 totali disponibili, andrà alla cordata che dimostrerà le migliori modalità di organizzazione e di gestione del servizio sul territorio. Anche per questo motivo risulta enormemente favorita per l’aggiudicazione finale la cordata guidata dall’Asm e dall’Unione industriali di Napoli.

    La futura gestione dei rifiuti in Campania, ad onor del vero, suscita enormi perplessità, e forse ancora maggiori del disastro perpetrato negli ultimi 14 anni. E può anche darsi che tale disastro sia stato in parte voluto per pilotare poi una soluzione finale come quella che si intravede e che, francamente, fa rabbrividire. Ma vediamo più da vicino il perché.

     

    Verso un nuovo disastro

    La versione ufficiale che si sta facendo strada è che l’intenzione generale sullo smaltimento rifiuti sia quella di contemperare la raccolta differenziata con l’incenerimento dei residui non differenziati. Differenziamo cioè quello che possiamo, il resto lo bruciamo. Ma si tratta di una grossa menzogna, sbugiardabile con appena un po’ di buon senso. La raccolta differenziata è evidentemente in antitesi con la possibilità di ricavare (e rivendere al gestore nazionale) energia elettrica dai rifiuti. E lo è a maggior ragione nel ‘caso’ Campania, se solo facciamo un po’ di conti.

    Ad Acerra è prevista infatti la realizzazione di un gigantesco termoutilizzatore, che sarà il più grande d’Europa, con una potenza elettrica di 120MW. A Santa Maria La Fossa e a Salerno gli impianti dovrebbero essere equivalenti, di 70MW ciascuno. Ricordiamo, a titolo esemplificativo, che l’impianto di Brescia (Asm) è di 84 MW ed è in grado di smaltire oltre 750.000 tonnellate di rifiuti all’anno. In Campania avremo a breve una potenza di oltre 260MW, capace cioè di smaltire – conti e proporzioni alla mano – quasi 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti l’anno. Vale a dire pressoché l’intero ammontare prodotto annualmente in Campania. La raccolta differenziata risulterà cioè di fatto azzerata, o peggio quanto differenziato – con enorme aggravio di costi per i contribuenti – finirà comunque incenerito. Ma non basta. Senza una vera raccolta differenziata i cittadini resteranno in ogni caso ostaggio degli inceneritori. Non bruciare i rifiuti vorrà dire infatti  ritrovarseli in mezzo alla strada, col trionfo ad ogni pie’ sospinto della facile demagogia interessata all’incenerimento. Chi ospita e subisce i gravosi effetti degli impianti pertanto vivrà perennemente sotto ricatto. La situazione che si prospetta, dunque, è a dir poco inquietante.

    Ci sono poi da bruciare anche le ecoballe stipate dalla Fibe. Sarà forse per questo che Giovanni Lettieri, come riportava Il Denaro il 16 maggio scorso, non perde tempo e già propone la costituzione di una nuova holding per realizzare un quarto termoutilizzatore addirittura a Napoli

    città. L’impianto viene definito da Lettieri «una risorsa per il territorio e per lo sviluppo». Non è escluso che si prenda di mira l’area industriale di Bagnoli per un quinto impianto. Qualche lettore, a questo punto, comincerà a paventare il rischio che la camorra possa infiltrarsi in un business così vistoso, esteso complessivamente all’intera regione. E che regione… Nessuna paura, comunque. Lo stesso Lettieri chiarisce infatti la spinosa questione con una dichiarazione che ci rende tutti più tranquilli, riportata sulle pagine del Corriere del Mezzogiorno il 6 maggio scorso. La camorra?

    «Non è paragonabile alla mafia perché, a differenza di quest’ultima, non si infiltra negli affari e nelle imprese, ma si limita alle estorsioni».

    Renzo Capra, presidente dell’Asm di Brescia, ha recentemente sottolineato lo «scopo etico» che di fatto motiverebbe l’azienda bresciana nel proporsi in Campania. La natura di questo scopo etico è chiarita dallo stesso Capra di fronte allo Commissione bicamerale sul ciclo rifiuti, nel corso della sua audizione tenutasi il 14 settembre 2005, allorché nacque l’accordo con Lettieri e l’Unione industriali di Napoli. «Direi che sul territorio l’attività più delicata e più difficile è proprio la raccolta differenziata piuttosto che la combustione perché, una volta realizzato, l’impianto [l’inceneritore] va avanti per conto suo. Si tratta, comunque, di impianti redditizi». Come volevasi dimostrare. «Produrre energia dall’impianto di Brescia (80MW) con il gas sarebbe stato quattro volte meno costoso. Cosa lo rende allora, dal punto di vista economico, fattibile e conveniente? Il fatto che il combustibile [i rifiuti] non viene pagato da chi lo usa, ma da chi lo fornisce». Cioè sono i cittadini che pagano, come abbiamo visto, per lo smaltimento dei rifiuti. Ma non basta. Prosegue infatti Capra: «L’altro aspetto è quello relativo al CIP 6, o comunque ai certificati verdi, che non sono molto diversi come redditività». Questo è un altro punto fondamentale. Il Decreto Legislativo 79/1999 (Decreto Bersani), integrato col Decreto Ministeriale dell’11 novembre 1999, istituisce i certificati verdi affiancandoli al CIP 6/92, cioè il precedente decreto interministeriale relativo agli incentivi statali sull’energia prodotta da fonti rinnovabili. I certificati verdi, a differenza del CIP 6/92, sono attribuibili non in base a graduatorie, ma a chiunque ne faccia richiesta, per i primi 8 anni di entrata in funzione degli impianti. E qui veniamo al nodo della questione. Nel novero dell’energia ricavata da fonti rinnovabili è inclusa anche quella ottenuta dall’incenerimento rifiuti. Si tratta di una situazione paradossale, che finisce per deprimere di fatto l’espansione delle vere fonti rinnovabili di energia.

    Ma quanti soldi pubblici finiscono nelle tasche di chi incenerisce per professione?

    Grazie ai certificati verdi e al CIP 6, l’energia prodotta dai rifiuti che finisce sulla rete nazionale viene attualmente pagata dal gestore della rete elettrica nazionale 14 centesimi di euro (279 lire) per KWh (chilowattora), in luogo dei 4 centesimi (87 lire) pagati per l’energia prodotta mediante gas, carbone, olio combustibile. Ben 10 centesimi di differenza per ogni KWh, direttamente a carico dallo Stato. Tutto ciò per i primi 8 anni, come dicevamo. E, poiché un impianto come quello di Brescia (84 MW) produce in un anno circa 500GWh (cioè 500 milioni di KWh), la potenza installata di qui a 4 anni in Campania (260MW) consentirà all’Asm o a chi per lei di intascare – con tutti e 3 gli impianti a regime – fino ad un massimo di 160 milioni di euro di incentivo all’anno, per 8 anni di fila. Ovviamente questa cifra è a parte rispetto al tetto degli 80 euro che la Regione pagherà per “vendere” ogni tonnellata di combustibile agli inceneritori. E, poiché da ogni tonnellata di rifiuti si ricavano in media 640 KWh elettrici (equivalenti a 64 euro di contributo statale), smaltirne ognuna costerà in definitiva al contribuente un massimo di 80 + 64 euro = 144 euro. Alla faccia dello scopo etico. Tra l’altro il solo incentivo disposto mediante il CIP 6 e i certificati verdi permette di ammortizzare, in 8 anni, dall’80% al 100% del costo degli impianti di incenerimento. Capra ammette dinanzi alla Commissione bicamerale: «Senza il CIP 6, o i certificati verdi, difficilmente si potrebbe partire, per cui la Comunità li ha incentivati e li mantiene». L’ultima parte dell’affermazione del presidente dell’Asm però è quantomeno inesatta. L’Unione Europea, infatti, considera rinnovabile soltanto l’energia ottenuta incenerendo biomasse (cioè legno, residui organici, etc.). Il resto, che rappresenta oltre il 60% del totale, non rientra affatto nel computo. Per questo motivo l’Italia è stata oggetto di una procedura di infrazione da parte dell’UE.

    Bruciare i rifiuti dunque è un’operazione assai costosa, tenuta in piedi artificialmente dalle vagonate di soldi pubblici che la finanziano. Altro che libero mercato. Evidentemente questo è il modo di imprendere molto caro agli imprenditori italiani. La raccolta differenziata infatti costerebbe assai meno e creerebbe molti più posti di lavoro: non fatevi ingannare dalla demagogia. Lo fa presente in una lettera ai cittadini della Campania anche l’ing. Cerani, bresciano, il quale tra l’altro chiarisce con grande senso civico che la provincia di Brescia è quella che in Lombardia ha il costo pro capite più alto per lo smaltimento dei rifiuti.

    Basterebbero queste pur sommarie considerazioni ad evidenziare l’assurdità della politica di incenerire ad ogni costo. Anche senza tener conto dei gravi danni che gli inceneritori causano alla salute dei cittadini.

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