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  • 15/08/2007 Cristianesimo: la religione che non ti aspetti (Redazione, http://www.korazym.org)

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    Imposizioni, doveri morali, senso di colpa: ancora oggi il cattolicesimo può apparire così, e condizionare la vita intera. In due parole, “si” e “no”, la differenza che cambia ogni cosa e ci restituisce un cristianesimo autentico.

    Forse l’abbiamo imparato male noi: abbiamo sbagliato, abbiamo equivocato, abbiamo commesso l’errore di dar peso a quanto non lo meritava e di trascurare ciò che invece era importante. L’essenza stessa del messaggio. O forse no, la responsabilità non è nostra: ce lo hanno davvero insegnato così, in parrocchia, al catechismo, agli incontri di preghiera, magari anche a scuola o in famiglia. Forse questo cristianesimo ce lo hanno davvero presentato in modo scadente, come peggio non si poteva, assorbendo i luoghi comuni più insensati e facendoli diventare centrali, cruciali, essenziali. Il cattolicesimo: la religione dei sensi di colpa.

    Una fede che ti opprime, che ti schiaccia, che non ti fa respirare. Che controlla l’anima e il corpo, che ne impedisce ogni libero movimento, che ne indirizza ogni minimo passo. Che in ogni aspetto della tua vita interviene per mostrarti con superbia l’errore, la mancanza, la tua inadeguatezza. Un cristianesimo che chiede e impone, che ti detta regole di comportamento e modalità di pensiero: che ti dice cosa devi fare e cosa devi pensare. Che soprattutto ti dice cosa non devi fare e cosa non devi pensare. Mai. Te lo dice, te lo dice forte: ti fa proprio l’elenco, e non si preoccupa minimamente di spiegartene il senso. Così è, “per il tuo bene”, ovviamente.

    E tu non sai che fartene, di questo “bene”. Con esso, a causa di esso, hai perso perfino il senso di ciò che desideri. Hai una palla di piombo al piede – o nel cuore – che ti impedisce non solo di volare, non solo di saltare, ma anche semplicemente di camminare, di muoverti. Ancorato al passato, a ciò che è stato e non doveva essere, hai perennemente di fronte l’errore, lo sbaglio, il peccato: il presente che ne risulta è anemico, incapace di osare, di sperare, di tentare, di realizzare, di vivere. Tanto è sviluppato e insito in questo cattolicesimo il senso di colpa, che sinistramente hai imparato a conviverci, quasi fosse necessario, quasi facesse parte del “pacchetto completo”, e non potesse essere rifiutato. Se vuoi credere in Dio (e tu non solo credi, ma sai e senti che nella tua vita lui c’è) questo è ciò che devi fare e questo è ciò che non devi fare: il libretto di istruzioni del cattolicesimo. La religione dei “no”.

    Quante sciocchezze ci hanno raccontato, che oggi ci costringono a lotte imprevedibili e impreviste, anzitutto contro noi stessi. Il divieto invece della proposta, il giudizio invece dell’invito, la durezza del cuore invece della bontà, l’intransigenza invece del sorriso. Il negativo invece del positivo. In qualche modo, ci hanno taciuto di quel Dio che non fa il giustiziere ma solo il padre, l’amico, il fratello. Quel Dio con il quale il rapporto personale si nutre e vive ogni giorno di grandi e genuini “si”, e non di dovuti e doverosi “no”. Il cattolicesimo: la religione dei “si”.

    Nulla accade nel cristianesimo, quello vero, senza un “si”. Non ci sarebbe neppure stato, il cristianesimo, quello autentico, senza il “si” umile e fiducioso di Maria all’annuncio dell’angelo Gabriele. E altra cosa sarebbe stato senza il sorprendente “si” di Pietro che contro l’evidenza dei fatti, sulla sola parola di Gesù, prende il largo e “getta le reti”. Il cristianesimo è fatto di tanti “si”, che segnano le pagine del Vangelo e le pagine della vita quotidiana di ogni cristiano. Il “si” di Matteo che lascia tutto e segue Gesù, il “si” di Tommaso che infine crede al Risorto, il “si” di Zaccheo che accoglie in casa il Maestro, il “si” di Marta che alla morte di Lazzaro crede sinceramente in quel Gesù che le dice: “Io sono la resurrezione e la vita”. E, oggi, il “si” giornaliero a Dio e al prossimo del missionario che vive nella povertà o del parroco che aiuta la sua gente, il “si” costante e reciproco degli sposi che crescono i figli o degli innamorati che fra mille difficoltà costruiscono un futuro. E’ il “si” (la disponibilità, la fiducia, l’affidamento, la speranza) a caratterizzare il cristianesimo. Insieme alla gioia, la gioia sapiente di chi vive la vita dando al passato – e a tutto ciò che esso ha significato – il giusto peso. Non un grammo di più. Come già qualcuno ha detto, la vita è oggi.

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