TuttoTrading.it

09/12/2006 New York. Il razzismo indossa l' uniforme (Bianca Cerri,  http://www.altrenotizie.org)

Ricerca personalizzata
GIOCHI GIOCATTOLI
Articoli da regalo
Attività creative
Bambole e accessori
Bestseller generali
Burattini e tetrini
Calendari dell' avvento
Collezionabili
Costruzioni
Elettronica per bambini
Giocattoli da collezione
Giocattoli prima infanzia
Elettronica per bambini
GIOCHI GIOCATTOLI
Giocattoli da collezione
Giocattoli prima infanzia
Giochi di imitazione
Giochi da tavola
Giochi educativi
Modellismi
Peluche
Personaggi Giocattolo
Puzzle
Sport Giochi Aperto
Strumenti Musicali
Veicoli

Sean Bell doveva sposarsi sabato 25 novembre, ma gli invitati hanno atteso invano il suo arrivo in chiesa. Del resto, l’assenza di Bell era più che giustificata, dal momento che si trovava già da ore nella sala mortuaria del “Mary Immaculate Hospital”, crivellato dai proiettili sparatigli addosso dalla polizia. Il primo dicembre, migliaia di persone hanno partecipato alla cerimonia funebre in suo onore. Nicole Paultre, la compagna di Bell e madre dei suoi due figli, che lo aveva aspettato ai piedi dell’altare senza sapere che non l’avrebbe rivisto mai più, ha seguito il corteo senza mai smettere di singhiozzare. I due si erano conosciuti in prima liceo, la loro seconda bambina era nata appena cinque mesi fa e non vedevano l’ora di sposarsi se solo ne avessero avuto il tempo. La morte di Sean Bell non è stata un incidente, ma un atto di deliberata oltre che immotivata violenza. Dopo i funerali, la comunità afro americana di Queens ha sfilato nelle strade lanciando slogans contro la brutalità della polizia.

Al Sharpton, rappresentante al Congresso e già candidato alla presidenza degli Stati Uniti nel 2004 ha presentato un’interrogazione parlamentare sulla vicenda del giovane assassinato dagli agenti. Almeno sei testimoni hanno assistito alla sparatoria e tutti hanno dichiarato che gli agenti hanno sparato a distanza molto ravvicinata sulla vittima senza che questi avesse tentato il minimo gesto minaccioso nei loro confronti.

Tra i gruppi e le associazioni che si occupano di diritti civili la morte di Sean Bell ha suscitato una profonda indignazione. Bell, 23 anni, incensurato, era appena uscito da un locale dove aveva festeggiato l’addio al celibato in compagnia di Trent Benefeld e Joseph Guzman, rimasti gravemente feriti durante la sparatoria e ancora ricoverati in ospedale. Per gli abitanti di New York, compresi naturalmente migliaia di bianchi, è ora di mettere fine alla brutalità della polizia. Dagli anni ’70 in poi ci sono stati 1200 procedimenti giudiziari nei confronti di agenti in forza al Dipartimento e migliaia di denunce per reati che comprendono arresti arbitrari, molestie sessuali, ricatti, fino ad arrivare ad un numero incredibile di omicidi. L’elenco dei cittadini disarmati uccisi senza motivo è impressionante. Il prezzo più alto lo hanno pagato neri ed ispanici

Impossibile riportare tutti i nomi, ma è doveroso ricordare se non altro le vittime più inermi, come Luis Lebron, 14 anni, ucciso a sangue freddo per un furto del valore di dieci dollari, e Nicholas Heyward Jr., 13 anni, fermato mentre giocava nel cortile della sua casa di Brooklyn assieme ad altri ragazzi tra gli 11 ed i 14 anni. A sparargli fu un poliziotto che si difese dicendo che il ragazzo era armato e, in effetti, Heyward aveva in mano una pistola di plastica arancione che aveva trovato in una pesca. Gli autori dei due delitti non sono mai stati perseguiti. Pochi mesi dopo, Tony Rosario e Hilton Vega, due ispanici imparentati tra loro di 16 e 17 anni, furono colpiti a morte e un terzo ragazzo si salvò fingendosi morto. Ma il caso che esasperò l’opinione pubblica fu indubbiamente quello di Anthony Baez, soffocato a morte dall’agente Francis Livoti, uno dei pochi condannati per omicidio volontario, anche se dei 15 anni che avrebbe dovuto scontare Livoti ne scontò soltanto cinque. Dal primi giorni del 1995 a tutto il 1999 gli omicidi continuarono senza interruzione fino a quando la popolazione di New York non iniziò a ribellarsi con fermezza alle innumerevoli tragedie. Il caso di Amadou Diallo, un immigrato appena arrivato negli Stati Uniti ha fatto saltare i nervi anche ai più incrollabili sostenitori del pugno duro e per la prima volta le autorità di New York sono state condannate a versare alla famiglia della vittima un risarcimento record.

L’11 settembre e le nuove leggi sulla “sicurezza” sono stati una vera e propria manna per gli agenti più esuberanti. Con il pretesto di difendere la nazione, Richard Neri, della squadra di Brooklands, ne ha approfittato per massacrare il diciannovenne Thimoty Sansbury senza neppure intimargli l’alt. L’omicidio è stato archiviato come “giustificabile” e Neri non ha avuto neppure un rimbrotto dai superiori. Il 22 novembre si è svolta a San Francisco l’11 marcia contro la brutalità della polizia, alla quale hanno partecipato anche le madri di alcune delle persone assassinate dagli agenti.

La madre di Gus Rugley, che oltre ad aver assistito alla morte del figlio, ha subito l’umiliazione di essere ammanettata dai poliziotti infastiditi dal suo pianto, ha preso la parola durante il comizio seguito alla marcia. Dopo di lei, ha parlato la madre di Julio Ayala, che nel giugno del 2005 fu strangolato senza motivo in una camera d’albergo da un agente di polizia. Ayala ha ribadito che la maggior parte dei delitti commessi dalla polizia trova la sua motivazione in una mentalità razzista che ancora caratterizza le forze dell’ordine degli Stati Uniti.

La marcia di San Francisco non è stata un evento epocale, ma ha sicuramente significato molto per quelle persone che hanno sofferto in prima persona a causa della brutalità della polizia. Non ultimo, è proseguita indisturbata e, al contrario degli altri anni, non si sono visti sostenitori schierati a fianco degli agenti. Naturalmente la polizia era presente per “ripristinare l’ordine in caso di incidenti” ma non ce n’è stato bisogno. Al termine del percorso, è stato spiegato il “muro mobile” con i nomi delle oltre duemila vittime. Qualcuno ha avuto un moto di sorpresa nel veder comparire durante la commemorazione alcuni agenti armati. Ma il Reverendo Christopher Mohammad, che stava parlando il quel momento, ha spiegato che si trattava di amici. Infatti, si trattava di Delacy Davis e di altri poliziotti che dal 1991 si sono schierati a fianco delle vittime e non dei colleghi.

Davis, autore di un libro sulle vittime della polizia, ha recentemente scritto un saggio nel quale conferma che è spesso l’odio verso determinate razze a far scattare la molla omicida dei poliziotti. La sua presenza è stata un segnale di speranza per gli organizzatori. Forse ce ne vorrebbero di più .....

  • Archivio Razzismo
  • Ricerca personalizzata
    LIBRI
    Adolescenti Ragazzi
    Arte Musica
    Bestseller Generali
    Biografie
    Consultazione ed Informaz.
    Diritto
    Economia e Business
    Fantascienza
    Fantasy
    Fumetti e
    Gialli e Thriller
    Hobbi e Tempo Libero
    Horror
    Humor
    Informatica e Internet
    Letteratura
    Libri altre lingue
    Libri inglese
    Libri bambini
    Lingue linguistica
    Narrativa
    Politica
    Religione
    Romanzi rosa
    Salute Benessere
    Scienze Medicina
    Self-Help
    Società Scienze Sociali
    Sport
    Storia
    Viaggi

     Questo sito
  • Home
  • Mappa sito
  • Contatti
    VAI ALLA MAPPA DEL SITO