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  • 04/02/2008 Perchè l' Italia si divide sulla raccolta differenziata (Paolo Buonanno e Giovanni Mastrobuoni, http://www.lavoce.info)

    Ricerca personalizzata










    A Napoli si producono in media le stesse quantità di rifiuti pro capite delle altre province italiane, più di un chilo al giorno. Ma a Torino i cittadini ne raccolgono in modo differenziato circa il 40 per cento, a Roma e Bari la percentuale è vicina al 10 per cento mentre nella città campana siamo sotto l'8 per cento. A spiegare tanta differenza non sono solo ragioni economiche, ma anche le norme sociali. E allora, la vera questione diventa quali siano le politiche da adottare per incrementare il capitale sociale e, di conseguenza, la raccolta differenziata.

    Il 2007 si è chiuso all’insegna dell’emergenza rifiuti in Campania. All’inizio del 2008 il governo è stato costretto ad affrontare la situazione con un piano straordinario, arrivando a coinvolgere persino le forze armate. La notizia ha fatto il giro del mondo, e Napoli, e forse l’Italia intera, hanno subito un indubbio danno d’immagine.
    Ma quali sono le cause dell’emergenza rifiuti? Come si può agire in modo duraturo per eliminarle alla radice?

    RIFIUTI DA NORD A SUD

    Un’analisi basata su dati statistici raccolti dall’Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (Apat) aiuta a capire la situazione rifiuti del nostro paese.
    A Napoli si producono in media le stesse quantità di rifiuti pro capite delle altre province italiane più popolose (tabella 1), ovvero circa 1,30 kg al giorno. Roma, probabilmente per via del turismo, ha una produzione maggiore. Quindi è nello smaltimento e non nella produzione che si deve annidare il problema di Napoli. Il riciclaggio dei rifiuti ottenuto tramite la raccolta differenziata rappresenta il metodo di smaltimento più efficiente (meno sprechi) ed ecologico (minore utilizzo di discariche e termovalorizzatori). La percentuale di rifiuti che viene raccolta in modo differenziato, separando carta, plastica, vetro, alluminio e sostanze organiche, evidenzia abissali differenze tra il Centro-Sud e il Nord. Mentre a Torino e a Milano i cittadini raccolgono in modo differenziato circa il 40 per cento dei loro rifiuti, a Roma e Bari la percentuale è vicina al 10 per cento e a Napoli è addirittura sotto all’8 per cento. (1) Napoli potrebbe quindi ridurre la domanda di discariche e termovalorizzatori di circa il 30 per cento se solo i cittadini partenopei separassero carta, plastica, vetro e organico, come si fa a Milano e Torino.
    Perché la raccolta differenziata funzioni occorre, da una parte, che lo Stato predisponga i mezzi necessari (cassonetti e smaltimento differenziato) e, dall’altra, che il cittadino compia un minimo sforzo per dividere la propria spazzatura. La responsabilità del divario Nord-Sud può quindi dipendere sia dall’operato dei governi locali sia dalla volontà degli abitanti, anche se si potrebbe comunque argomentare che gli stessi governi locali altro non sono che espressione dei cittadini votanti.

    CAPITALE SOCIALE E RACCOLTA DIFFERENZIATA

    Partiamo da una premessa: il modo più efficace ed economico per ridurre i rifiuti da smaltire è convincere i cittadini a differenziare. Differenziare i rifiuti costa al singolo cittadino tempo e fatica e può anche essere sgradevole (pensiamo alla puzza dei rifiuti organici), mentre i vantaggi economici ed ecologici vanno all’intera comunità. Paradossalmente, è proprio questo il problema. Se si riuscisse in qualche modo a premiare, o sanzionare, l’attività del singolo di modo che sia incentivato a tener conto dei vantaggi che la raccolta differenziata porta alla intera società, il problema dei rifiuti verrebbe in parte risolto. In assenza di controlli esisterà sempre la tentazione di vivere la situazione dei rifiuti in modo parassitario, ovvero facendo riciclare gli altri. Come mai allora al Nord la raccolta differenziata è cosi diffusa? Sicuramente le regioni settentrionali sono spesso più efficienti nella raccolta porta a porta, però crediamo che la differenza dipenda anche da un concetto relativamente nuovo per noi economisti: le norme sociali.
    La tabella 1 mostra infatti che Milano e Torino primeggiano non solo nella raccolta differenziata, ma anche nelle donazioni di sangue pro capite e nella percentuale media di votanti ai referendum (tenutisi tra il 1974 e il 1999). La teoria dell’agente economico individualista fa molta fatica a spiegare perché le persone donano il sangue, vanno a votare e riciclano i rifiuti: ognuna di queste attività comporta dei costi mentre i benefici sono risibili per l’individuo e enormi per la società.
    Il concetto del capitale sociale, norme sociali o semplicemente buona cittadinanza rappresenta una possibile soluzione del rebus. Tale concetto si è affermato in ambito sociologico a partire dalle fine degli anni Ottanta grazie al contributo di Robert Putnam che ha definito il capitale sociale come “la fiducia, le norme che regolano la convivenza, le reti di associazionismo civico, elementi che migliorano l’efficienza dell’organizzazione sociale promuovendo iniziative prese di comune accordo”. Diversi recenti contributi mettono in relazione il capitale sociale con lo sviluppo economico e finanziario. (2)
    Il grafico 1 evidenzia che la percentuale di votanti ai referendum è positivamente correlata con la percentuale di raccolta differenziata. Usando le donazioni di sangue si ottiene un grafico molto simile. Una ragionevole obiezione è legata ai maggiori costi della raccolta differenziata rispetto a quelli della raccolta semplice, come emerge dai dati dell’Apat. La stima dei costi peraltro non considera, da un lato, le economie di scala legate al processo di raccolta differenziata e, dall’altro, i benefici che derivano dal riutilizzo del materiale riciclato. Quindi, ci si potrebbe aspettare che la raccolta differenziata sia maggiore laddove le finanze delle amministrazioni siano più cospicue, ovvero nelle aree più ricche. 
    La nostra analisi, fatta a livello provinciale, mostra che anche se in parte la differenza è dovuta a differenze economiche (Pil pro capite netto e tasso di occupazione), il capitale sociale, misurato in base alle donazioni di sangue e alla partecipazione referendaria, ha comunque un enorme effetto sulla raccolta differenziata, fino a spiegarne circa la metà.
    E allora, la vera questione diventa quali siano le politiche da adottare per incrementare il capitale sociale e quindi la raccolta differenziata.
    Ogni qual volta si tenta di modificare norme sociali, il processo è necessariamente lento e faticoso. Servono campagne informative nelle scuole e nei quartieri, ma anche norme severe per le aziende, che sono solitamente più facilmente monitorabili. Inoltre si potrebbero anche introdurre incentivi economici, come ad esempio il vuoto a rendere, un meccanismo semplice e molto efficace per riciclare vetro, lattine e bottiglie di plastica, praticamente assente nel nostro paese ma utilizzato quasi ovunque nel Nord Europa e negli Stati Uniti e in Australia. (3)
    È altrettanto importante evitare l’accumularsi di rifiuti come si è verificato a Napoli, non solo per i possibili danni alla salute, ma anche perché tali fenomeni riducono la fiducia che il cittadino ha nello Stato e quindi nella società, innescando così comportamenti ancora meno rispettosi del bene comune, che in questo caso esiste e è l’ambiente e, di conseguenza, la nostra salute.

    (1)La raccolta differenziata è in costante crescita in tutta Italia, soprattutto nelle province con livelli ancora bassi. Tuttavia, nella provincia di Napoli, tra il 2001 e il 2005, è passata dal 4,9 al 7 per cento.
    (2)Vedi i lavori su questi temi di Giovanni Peri e di Luigi Guiso, Paola Sapienza e Luigi Zingales. In un recentissimo studio, Luigi Guiso, Paola Sapienza e Luigi Zingales fanno risalire indietro di un millennio le origini storiche del senso civico in Italia, riconducendole alle diverse esperienze vissute nel Medio Evo dalle città indipendenti e da quelle sotto il dominio borbonico.
    (3)Il meccanismo consiste nel restituire una piccola somma di denaro al consumatore che riconsegna al negozio i contenitori vuoti.

    Tabella 1

      Raccolta totale pro capite (kg al giorno) Percentuale di raccolta differenziata

    (anno 2005)

    Percentuale di raccolta differenziata

    (anno 2001)

    Donazioni di sangue

    (anno 2001)

    Percentuale votanti referendum (1974-1999)
               
    Bari 1.34 10.31 5.97 24.39 58.14
    Milano 1.35 43.35 37.87 33.25 73.69
    Napoli 1.43 7.71 4.89 1.33 55.72
    Roma 1.82 11.79 3.83 3.62 69.53
    Torino 1.43 36.36 20.46 38.95 72.00




    http://www.lavoce.info

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