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05/10/2005 Fermiamo la Moratti: la scuola non crede nella riforma  (Franco Muzzi, www.prontoconsumatore.it)

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    Il 78% degli istituti rifiuta la figura del tutor, il 52% respinge il docente prevalente, il 72% tiene unita la classe nelle attività facoltative... E' quanto emerge da una indagine sull'applicazione della Legge 53/2003...


    La scuola italiana non ama la riforma Moratti. I “nuclei fondanti” della riforma fanno acqua da tutte le parti. E sono i numeri a dirlo inesorabilmente: il 78% degli istituti rifiuta la figura del tutor, il 52% respinge il docente prevalente, il 72% tiene unita la classe nelle attività facoltative e il 64% degli istituti utilizza il Piano dell'offerta formativa (POF) per mantenere in vita la vecchia impostazione. E' quanto emerge da una indagine sull'applicazione della Legge 53/2003 promossa dal Tavolo nazionale "Fermiamo la Moratti" che riunisce associazioni, sindacati, forze politiche e movimenti contrari alla politica del governo nel settore.

    Partita un anno fa, la ricerca ha coinvolto 704 istituti scolastici italiani, poco più del 9% delle 7564 scuole interessate dall'indagine (le scuole del 1° ciclo): “Un numero significativo e rappresentativo - dicono dal Tavolo Nazionale - per valutare quanto sta accadendo nelle scuole italiane. Complessivamente hanno risposto ai nostri questionari ben 2.922 plessi, 22.082 classi, 441.280 studenti ben ripartiti tra Nord, Centro Italia e Sud”. A partire dall'orario scolastico, che pone una base di 27 ore settimanali, a cui aggiungere 3 o 6 ore, le difficoltà appaiono molte: solo il 21% delle classi presenta attività opzionali a scelta dei singoli e soprattutto le classi elementari scelgono l'unitarietà dei progetti educativi (l'85% sceglie dunque di tenere unita la classe anche per le attività facoltative opzionali.)

    Non convince neppure la figura del docente prevalente (figura peraltro prevista solo per il primo triennio elementare e che dovrebbe garantire 18/21 ore settimanali di insegnamento nella stessa classe) e del tutor, dal momento che i docenti sembrano preferire l'attività didattica collegiale: il 52% delle scuole infatti fa volentieri a meno del maestro prevalente, mentre la maggior parte degli insegnanti (78%) rifiuta la funzione del tutor o respingendola del tutto (38%) o optando per una funzione tutoriale diffusa (40%). Solo il 22% applica le direttive ministeriali. "Percentuale che equivale a negare in toto la volontà e il disegno della Riforma. - spiegano i componenti del Tavolo nazionale - Parliamo di uno dei cardini su cui poggia il modello di scuola proposto dalla riforma, una figura con tanti incarichi e responsabilità, che non può essere quindi un insegnante come gli altri, non uno dei docenti del gruppo classe che tutto intero ha la responsabilità pedagogica, educativa ma uno che si differenzia dagli altri, li coordina, li dirige, è a capo dell’équipe pedagogica, è il responsabile degli alunni e ne risponde alle loro famiglie". Se le cosiddette “attività opzionali” si svolgono tutte durante la mattina, anche chi beneficia del tempo pieno o prolungato conferma sostanzialmente la tendenza: rifiuto di smembrare il gruppo con il 63% che punta a tenere unite le classi nelle attività pomeridiane, e le resistenze più grosse ancora una volta per le elementari (74%).

    Se si passa a considerare lo studio dell'inglese alle elementari, si scopre che il 63% degli istituti ha dichiarato che le ore destinate allo studio della lingua straniera sono rimaste invariate, mentre il 21% afferma che sono addirittura diminuite. E le scuole che hanno aumentato l'insegnamento della lingua inglese rispetto al 2001/02 lo hanno fatto non in virtù dell'organico assegnato ma con autonomi "investimenti aggiuntivi": il 51% investendo fondi di istituto, e il restante chiedendo un contributo alle famiglie o facendo intervenire l'Ente Locale. L'indagine mette ancora in luce che in classe ci sono sempre più alunni (da 19,81 in media si è passati a 20,08), il portfolio delle competenze, nuovo strumento di valutazione, non è stato adottato dal 37,26% delle scuole, una scuola su cinque ha scelto di non seguire le indicazioni nazionali per i piani di studio personalizzati. Quanto ai docenti di sostegno, 64 scuole su 100 vedono diminuito il monte ore e solo il 35% degli istituti ottiene le ore di sostegno richieste.

    “La scuola sta rifiutando la riforma, ha deciso di non piegarsi, di continuare per una strada autonoma”, è il commento di Vittorio Cogliati Dezza di Legambiente, una delle molte associazioni che fanno parte del Tavolo “Fermiamo la Moratti”. Gli obiettivi della futura legislatura, hanno sottolineato le parlamentari Alba Sasso dei Ds e Titti De Simone di Rifondazione Comunista, dovranno essere semplici e percorribili: passaggi legislativi veloci che rilancino l’elevazione dell’obbligo scolastico e il diritto allo studio. E ancora: un biennio unitario per le secondarie superiori e interventi concreti per reperire risorse economiche da destinare alla scuola. “Alle scuole va restituito ciò che è stato loro tolto in termini di organico e di tempo scuola. Per il resto sarà opportuno fra tutte le forze dell’Unione un accordo per raggiungere alcuni obiettivi fondamentali”, ha detto Sasso, mentre De Simone ha sottolineato “il deficit di democrazia di questo governo che alla prova dei fatti si lascia bocciare dalle stesse scuole. La riforma Moratti va cancellata come approdo naturale rispetto a ciò che sta succedendo negli istituti”.

    I commenti finali dell’indagine spettano al Tavolo Nazionale: "Le risposte che sono arrivate ci permettono di disegnare una fotografia abbastanza realistica di cosa concretamente sia avvenuto lo scorso anno scolastico nella quotidianità delle scuole italiane. Dall'indagine emergono indicazioni significative e linee di tendenza su alcune questioni quali il docente tutor, il tempo pieno e prolungato, il portfolio delle competenze e così via; indicazioni che permettono di capire la distanza tra il dichiarato del Ministro e il realmente fatto. Le scuole vogliono mantenere l'unitarietà della classe anche nelle attività facoltative/opzionali, il docente tutor è accettato da meno di un quarto delle scuole, più di un terzo non ha introdotto il portfolio delle competenze (più del 37% delle scuole ha optato per la non adozione)".

  • Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca


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