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23/01/2006 Maltrattamenti: Cassazione su Richiami vivi (http://www.infolav.org)

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Uno dei motivi di contestazione e di disappunto contro la nuova normativa per la protezione degli animali, la legge 189/04 era una sua presunta inapplicabilità alla caccia e alle altre attività disciplinate da legge speciali. Tale timore è frutto di una lettura sbagliata del famigerato articolo 3 della 189/04 (Modifica alle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale) che recita: “Le disposizioni del titolo IX-bis del Libro II del codice penale non si applicano ai casi previsti dalle leggi speciali in materia di caccia, di pesca...”. La Suprema Corte ha affermato il principio, espresso dalla LAV fin dalla prima lettura della norma, che solo i casi previsti da leggi speciali, e cioè quelli per i quali è prevista già un’apposita sanzione penale o che sono espressamente previsti come leciti, possono essere esclusioni e non tutte le condotte praticate in seno ad attività disciplinate da leggi speciali, come quella venatoria, appunto.

Afferma la Suprema Corte: “Vero è che l'art. 19 ter delle disposizioni transitorie del codice penale, introdotto dall'art. 3 L. 189/'04, stabilisce che "le disposizioni del titolo IX bis del libro Il del codice penale -fra cui rientra l'art. 544 ter- non si applicano ai casi previsti dalle leggi speciali in materia di caccia, ... ", ma è anche vero che, come sopra evidenziato, l'uso a scopo venatorio di richiami vivi con modalità che, se anche non vietate espressamente dalla L. 157/'92, debbono ritenersi illecite, non costituisce alcun dei casi previsti dalla legge speciale in materia”.

Non solo, ma la legge speciale sulla caccia, la L. n.157/92, “non esaurisce la tutela completa della fauna in quanto limiti alle pratiche venatorie sono posti anche dal previgente art. 727 c.p. e dall'attuale art. 544 ter c.p., i quali hanno ampliato la sfera della menzionata tutela attraverso il divieto di condotte atte a procurare agli animali strazio, sevizie o, comunque, detenzione attraverso modalità incompatibili con la loro natura.” In virtù di tale principio di diritto, afferma la Cassazione, “l'uso di richiami vivi deve ritenersi vietato non solo nelle ipotesi previste espressamente dall'art. 21 co. 1 lett. r) L. 157/'92 (ovvero dalla legge sulla caccia) ma anche quando viene attuato con modalità incompatibili con la natura dell'animale e non v'è dubbio che imbracare un volatile, legarlo da una fune, strattonarlo ed indurlo a levarsi in volo, per poi ricadere pesantemente a terra o su un albero, significa sottoporre lo stesso, senza necessità, a comportamenti e fatiche insopportabili e non compatibili con la natura ecologica di esso.”

Allegato: Sentenza n. 46784.

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