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09/01/2007 Fame, disarmo, vita e famiglia. L'incontro del papa con il Corpo diplomatico (Mattia Bianchi, http://www.korazym.org)

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L’incontro annuale con il Corpo diplomatico per fare il punto sulle sfide e le urgenze dello scenario internazionale. La pace, la lotta alla fame, la difesa della famiglia e della vita: sono questi i temi sollevati da Benedetto XVI.

L’incontro annuale con il Corpo diplomatico per fare il punto sulle sfide e le urgenze dello scenario internazionale. La pace, la lotta alla fame, la difesa della famiglia e della vita: sono questi i temi sollevati da Benedetto XVI di fronte ai rappresentanti diplomatici dei 175 Stati accreditati presso la Santa Sede.

LA FAME. Il papa torna a parlare dello “scandalo della fame”, inaccettabile “in un mondo che dispone dei beni, delle conoscenze e dei mezzi per porvi fine”. “Esso – dice – ci spinge a cambiare i nostri modi di vita, ci richiama l’urgenza di eliminare le cause strutturali delle disfunzioni dell’economia mondiale e di correggere i modelli di crescita che sembrano incapaci di garantire il rispetto dell’ambiente e uno sviluppo umano integrale per oggi e soprattutto per domani”. Da qui, l’invito alle nazioni più ricche “a prendere i provvedimenti necessari affinché i paesi poveri, spesso pieni di ricchezze naturali, possano beneficiare dei frutti dei beni che appartengono loro in modo proprio”. “Un altro elemento importante nello sforzo comune per l’eliminazione della miseria – spiega il papa - richiede non solamente un’assistenza, della quale non si può non desiderare l’espansione, ma anche la presa di coscienza dell’importanza della lotta alla corruzione e la promozione del buon governo”.

IL DISARMO E LA MOBILITA’. Di fronte alle questioni di sicurezza, aggravate dal terrorismo serve “un approccio globale e lungimirante”. È l’appello di Benedetto XVI sul fronte del disarmo e dell’aumento delle spese militari. Al tempo stesso, è necessario più sostegno alle Organizzazioni internazionale nel risolvere le crisi umanitarie. Un tema che richiama i flussi migratori che non possono essere controllati con la forza, ma con “umanità, giustizia e compassione”.

VITA E FAMIGLIA. Il papa pensa poi ai grandi temi etici, esprimendo preoccupazione per “i continui attentati portati alla vita, dal concepimento fino alla morte naturale”. “Allo stesso modo – continua il pontefice - si sviluppano minacce contro la struttura naturale della famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, e tentativi di relativizzarla conferendole lo stesso statuto di forme di unione radicalmente diverse”. “Altre forme di aggressione alla vita sono talvolta commesse sotto l’apparenza della ricerca scientifica. Si fa largo la convinzione che la ricerca non abbia altre leggi all’infuori di quelle che vuole darsi e che non abbia alcun limite alle proprie possibilità. E’ il caso, per esempio, dei tentativi di legittimare la clonazione umana per ipotetici fini terapeutici”.

I SEGNALI DI SPERANZA. In un contesto simile, non mancano tuttavia aspetti positivi, come “la presa di coscienza crescente dell’importanza del dialogo tra le culture e tra le religioni”, ma anche la consapevolezza della comunità internazionale sulla necessità di affrontare “le enormi sfide del nostro tempo”.

UNO SGUARDO AL MONDO. Passando ai casi concreti, il papa ha passato in rassegna le situazioni più difficili a livello planetario, ricordando il dramma dell’Africa, cominciare da quello del Darfur, della Somalia, dell’Uganda, senza dimenticare i segnali positivi che arrivano dalla regione dei Grandi Laghi.

Per quanto riguarda l’America Latina e i Caraibi, Benedetto XVI evidenzia “il miglioramento di alcuni indici economici, l’impegno nella lotta contro il traffico di droga e contro la corruzione, i diversi processi di integrazione, gli sforzi per migliorare l’accesso all’educazione, per combattere la disoccupazione e per ridurre le disuguaglianze nella distribuzione dei redditi”. Evoluzioni che devono consolidarsi o addirittura affermarsi, specie in Colombia dove è urgente la pacificazione, a Cuba, invitata “ad aprirsi al mondo”, ad Haiti dove la popolazione versa ancora nella povertà.

Parlando dell’Asia, è arrivato un nuovo appello per la libertà religiosa, “un diritto naturale” che garantisce anche “il progresso materiale e spirituale della società”, e di essere elemento di coesione e di concordia. Accenni anche al cammino di riconciliazione di Timor Est e alla necessità della denuclearizzazione della penisola coreana, ma anche alla complessità di realtà come l’Afghanistan e lo Sri Lanka.

“Anche il Medio Oriente è fonte di grandi inquietudini”, precisa il pontefice, ribadendo “che le soluzioni militari non conducono a nulla”, come si è potuto vedere in Libano l’estate scorsa. “In modo particolare, - è il ragionamento - i Libanesi hanno diritto a vedere rispettata l’integrità e la sovranità del loro paese; gli Israeliani hanno il diritto di vivere in pace nel loro Stato, i Palestinesi hanno il diritto ad una patria libera e sovrana. Se ciascuno dei popoli della regione vede le sue aspettative prese in considerazione e si sente meno minacciato, la fiducia reciproca si rafforzerà”.

“Questa stessa fiducia – continua il papa - si svilupperà se un paese come l’Iran, specialmente per quanto concerne il suo programma nucleare, accettasse una risposta soddisfacente alle preoccupazioni legittime della comunità internazionale. Dei passi compiuti in questo senso avranno senza alcun dubbio un effetto positivo per la stabilizzazione di tutta la regione, e dell’Iraq in particolare, mettendo fine alla spaventosa violenza che insanguina questo paese, e offrendo la possibilità di rilanciare la sua ricostruzione e la riconciliazione tra tutti i suoi abitanti”.

Spazio, infine, anche all’Europa con l’invito a riflettere sul Trattato costituzionale, difendendo “i valori fondamentali che sono alla base della dignità umana”, senza prescindere “dall’innegabile patrimonio cristiano di questo continente, che ha largamente contribuito a modellare l’Europa delle nazioni e l’Europa dei popoli”. Dalla Santa Sede, arriva poi un appello per i Balcani e il Kossovo, con la richiesta di “uno sforzo di saggezza lungimirante, di flessibilità e di moderazione affinché sia trovata una soluzione rispettosa dei diritti e della attese legittime di tutti”.

LA PACE E LA PERSONA UMANA. Il papa ha concluso il suo discorso, riprendendo il tema dell’ultima giornata mondiale della pace, per ricordare che “solo rispettando la persona umana è possibile promuovere la pace, e solo costruendo la pace si pongono le basi per un autentico umanesimo integrale”. “Nel suo impegno al servizio dell’uomo e alla costruzione della pace, - ha chiarito - la Chiesa si pone al fianco di tutte le persone di buona volontà offrendo una collaborazione disinteressata. Che insieme, ciascuno al suo posto e con i suoi propri talenti, sappiamo lavorare alla costruzione di un umanesimo integrale che solo può assicurare un mondo pacifico, giusto e solidale”.

- Leggi il testo integrale del discorso del papa

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