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13/11/2006 Ingiustizia globale (www.verdi.it)

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Chi sta peggio vive nell’Africa subsahariana: vita media di soli 46 anni. Colpa dell’Aids ma anche della voracità dei ricchi. Rapporto Onu

Il divario tra paesi ricchi e paesi poveri nel mondo si sta allargando: lo sviluppo umano è fermo nell'Africa subsahariana, mentre accelera in altre regioni. Lo rileva l'Indice di sviluppo umano (Isu) messo a punto dal Programma per lo sviluppo delle Nazioni unite (Undp), riportato nel Rapporto sullo sviluppo umano 2006 *(Al di là della scarsità: il potere, la povertà e la crisi idrica globale).

Nei 31 paesi che stanno in fondo alla classica, di cui 28 si trovano nell'Africa subsahariana, una persona può sperare di vivere in media solo 46 anni, 32 in meno dell'aspettativa di vita media nei paesi a sviluppo umano avanzato, dice il rapporto.

Quanto alle altre aree del pianeta, dopo un costoso arretramento in termini di sviluppo umano nella prima metà degli anni Novanta, l'Europa centrale e orientale e la Comunità di stati indipendenti (Csi) hanno mostrato un netto recupero, così come sono più veloci i progressi registrati dal 1990 nell'Asia orientale e meridionale. L'Africa subsahariana, invece, non mostra alcun segno di miglioramento, soprattutto a causa dell'effetto devastante dell’Aids sull'aspettativa di vita.

Le statistiche Isu rivelano che l'aspettativa di vita nell'Africa subsahariana è più bassa oggi di quanto non fosse trent'anni fa. Il Botswana, ad esempio, ha subito un drammatico arretramento in termini di sviluppo umano, con un calo di 20 anni dell'aspettativa di vita, persi a causa dell'Aids.

I paesi in cima e in fondo della classifica nel rapporto 2006 sono gli stessi del rapporto 2005: la Norvegia si classifica al primo posto, mentre il Niger è l'ultimo. I norvegesi sono 40 volte più ricchi degli abitanti del Niger e vivono quasi il doppio. Inoltre, vantano un tasso di scolarità quasi universale al livello primario, secondario e terziario, contro un tasso di scolarità del 21 per cento in Niger.

Le cifre del Rapporto 2006 mettono in evidenza il radicamento delle disuguaglianze a livello planetario: il reddito combinato delle 500 persone più ricche del mondo, ad esempio, attualmente è superiore a quello dei 416 milioni di persone più povere.

Una delle sfide fondamentali per lo sviluppo umano, sottolineano gli autori, è ridurre le disuguaglianze estreme che caratterizzano la globalizzazione fin dai primi anni novanta e garantire che l'ondata crescente di prosperità allarghi le opportunità a beneficio di molti, e non di pochi privilegiati.

I 10,8 milioni di bambini morti nel 2004, dice il rapporto, testimoniano la disuguaglianza esistente nella più fondamentale delle sfide umane, rimanere vivi.

"Nascere nel quartiere sbagliato del villaggio globale comporta un elevato rischio in termini di prospettive di sopravvivenza", scrivono gli autori, osservando che soltanto tre paesi dell'Africa subsahariana riusciranno a raggiungere l'obiettivo di ridurre di due terzi la mortalità infantile totale entro il 2015. Raggiungere questo obiettivo nei tempi indicati permetterebbe di salvare la vita a 4,4 milioni di bambini che altrimenti morirebbero.

L'indice ha analizzato i dati statistici del 2004 relativi a 175 paesi membri dell'Onu. Introdotto con il primo Rapporto sullo sviluppo umano, nel 1990, l'Isu valuta lo stato dello sviluppo umano usando come parametri l'aspettativa di vita, l'alfabetizzazione della popolazione adulta, il tasso di scolarità a livello primario, secondario e terziario, e il reddito, sulla base dei dati affidabili più recenti forniti dalle altre agenzie dell'Onu e da altre fonti ufficiali.    

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