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  • 14/10/2006 Le Iene: facciamo solo il Nostro Lavoro (www.aduc.it)

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    Non vogliamo attaccare il Parlamento. Non e' nostra intenzione fare questo. Abbiamo fatto semplicemente il nostro lavoro. Semplice!". Cosi' l'inviato delle Iene Giulio Golia, interpellato dal VELINO, commenta la polemica nata in merito all'inchiesta realizzata della trasmissione sul consumo di droga fra i politici e bloccata dal garante della privacy. Golia ha passato la giornata di ieri travestito da statua vivente davanti a Montecitorio per raccogliere pareri dei parlamentari sulla vicenda del droga-test. E sul servizio che non e' andato in onda martedi' scorso su Italia 1, Golia non si sbottona: "Su questo non sono io che posso dire qualcosa. Ormai, quello che e' successo e' successo. Noi ci siamo fermati oggi (ieri, ndr) davanti al Parlamento per dare la possibilita' a tutte le persone, politici, onorevoli, se volevano dirci qualcosa.
    Noi stavolta eravamo fermi e immobili". Sentite di svolgere il ruolo di giornalisti meglio di altri professionisti: "Noi cerchiamo sempre di fare vedere tutto. Il nostro obiettivo e' quello di dare il meglio di noi stessi e dare una notizia corretta". Alla domanda se le Iene pensano di fare un giornalismo migliore, l'inviato pensa che non e' il caso di fare classifiche: "Capita, a noi di fare dei buoni servizi.
    Li possono fare anche gli altri. Noi abbiamo le briglie sciolte e fino a quando potremmo svolgere il nostro lavoro in questo modo lo faremo. Fino a quando va, va".

    COMMENTI


    'Le 'Iene' e i parlamentari coinvolti sono dalla stessa parte. Sono entrambi dalla parte di chi se ne infischia delle regole e ci ride su, arrogandosi il diritto di farsi nuove regole su misura, in nome del diritto di informazione o della necessita' di sollevare i problemi gli uni, in nome della privacy e della liberta' personale gli altri, entrambi con l'atteggiamento che i ragazzi delle nostre coomunita' definirebbero 'da tossici', manipolatore, teso ad accaparrarsi una fetta di diritto in piu' con l'inganno o con le scuse pronte'. Con una lunga lettera aperta, Mimmo Battaglia, presidente della Federazione Italiana Comunita' Terapeutiche, interviene nella vicenda 'jene e droghe in parlamento', portando il punto di vista di chi, da educatore, affronta quotidianamente il problema.
    Sulla vicenda, sottolinea Battaglia, 'in soli due giorni si e' detto quasi tutto il possibile... Proviamo, noi operatori nel campo delle dipendenze, a restare distanti dal polverone sollevato, per riuscire a vedere meglio i contorni, tentiamo di guardare dall'alto per dare un'altra dimensione al problema. Ma la nostra 'deviazione' professionale, quasi ci impone di osservare la realta' che scorre dal punto di vista dell'educatore, di chi si impegna a veicolare, tirare fuori e cercare un senso ai contenuti: da questo particolare punto di vista le televisive jene ed i parlamentari coinvolti stanno dalla stessa parte'.
    'E con questo atteggiamento, con questo stile le jene prendono a calci le regole democratiche, giocando il loro ruolo in questo grande fratello di intercettazioni spiattellate senza rispetto e senza autorizzazione, di prove estorte con l'inganno. Per promuovere alla grande la loro nuova stagione in tv, rivelando infine il segreto di Pulcinella'.
    'Con il medesimo atteggiamento i parlamentari coinvolti hanno la doppia veste di chi scrive le regole e le aggira, di chi studia le politiche contro le dipendenze ma senza denunciare il proprio pusher personale, anzi finanziandolo', aggiunge Battaglia.
    'In questo doppio gioco di informazioni continue ed opposte, l'unico messaggio che emerge chiaro e distinto dalla nube di parole e': tutto e' lecito! E' questo cio' che ci porta a mettere gli uni e gli altri dalla stessa parte, quella dello spettacolo che deve andare avanti, dell'apparire che vince sull'onesta', che vince su tutto. E' questo che, da educatori, ci mette rabbia e paura -afferma Battaglia- questo unico messaggio che filtra dal resto: tutto e' lecito! Questo messaggio che si amplifica, rimbalza nelle tv e sui giornali, sul web e nelle piazze e diventa gigante. Una nuova grande regola, che sta dietro alle altre ormai prive di senso, che sta dietro alla costituzione, alle leggi ed al diritto morale: vera e intoccabile questa, solo di facciata quelle altre'.
    'Chi, da una parte o dall'altra, si schiera con le povere jene vittime dei poteri forti o con i poveri parlamentari vittime della fame di scoop, sta sempre dalla parte di chi qualche infrazione e' disposto a tollerarla, basta che sia del tipo che non ci disturba', aggiunge Battaglia. Di tutto questo 'polverone mediatico', denuncia ancora il presidente della Fict 'rimane la difficolta' di trovare un punto fermo, il disagio di non riuscire ad allontanarsi dai facili qualunquismi sulla politica e sulla moralita' di chi dovrebbe rappresentarci'.
    'Rimane l'imbarazzo dell'educatore che cerca modelli adulti di riferimento e valori forti da indicare senza trovarli nella quotidiana rappresentazione del mondo che filtra dalle solite petulanti finestre.
    Rimane l'impressione che tutta questa ricerca di verita' nascoste non sia mai un passo verso la giustizia, ma verso il baratro del nichilismo valoriale. E questo preoccupa sinceramente di piu' dell'ennesimo deputato che tira di coca, rappresentante in cio' di una realta' sempre piu' radicata nella nostra terra, sempre piu' normale e tollerabile, sempre piu' accettata ad armi basse, senza combattere, senza neanche provarci'.
    'Sono le politiche reali, piu' che questi baracconi da audience, a preoccupare realmente: l'incapacita' o la poca volonta', gravissime entrambi, di dare risposte concrete ad un fenomeno che lungi dall'essere ormai un'emergenza, e' diffuso e consolidato.
    Sconcerta -conclude Battaglia- la pochezza delle risposte che questi politici, anche quelli che si dicono puliti, riescono a dare al mercato forse piu' forte ed in espansione dei nostri giorni, quello delle droghe, legali o meno. E tra lo sporco e la polvere, rimane, oltre ogni paura o sconcerto, bisogno d'aria pulita'.

    Roberto Giachetti, deputato della Margherita e coordinatore romano del partito, tiene fede all'impegni di dialogare a tutto campo sul blog da lui recentemente aperto. "Molti mi chiedono - scrive Giachetti - il mio parere sulla vicenda droga parlamentari. Francamente l'argomento non mi ha appassionato fin dall'inizio ma visto che l'interesse generale sembra crescere diro' alcune cose".
    La prima delle affermazioni del deputato Dl avrebbe fatto qualche giorno fa la gioia dei cronisti in cerca di confessioni dopo l'esplosione del caso: "Non sono tra coloro che dice di aver fumato hashish e marjuana 'da ragazzo'. L'ho fatto certamente da ragazzo ma lo continuo a fare quando capita e quando mi va. Nello specifico l'ultima volta e' accaduto non piu' di un mese fa". In secondo luogo, il coordinatore della Margherita romana asserisce che "una lunga e dotta teoria medica e scientifica considera queste sostanze 'non droghe' o comunque sostanze non piu' tossiche e dannose di quanto lo siano il fumo o l'alcool. Convengo con questa posizione". Terzo punto: "Conseguentemente mi sono battuto e continuero' a battermi affinche' vi sia una totale depenalizzazione per chi fa uso di queste sostanze".
    Giachetti continua definendo francamente ridicolo il dibattito che si e' scatenato su questo tema. Compresa da ultima la proposta del Presidente Casini di rendere obbligatorio un presunto test antidroga nei confronti dei parlamentari. Come evidente da quanto scritto al punto 1 io non ho alcun problema, non ho neanche bisogno di fare il test. Sono, come detto, un 'reo confesso'. Ma francamente credo che al popolo italiano importi altro di quel che io faccio e che il giudizio verra' dato riguardo la mia moralita', la mia capacita' legislativa e politica, non certo se mi faccio o no una canna".
    Il dirigente della Margherita prosegue ricordando: "Chi di noi un po' di anni fa ha vissuto e convissuto con il dramma delle droghe vere, che ha visto amici e compagni di scuola morire per overdose, chi oggi ha solo una minima cognizione del dramma delle droghe sintetiche, chimiche, di buchi, pasticche e liquidi assassini inorridisce a vedere il mondo politico, ed in parte anche quello giornalistico occuparsi di questo tema in questo modo, in forma anche un po' goliardica. Il tema droga, tossicodipendenti, carceri, sfruttamento, miseria etc. etc.
    meriterebbe e merita una misura diversa". Giachetti aggiunge: "Credo di essere una persona di sufficiente cultura. E quindi penso che se le iene mi avessero intervistato e posto domande di storia o di geografia o di politica internazionale sarei potuto cadere in fallo facilmente. tanto per fare un esempio confesso che il nome del Presidente venezuelano non me lo sarei ricordato. Quindi non intendo sbeffeggiare chi ha fatto obiettivamente una brutta figura. Devo dire pero' che c'e' un limite a tutto".
    Come "considerazione finale", l'esponente Dl spiega perche' non gli piace "il costume di gettare merda sulla politica e sui politici. Io credo che la politica sia una questione decisiva per la vita democratica di un Paese e ritengo che verso chi fa politica e' doveroso essere severissimi ma anche rispettosi. E per dirla piu' chiaramente: se le Iene mi chiedono di fare in diretta nel loro studio il test io ci vado perche' lo ritengo un mio dovere di uomo pubblico, ma questa volta il metodo, cioe' di ottenere con un inganno, attraverso un test assai discutibile, una presunta prova, mi e' sembrato un po' eccessivo. Ve l'ho detto in apertura di blog: io vorrei il piu' possibile essere considerato una persona normale che fa un mestiere particolare, ma normale. Non ho autisti e auto blu, detesto essere chiamato onorevole, non mi piace essere messo nelle prime file ai convegni etc, etc, e pero' vorrei che la mia vita privata fosse rispettata come quella di una persona normale. Ed infatti -termina il deputato-blogger- mi impegno affinche' le persone normali siano piu' tutelate nella loro vita privata".

    'E' inaccettabile quanto e' avvenuto. Non ho alcuna remora a sottopormi ad un test antidroga, anzi martedi' prossimo, rientrando a Roma, lo faro' immediatamente in sede parlamentare. Non posso fare altrimenti, debbo tutelare la mia immagine come padre di famiglia ed integerrimo uomo delle istituzioni'. Lo afferma in una nota il parlamentare di Forza Italia Ilario Floresta, uno dei cinquanta 'tamponati' dalle Iene per il test antidroga.
    Il deputato ha reso noto di avere dato mandato al suo legale, avv. Maria Puglisi, 'di procedere in tutte le sedi opportune a tutelare la mia posizione e la mia immagine, chiedendo altresi' il risarcimento dei danni che sin da ora dichiaro di devolvere, ad esclusione delle spese, alla Comunita' di S. Patrignano, a favore delle vittime della droga'. 'Il modo cui sono stati rubati i dati genetici che ci riguardano, in uno stato di diritto non e' accettabile ne' per un parlamentare ne' per un qualsiasi cittadino'.
    'La promessa che i nomi dei parlamentari che hanno fatto uso di sostanze stupefacenti non saranno rivelati nuoce a tutti noi che siamo stati sottoposti al test. Stende una patina di sospetto che coinvolge tutti coloro che sono stati sottoposti al test, dato che fra parenti, amici, elettori e ambienti professionali di riferimento ha insinuato un dubbio ancor piu' grave della diffusione del dato'. 'I nomi dei 'tamponati' - aggiunge il deputato di Forza Italia - sono gia' di dominio pubblico. Per le modalita' pubbliche di aggressione e per tanti altri motivi non potevano certo essere tenuti nascosti'. 'Ormai non ho dubbi su questo, tant' e' che sorprendentemente, mercoledi' scorso sono stato chiamato a rispondere a domande sull' argomento dalla giornalista Virgilia Piccolillo del Corriere della Sera, che ha poi pubblicato un articolo sullo stesso giornale citando i nomi di altri parlamentari tamponati'. 'Certo il dato che rileva dall' indagine, se vero, e su questo ho forti dubbi, denuncerebbe un grave malcostume a cui le istituzioni dovranno opporsi con strumenti legittimi'.

    'Un test volontario e' giusto, obbligatorio e' invece impensabile'. Lo sostiene Gianfranco Fini durante la registrazione di Matrix riferendosi al test 'anonimo' fatto dal programma le 'Iene' su alcuni parlamentari e alla proposta di Pierferdinando Casini che ha ipotizzato la possibilita' di rendere obbligatorio il test antidroga per i deputati e i senatori.
    Fini afferma che lui la trasmissione, bloccata di fatto dal garante per la Privacy, l'avrebbe mandata in onda perche' 'non mandandola sembra che il parlamento abbia qualcosa da nascondere'. Detto questo, continua, 'non si puo' obbligare nessuno a fare un test' perche' poi sui arriva a fare i test sull'Aids, sul diabete. 'Obbligare  e' tipico di sistemi che non hanno nulla a che vedere con la democrazia'.

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