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  • 13/10/2006 Il caso Le Jene, dove il Confine sul Diritto di Informazione? (Pier Luigi Tolardo - Infocity, http://www.canisciolti.info )

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    Un programma non di informazione ma di quelli a cavallo tra informazione e spettacolo, alla Striscia La Notizia per intenderci, decide di realizzare un test sull'uso delle droghe da parte dei deputati a cui , con la scusa di essere asciugati dal sudore, viene passato un tampone sulla fronte per verificare se di recente hanno assunto sostanze stupefacenti.

     

    Dal test collettivo emergerebbe che più di 50 deputati farebbero uso di sostanze stupefacenti, da qui lo scoop. Si tratta, ovviamente, ma qui sta il primo problema di informazione oggettiva di un campione non statiscamente ineccepibile(solo un buon numero di deputati ma preso a caso con questo stratagemma e quindi difficilmente assumibile come rappresentativo della realtà dei parlamentari, così come è controversa la validità del test-tampone che è assolutamente attendibile per gli esperti della trasmissione ma criticato da altri che in trasmissione non sarebbero apparsi.

    Il Garante per la privacy Franco Pizzetti, venuto a sapere da organi di informazione del servizio ne proibisce la messa in onda in nome della difesa del diritto alla privacy nel trattamento di dati personali attinenti al corpo e alla salute. Gli autori della trasmissione si difendono rivendicando il diritto di informazione e che i dati sull'identità dei deputati sarebber rimasti rigidamente riservati. Si scatena un dibattito nel Paese. Appare evidente l'intento degli autori della trasmissione: in un momento in cui i cosidetti "reality shows" non tirano più l'audience non c'è niente di meglio della realtà e questo,oggettivamente, è un bel colpo.

    Appare anche evidente l'intento politico: in Italia, nella scorsa legislatura, è stata approvata una legislazione particolarmente dura nei confonti dei consumatori di tutte le droghe, leggere e pesanti, ed è utile evidenziarne l'inopportunità dimostrando la tartufesca incoerenza dei parlamentari che l'avrebbero approvata. Questo è un buon argomento anche se non va bene che il dilemma proibizionismo Si/No parta da iniziative di spettacolarizzazione nè è dimostrata l'identità parlamentari drogati -parlamentari proibizionisti.

    E' altrettanto vero che i politici in questi anni hanno sempre più teso a spettacolarizzare e personalizzare, anche con l'esibizione della ppropria intimità. La motivazione del Garante è forte: non si tratta di negare il diritto all'informazione e, d'altra parte, dell'iniziativa siamo già tutti molto informati. Non è legittimo uno screening di un gruppo di persone, senza ordine della magistratura per indagini, su problemi delicati come questo, trattamentoi dati sensibili del corpo delle persone, senza il loro consenso e con l'inganno.

    Un punto cruciale quello del no a indagini biometriche sempre più diffuse e capillari, senza garanzie su chi custodisce i dati e a quali fini, su cui sempre più i Garanti della privacy di tutta Europa si stanno muovendo. Solo la magistratura su sospetti e pregiudicati, in presenza di garanzie legali, può autorizzare il prelievo e la conservazione in banche dati pubbliche di elementi come l'immagine dell'iride e il Dna, così come per le impronte digitali con procedure precise per l'accesso e la loro eventuale distruzione. Per tutti i cittadini e gli stranieri e non solo per i parlamentari, ovviamente.

    Bisogna anche considerare che, per esempio, un libro di grande successo come "Onorevoli Wanted" di Peter Gomez e Marco Travaglio, che mostra su dati pubblici le condanne pubbliche di alcuni parlamentari è stato quasi ignorato dai media, Tv pubblica e privata, in particolare, eppure quello è un corretto esempio di ricerca della trasparenza senza pericolose violazioni della privacy che possono costituire un pessimo e pericoloso precedente come quello delle Jene.

    di Pier Luigi Tolardo - Infocity

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