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  • 28/10/2006 Brasile al Voto: la Chiesa non si schiera, ma indica le Prioritá (Serena Sartini, http://www.korazym.org)

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    Domani, ballottaggio tra il presidente uscente, Luiz Inacio Lula da Silva (fermo al 48,7%) e il socialdemocratico Geraldo Alckmin che al primo turno ha ottenuto il 41,6% dei voti. La Chiesa indica le priorità su valori e sociale. Ma Lula ha deluso.

    In Brasile, scoccherà domani l'ora della verità. Dopo le elezioni del 1° ottobre, il Paese torna alle urne per il ballottaggio tra il presidente uscente, Luiz Inacio Lula da Silva (fermo al 48,7%) e il socialdemocratico Geraldo Alckmin che al primo turno ha ottenuto il 41,6% dei voti. Una sfida importante che ha visto la Chiesa in campo, ma senza schierarsi. Al centro di tutto: le priorità e i valori da tenere a mente affinché il cammino democratico del Brasile prosegua. Per questo, in vista delle elezioni, la Conferenza episcopale brasiliana ha realizzato un opuscoletto di 30 pagine intitolato “Eleições 2006 – Orientações da Conferencia Nacional dos Bispos do Brasil”. Il libretto, pubblicato nell’aprile del 2006, è stato distribuito nelle parrocchie e nei centri missionari.

    “La Chiesa brasiliana – si legge nella introduzione - desidera offrire il proprio contributo affinché il popolo brasiliano possa partecipare attivamente alla compagna elettorale e scegliere bene il proprio candidato nelle elezioni esecutive e legislative, nei suoi diversi livelli. Il principale dovere della politica – proseguono i vescovi - è promuovere un giusto ordine dello Stato e della società”. Così, conformemente a quanto prevede il Concilio Vaticano II, “la Chiesa del Brasile non vuole sostituirsi allo Stato e non pretende di prendere parte al confronto politico per realizzare una società giusta. Questo è un dovere di tutti i cittadini e delle organizzazioni. Allo stesso tempo, però – ribadiscono i vescovi - la Chiesa ha il dovere di offrire il proprio contributo specifico, attraverso la formazione etica e il suggerimento di alcuni criteri di discernimento coerenti, affinché il principio della giustizia sia politicamente realizzato nelle diverse circostanze storiche e sociali. La Chiesa non può rimanere a margine della lotta per la giustizia. Per questo, esorta i cristiani a partecipare, con coraggio e discernimento, alla attività politica, in conformità alla sua missione e alla propria competenza, senza interferenze con il potere dello Stato”.

    “Si tratta – prosegue l’introduzione a firma del segretario generale dei vescovi brasiliani, monsignor Odilo Pedro Scherer, vescovo ausiliare di San Paolo – di una riflessione sulle grandi sfide nel contesto attuale e su alcuni principi che devono essere tenuti in considerazioni nel dibattito politico tra elettori e candidati”. Infine, il testo invita “tutti i cittadini ad una attenta e costante valutazione contro ogni forma di corruzione elettorale, sperando che i candidati vogliano agire nell’interesse del popolo brasiliano e contribuiscano al bene comune per la crescita e la maturazione della vita democratica del Paese”.

    Il libretto non è solo indirizzato “agli elettori e agli uomini di buona volontà , ma anche ai candidati, affinché abbiano come obiettivo lo sviluppo della nazione e la giustizia sociale” e “non il vantaggio pesonale a qualunque costo”. E “per definire un nuovo modello democratico – avvertono i vescovi – non basta inserire la scheda in un’urna, ma occorre accompagnare i rappresentanti eletti, attuando una collaborazione affinché le promesse elettorali siano poi messe in pratica”.

    Queste elezioni – scrivono poi i vescovi - si inseriscono in un momento decisivo per le sfide che il Brasile si trova ad affrontare. Il Paese, nonostante ricopra il 12esimo posto tra le più forti economie al mondo, occupa il 73esimo posto per quanto riguarda lo sviluppo umano. La situazione della maggioranza dei lavoratori continua ad essere precaria e ingiustra. Il salario è basso e il divario fra i ricchi e i poveri è sempre più alto. C’è poi il problema della violenza e del crimine organizzato che si espande nelle città ma anche nelle campagne. Per far fronte a questo fenomeno – suggeriscono i vescovi - sono necessarie strutture che garantiscano la pace, la giustizia e l’ordine pubblico.

    Altro punto: la riforma agraria e lo sviluppo rurale, accompagnato da politiche agricole e idriche, così come una riforma urbana, si rendono sempre piú urgenti per risolvere una situazione sociale del Paese drammatica. Nonostante i numerosi progetti, le promesse e le mobilitazioni popolari, resta da percorrere un lungo cammino. Inoltre, il Brasile deve affrontare e combattere il fenomeno della corruzione politica. E’ necessaria una riforma dello Stato e del proprio sistema politico. Dopo tanti scandali di corruzione e di mala gestione del denaro pubblico, molta gente ha perso fiducia nei politici e nelle istituzioni democratiche. I giovani, che già si dimostravano piuttosto indifferenti di fronte alla politica, ora lo sono ancor di più. Infine, ammoniscono i vescovi, il sistema elettorale brasiliano non é buono e favorisce il clientelismo e la corruzione, privilegiando alcuni gruppi politici, senza offrire una effettiva partecpazione dei cittadini alla vita politica del Paese.

    Rompere la forte dipendenza dei Paesi latino-americani dagli Stati Uniti è una delle maggiori sfide a livello internazionale. Ma ci sono anche la lotta alla fame, alle malattie endemiche, il grande divario fra ricchi e poveri, il rischio ambientale, l’intolleranza etnica e religiosa, le guerre.

    Ecco, in concreto cosa propongono i vescovi brasiliani:

    1) Democratizzare lo Stato e ampliare la partecipazione popolare. Lo Stato deve garantire la partecipazione popolare nella gestione pubblica, cosí come stabilito nella Costituzione brasiliana, risalente al 1988 (da sottolineare che fino al 1984 in Brasile vigeva la dittatura, n.d.r).
    2) Rivedere il modello economico brasiliano. Uno dei principali obiettivi delle prossime elezioni è quello di garantire politiche pubbliche adeguate in grado di far prevalere l’egemonia etica sul potere economico. In tal senso, occorre regolarizzare la qualità della vita di tutte le persone.
    3) Aumentare le oppurtunità di lavoro, attraverso nuovi piani economici.
    4) Rafforzare le politiche a difesa della vita. No all’aborto e no alla eutanasia.
    5) Rafforzare il potere della Nazione.
    6) Rendere equo l’accesso alla terra e al suolo urbano.
    7) Proteggere la natura, l’ambiente e l’Amazzonia.

    “Purtroppo – spiega monsignor Emilio Pignoli, vescovo di Campo Limpo, nella periferia sud di San Paolo - può darsi che Lula vinca. Ha l’appoggio in tutto il Nord Est del Paese, è un sindacalista e sa parlare alla gente. La Chiesa brasiliana ha già inviato un opuscolo con dieci criteri secondo il quale giudicare il profilo e la storia dei due candidati. Sarà poi l’elettore a scegliere. Ma sotto sotto, noi appoggiamo Alckimin. E' un uomo di fede, attento ai problemi della famiglia, non ha coinvolgimenti in ambienti di corruzione. La Chiesa, dopo l’appoggio di quattro anni fa a Lula (la Chiesa brasiliana appoggiò fortemente il socialista, n.d.r) è rimasta piuttosto delusa. Il presidente aveva promesso tante cose che poi non ha realizzato. Ad esempio, una riforma agraria, e invece non è venuto nulla di buono. L’educazione e la sanità sono precari. Ma il pericolo che Lula vince c’è”.


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