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  • 20/02/2011 Napolitano: "Per B. un processo giusto". Ma lui prepara i tre giorni del Caimano (http://www.ilfattoquotidiano.it)

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    Solo il 28% degli italiani lo vuole ancora premier. Ma in parlamento è più forte di prima. Ed entro mercoledì darà il via a ddl intercettazioni, conflitto di attribuzione sul caso Ruby e pacchetto giustizia

    Berlusconi lo aveva annunciato: la giustizia va riformata (leggi l'articolo). E dai proclami ai fatti il passo è stato brevissimo. Basta guardare alla settimana entrante per capire che il premier non scherzava quando diceva "questa volta non ci fermerà nessuno". Così nei prossimi tre giorni Pdl e governo saranno impegnati a pieno ritmo per tirarlo fuori dai guai. Domani l'onorevole-avvocato Maurizio Paniz solleverà di fronte alla giunta per le autorizzazioni della Camera il conflitto di attribuzione sul caso Ruby contro la procura di Milano. Martedì, in conferenza dei capigruppo, Fabrizio Cicchitto chiederà la calendarizzazione del processo breve. E sempre martedì è previsto un comitato ristretto dei ministri per avviare il lavoro sulla riforma della giustizia. E' il primo passo della strategia del Caimano: riforma del Csm e della Corte Costituzionale, separazione delle carriere. In due settimane il premier vuole il testo definitivo, anche perché nel frattempo ripartiranno i processi Mediaset (28 febbraio), Mediatrade (5 marzo) e Mills (11 marzo). Ma non basta: mercoledì si riunisce la consulta giustizia del Pdl per parlare di immunità e intercettazioni. Il Cavaliere non si cura dello scontro con il Quirinale. Napolitano in una intervista a un quotidiano tedesco gli ricorda: “Le garanzie del giusto processo ci sono già” (leggi l'articolo). Ma il presidente del Consiglio non ha nessuna intenzione di fare marcia indietro, dopo che – con la fuoriuscita di Barbareschi da Fli - la maggioranza alla Camera ha raggiunto quota 320 (leggi l'articolo)

    20/02/2011 Napolitano interviene sul Rubygate. “Il processo si celebrerà secondo giustizia”(http://www.ilfattoquotidiano.it)



    Il capo dello Stato parla della politica italiana alla vigilia della sua visita ufficiale in Germania. Le sue sono parole amare su una politica che sta degenerando in troppi personalismi

    Alla vigilia della sua visita ufficiale in Germania, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha rilasciato un’intervista a «Welt am Sonntag», durante la quale ha parlato anche dello scandalo delle escort ad Arcore.  ”Confido nel nostro Stato di diritto”, ha detto il capo dello Stato. Quindi un passaggio sul premier: “Penso che abbia le sue ragioni e buoni mezzi giuridici per difendersi contro le accuse. Sia la nostra Costituzione, sia le nostre leggi garantiscono che un procedimento come questo, in cui si sollevano gravi accuse che il Presidente del Consiglio respinge, si svolgerà e concluderà secondo giustizia”.

    Napolitano ha poi affrontato la situazione politica italiana. “Troppo spesso – scrive il giornale tedesco – si scelgono toni troppo clamorosi, troppo eccessivi, nel giudizio si manca di misura, molte analisi sono contraddistinte da un certo estremismo. Tutto questo contribuisce a inasprire la tensione politica”. Quindi il capo dello Stato prosegue: “I partiti si scontrano, si dividono, tutto questo in un certo modo e’ normale in una democrazia. In Italia, tuttavia, ciò degenera in una vera e propria guerriglia politica”, alimentata “da troppi personalismi”. Mentre sulla tenuta di governo, il presidente della Repubblica si limita a commentare: “Regge fino a che avrà i numeri in Parlamento”

    20/02/2011 Berlusconi, tre giorni per riscrivere la giustizia(http://www.ilfattoquotidiano.it)

    Tre giorni di lavori serrati per riscrivere la giustizia, tutelarsi dal caso Ruby e mettere a tacere la stampa. Lunedì, martedì e mercoledì, tanto basta perché il calendario della politica venga riempito, ancora una volta, dalle necessità giudiziarie del presidente del Consiglio. Berlusconi del resto lo aveva annunciato ieri e lo ha ripetuto stamattina in un audiomessaggio sul sito dei Promotori della Libertà: “Introdurremo nuove norme di garanzia che scoraggino la pratica di fornire ai giornali il risultato delle intercettazioni”. Bavaglio, quindi, e ancora: “La giustizia è divenuta sempre più un contropotere politico che esonda dai principi costituzionali”. Quindi “tra i provvedimenti che sottoporremo di qui in avanti al Parlamento”, ci saranno “la divisione dell’ordine requirente da quello giudicante, con la separazione degli ordini tra avvocati dell’accusa e giudici giudicanti e con un Consiglio Superiore della Magistratura, uno per i pm e uno per i giudici, accompagneremo queste novità da una riforma elettorale del Csm per ridurre quella che oggi è una politicizzazione che è eccessiva e che è inaccettabile”. Senza contare l’altrettanto annunciata riforma della Corte Costituzionale, oggi rea di abrogare “leggi giustissime”.

    Dai proclami ai fatti il passo è stato brevissimo. Basta guardare alla settimana entrante per capire che Berlusconi non scherzava quando diceva “questa volta non ci fermerà nessuno”. Si comincia domani, dalla lettera che l’onorevole-avvocato Maurizio Paniz, assurto tra i preferiti del Capo per il suo impegno nel respingere le perquisizioni negli uffici del tesoriere del premier Spinelli, consegnerà nelle mani del presidente della giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, Pierluigi Castagnetti. Paniz annuncerà così la sollevazione del conflitto di attribuzione di fronte alla Corte Costituzionale per il Ruby-gate. La procura di Milano, è la tesi, avrebbe violato l’autonomia della Camera perché, non avendola informata della richiesta di rito immediato nei confronti del premier, non le ha permesso di sollevare immediatamente il conflitto. In realtà, indiscrezioni hanno già fatto trapelare che la Consulta potrebbe sfilarsi dalla questione e dichiarare inammissibile il ricorso, attribuendo la competenza alla Cassazione. Ma per Berlusconi sarebbe solo l’ennesima dimostrazione di dover “riformare” – come del resto anticipato – anche la stessa Corte, spostando ai due terzi la maggioranza necessaria per il voto.

    Intanto, martedì 22 sarà il giorno di Fabrizio Cicchitto. Nella riunione dei capigruppo, il numero uno dei parlamentari e dei falchi Pdl chiederà la calendarizzazione del processo breve. Si parla degli inizi di marzo. Un iter molto vicino a quello del famigerato bavaglio, che epurato delle obiezioni dei finiani, dovrebbe arrivare ad approvazione “definitiva” – almeno nelle intenzioni – entro aprile. Se entrambi i percorsi arrivassero a compimento, morirebbero in un istante i processi Mills e Mediaset, seppelliti dalla prescrizione breve per gli incensurati quale Berlusconi è. Ancora martedì è previsto un comitato ristretto dei ministri per avviare il lavoro sulla riforma della giustizia. E’ il primo passo della strategia svelata dal premier: Csm, separazione delle carriere, Consulta. In quindici giorni Berlusconi vuole il testo definitivo, anche perché  - come segnala Repubblica – nelle prossime settimane ripartono i processi Mediaset (28 febbraio), Mediatrade (5 marzo) e Mills (11 marzo). Una intensa attività politica sarebbe sicuramente un legittimo impedimento di tutto rispetto. Se non per Berlusconi almeno per i suoi avvocati, gli onorevoli Ghedini e Longo.

    Mercoledì 23, invece, la consulta Pdl si riunisce, presiede Ghedini, per studiare immunità e intercettazioni. La partita interessa anche l’opposizione, perché se è vero che il Pd l’ha ufficialmente bollata come legge ad personam, tra i democratici c’è anche chi è tentato da un passo indietro al periodo pre-Tangentopoli. Tanto che Franco Marini si è sbilanciato a dire: “Se i padri costituenti l’avevano introdotta un motivo c’è”. La questione nel Pd non è in ogni caso all’ordine del giorno, anche perché rischierebbe di rinfocolare le polemiche tra ex popolari ed ex diessini. E soprattutto perché l’elettorato potrebbe non apprezzare, trasformando una posizione ambigua del partito nell’ennesima emorragia di voti.

    Resta invece aperta la posizione del Quirinale. L’asticella dello scontro tra Berlusconi e Napolitano resta molto alta. Ancora oggi il presidente della Repubblica, in una intervista al tedesco Welt-am-Sonntag, è tornato a circoscrivere lo spazio politico dentro i limiti della Costituzione: “Penso – ha detto riferendosi ai guai giudiziari del premier –  che abbia le sue ragioni e buoni mezzi giuridici per difendersi contro le accuse. Sia la nostra Costituzione, sia le nostre leggi garantiscono che un procedimento come questo, in cui si sollevano gravi accuse che il Presidente del Consiglio respinge, si svolgerà e concluderà secondo giustizia”. Napolitano ha poi ribadito la sua linea contro la trasformazione della “politica in guerriglia”. Ma Berlusconi non sembra avere nessuna intenzione di adeguarsi, convinto com’è del consenso popolare e soprattutto di quello parlamentare, dopo che i numeri della maggioranza alla Camera – il 14 dicembre il Cavaliere prese 314 voti – sono arrivati a quota 320

    20/02/2011 “Basta B, gli italiani vogliono votare” (http://www.ilfattoquotidiano.it)

    L'ultimo sondaggio Ipso rileva: la maggioranza relativa del Paese invoca le elezioni anticipate. Appena il 28% sostiene che il Cavaliere debba continuare a guidare il Governo

    Il consenso del premier è in caduta libera. Ormai soltanto il 28% degli italiani vuole che Silvio Berlusconi rimanga alla guida del Governo. I sondaggi di Renato Mannheimer rivelano un Paese pronto ad abbandonare il Cavaliere anche a costo di andare a elezioni anticipate. Aumenta infatti, rispetto a settimana scorsa, il numero di quanti pensano che il ritorno alle urne sia l’unica soluzione per uscire dalla situazione di stallo che si è creata dopo il caso Ruby. Da dicembre scorso a oggi il “popolo del voto subito” è passato dal 26% al 35% di oggi. Praticamente la maggioranza relativa degli italiani.

    Per quanto concerne la guida dell’esecutivo, dal sondaggio pubblicato stamani sul Corriere della Sera, emerge la volontà della maggioranza degli italiani di liberarsi da Berlusconi. L’8% vuole un esecutivo con a capo un politico di centrodestra che non sia il Cavaliere, mentre il 17% ritiene sia preferibile che si formi un governo tecnico guidto da un’alta personalità istituzionale. Berlusconi deve continuare a governare il Paese con l’attuale esecutivo per il 26% degli italiani, mentre appena il 2% ritiene che sia necessario un rimpasto senza che il Presidente del Consiglio sia sostituito da altri.

    Secondo Mannheimer il crollo di consensi è dovuto al susseguirsi delle gravi accuse contro Berlusconi, che ne hanno indebolito il prestigio e l’autorevolezza, ma nel logoramento della figura del Cavaliere non ha contato in modo specifico l’uno o l’altro episodio o l’una o l’altra rivelazione scandalistica. “E’ piuttosto – scrive Mannheimer – il succedersi quotidiano di queste ultime ad aver portato al sedimentarsi, lento ma progressivo, di una sfiducia crescente e, pertanto, al diffondersi del desiderio di interrompere la legislatura”. Inoltre, secondo il presidente di Ispo, al di là del giudizio su Berlusconi, si è andata “allargando nel Paese, anche in una quota dell’elettorato di centrodestra e, specialmente, tra i tanti indecisi su cosa (e se) votare, la stanchezza per la situazione attuale, per l’instabilità che ne deriva e, non ultimo, per le evidenti difficoltà nell’azione di governo”. Quindi, dicono molti, “di fronte a questo stato di cose perdurante tanto vale tornare a votare”, aggiunge Mannheimer.

    Gli appuntamenti della settimana promettono un ulteriore inasprirsi del clima politico. Da una parte il premier vuole portare avanti a ogni costo la riforma della giustizia, disinteressandosi totalmente anche degli appelli del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che di fatto rimangono ormai da settimane totalmente inascoltati. Dall’altra ci sono tutti i processi a carico del premier, per ultimo quello relativo al caso Ruby. Per uscire dalla situazione, suggerisce Mannheimer, “una quota sempre maggiore di popolazione ritiene oggi opportuna la prospettiva di elezioni anticipate. Che rappresenta per molti la soluzione migliore, malgrado la pessima legge elettorale e lo stato di crisi e di arretratezza che caratterizza sempre più il nostro Paese e che verrebbe aggravato da una inevitabile vacanza legislativa. A meno che, come ha suggerito Sartori sul Corriere, non si riesca a formare una coalizione che modifichi subito almeno il deprecabile porcellum”.

    20/02/2011 Berlusconi, ennesimo attacco ai giudici. “Magistratura in Italia è contropotere politico” (http://www.ilfattoquotidiano.it)

    In un messaggio ai promotori della Libertà, il premier ha annunciato un stretta sulle intercettazioni e sulla giustizia rilanciando la separazione delle carriere

    Silvio Berlusconi torna ad alzare i toni della polemica. E lo fa durante il rituale messaggio telefonico ai promotori della Libertà. In testa al discorso la priorità di sempre: la giustizia. “Introdurremo nuove norme di garanzia che scoraggino la pratica di fornire ai giornali il risultato delle intercettazioni, così come avviene in tutti i paesi civili, e tra l’altro come avviene negli Stati Uniti, dove chi passa le intercettazioni alla stampa va in galera e ci resta per molti anni”. Dunque la legge bavaglio radica il discorso del premier. “La giustizia – ha proseguito il premier – è divenuta sempre più un contropotere politico che esonda dai principi costituzionali e che è sempre meno un servizio pubblico efficiente e giusto, quale invece tutti vorrebbero che fosse”.

    Quindi sulla riforma della giustizia il Cavaliere rilancia sulla separazione delle carriere “tra i provvedimenti che sottoporremo di qui in avanti al Parlamento”, vale a dire “la divisione dell’ordine requirente da quello giudicante, con la separazione degli ordini tra avvocati dell’accusa e giudici giudicanti e con un Consiglio Superiore della Magistratura, uno per i pm e uno per i giudici, accompagneremo queste novità da una riforma elettorale del Csm per ridurre quella che oggi è una politicizzazione che è eccessiva e che è inaccettabile”. Il governo rilancia anche sul tema della responsabilità civile dei magistrati. “Introdurremo anche procedure più snelle per invocare la responsabilità civile dei magistrati”.

    Berlusconi nega poi di essere stato lui a sollevare conflitto tra le istituzioni. “Noi non abbiamo mai alimentato tensioni, ma abbiamo sempre operato con determinazi one per fare esclusivamente l’interesse dell’Italia, e siamo riusciti a porre le famiglie e le imprese al riparo dai contraccolpi della crisi internazionale”. Quindi l’annuncio: “Convocherò il Consiglio dei Ministri per fargli varare entro pochi giorni e in seduta straordinaria la riforma costituzionale, questa importantissima della Giustizia, introducendo delle innovazioni di portata storica nell’ordinamento giudiziario, per fare in modo che anche l’Italia possa avere finalmente una giustizia giusta ed anche una giustizia degna di un Paese moderno, cioe’ senza quelle ingiustizie, quelle lentezze e quelle inefficienze che hanno scoraggiato per anni anche gli investitori stranieri a venire ad operare da noi”.

    20/02/2011 Napolitano interviene sul Rubygate. “Il processo si celebrerà secondo giustizia” (http://www.ilfattoquotidiano.it)

    Il capo dello Stato parla della politica italiana alla vigilia della sua visita ufficiale in Germania. Le sue sono parole amare su una politica che sta degenerando in troppi personalismi

    Alla vigilia della sua visita ufficiale in Germania, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha rilasciato un’intervista a «Welt am Sonntag», durante la quale ha parlato anche dello scandalo delle escort ad Arcore.  ”Confido nel nostro Stato di diritto”, ha detto il capo dello Stato. Quindi un passaggio sul premier: “Penso che abbia le sue ragioni e buoni mezzi giuridici per difendersi contro le accuse. Sia la nostra Costituzione, sia le nostre leggi garantiscono che un procedimento come questo, in cui si sollevano gravi accuse che il Presidente del Consiglio respinge, si svolgerà e concluderà secondo giustizia”.

    Napolitano ha poi affrontato la situazione politica italiana. “Troppo spesso – scrive il giornale tedesco – si scelgono toni troppo clamorosi, troppo eccessivi, nel giudizio si manca di misura, molte analisi sono contraddistinte da un certo estremismo. Tutto questo contribuisce a inasprire la tensione politica”. Quindi il capo dello Stato prosegue: “I partiti si scontrano, si dividono, tutto questo in un certo modo e’ normale in una democrazia. In Italia, tuttavia, ciò degenera in una vera e propria guerriglia politica”, alimentata “da troppi personalismi”. Mentre sulla tenuta di governo, il presidente della Repubblica si limita a commentare: “Regge fino a che avrà i numeri in Parlamento”

    20/02/2011 Fli, lascia anche Barbareschi (http://www.ilfattoquotidiano.it)

    Alla fine Luca Barbareschi ha deciso di lasciare Fli. Dopo un lungo tira e molla l’ex presentatore ha deciso di abbandonare il gruppo parlamentare del presidente della Camera per approdare al gruppo misto. A differenza di altri fuoriusciti da Fli, è difficile tuttavia che l’attore torni nel Pdl, complice il veto posto da Ignazio La Russa, che aveva dichiarato: “Se torna lui ce ne andiamo in cinquanta”.

    Barbareschi ha così spiegato la sua scelta: ”Ho atteso fino ad oggi sperando che da parte del vertice di Futuro e Libertà ci fosse uno scatto di orgoglio, che ci riportasse allo spirito e soprattutto alle intenzioni di Bastia Umbra; viceversa constato ancora una volta che non si vuole affrontare il problema determinante, cioè come condizionare all’interno dello stesso centrodestra una nuova fase di governo e di come affrontare le nuove sfide del nostro Paese”.

    “La mia pressante richiesta di chiarimento che va avanti da mesi – continua Barbareschi – è rimasta inevasa, mentre continuano sui giornali le accuse di tradimento e i peggiori strali verso coloro che esprimono dubbi o dissenso, dopo che sono stati eletti i vertici del nascente partito senza alcun metodo condiviso. Continua purtroppo il gioco di scaricare sugli altri le proprie responsabilità, da una sinistra che dice che Berlusconi è il male peggiore a un corretto di Fli che dice che è tutta colpa dei soldi di Berlusconi e tenta una nuova piazza Loreto costruita su di un moralismo ridicolo, dimenticandosi che proprio tre mesi fa qualcuno si propose come vicepresidente del consiglio di Silvio Berlusconi. A buon intenditor poche parole e a proposito di coerenza. Questo modo di intendere la politica non mi appartiene, così come è distante dal mio modo di essere cercare soluzioni ai problemi politici per vie giudiziarie, chiedendo ai giudici di fare quel lavoro che non si riesce con la normale dialettica democratica”.

    “A questo proposito – continua – mi sembra corretto l’intervento del Pd Renzi. Abbiamo ottimi ministri. Tutto è migliorabile ma all’interno del centro destra con un patto verso gli elettori che dobbiamo rispettare. Ho dato a Fini passione e lealtà per quasi vent’anni. Regalandogli rapporti con persone di ottimo livello e con i quali condividevamo un processo politico interessante e leale. Vorrei ricordargli che i pagliacci spesso fanno ridere ma sotto il trucco pesante si nasconde lealtà e sensibilità anche verso il piccolo circo a cui si appartiene. Basta sciacquare la faccia e il gioco è finito. I trasformisti invece rimangono vittime di una coazione a ripetere e uno dopo l’altro si libereranno dei loro compagni di viaggio. Il meccanismo lo conoscevo ma speravo non riaccadesse. Spiace”.

    “I problemi che attendono il Paese sono pressanti, e lo saranno ancor più nei prossimi mesi, credo dunque che fuori da sterili contrapposizioni il mio contributo possa essere meglio espresso all’interno del Gruppo Misto, al quale voglio andare lasciando i colleghi di Futuro e Libertà, che hanno intrapreso una strada nella quale non mi riconosco. Lusinghe per non lasciare il Pdl ci furono già a settembre, il mio passo indietro non è determinante alla luce di quanto sta accadendo, è solo un ulteriore segnale di un disagio diffuso. Dispiace lasciare tanti amici e compagni di viaggio con i quali avevo condiviso un sogno, che per quanto mi riguarda rimane sempre vivo ma se creato nell’area che ci appartiene: il centro destra”, conclude il deputato.

    Quello dell’ex conduttore e attore è stato un lungo addio, più volte annunciato e smentito. Ancora a luglio, Barbareschi era un convinto sostenitore di Fli, tanto che durante l’incontro di Mirabello fu proprio lui a leggere, commosso, la carta dei valori di fronte alla platea. Poi arriva lo stacco da Fini. Che si consuma attorno al caso Ruby e al voto della Camera sulla autorizzazione alle perquisizioni negli uffici del ragioniere Spinelli, fiduciario del premier. Barbareschi viene prima ricevuto ad Arcore dal presidente del Consiglio, poi incontra il presidente della Camera e scioglie le riserve: “Resto dentro Fli, voterò con il partito”. Ma all’ultimo, in realtà, Barbareschi si astiene, attirando l’ira e lo scherno dei compagni di partito.

    E il suo caso è solo l’ultimo nel tracollo che sta smontando i gruppi parlamentari di Futuro e Libertà. Solo ieri, dal partito di Fini è uscito il deputato Luca Bellotti, rientrato nel Pdl. Ma da settembre ad oggi, nel neonato partito di Fini è in atto un vero stillicidio, che ha riportato da Berlusconi prima Souad Sbai (27 settembre), poi Giuseppe Angeli (17 novembre). Poi in un colpo solo – è il giorno del voto di fiducia – abbandonano Fini anche Moffa, Polidori, Catone e Siliquini. Ma il vero terremoto arriva a febbraio, pochi giorni fa, quando da Fli escono i senatori Menardi e Pontone, che di fatto condannano il gruppo a sciolgliersi nel “misto”. Negli stessi giorni, alla Camera annunciano la propria uscita anche Scalia e Conte. Oggi Barbareschi. Berlusconi sorride: il pallottoliere della maggioranza segna 320.

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