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  • 18/02/2011 Usa: B. utile per noi, dannoso per l'Italia. Wikileaks, gli Usa: “Berlusconi danneggia l’Italia” (http://www.ilfattoquotidiano.it)

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    Nei nuovi cables di Wikileaks Berlusconi definito un "clown": "Dobbiamo assecondare la sua convinzione di essere uno statista" per avere più soldati in Afghanistan e basi in Italia. Ma anche D'Alema e Mastella erano pronti a dare una mano per bloccare i magistrati sul caso Abu Omar

    “Le continue gaffe e la povertà di linguaggio del premier hanno offeso gran parte del popolo italiano e molti leader europei. E' chiara la sua volontà di anteporre i propri interessi personali a quelli dello Stato e ha una reputazione disgraziatamente comica”. Così l'ex ambasciatore statunitense Ronald Spogli descrive al dipartimento di Stato il presidente del Consiglio italiano. Un uomo comico, che “danneggia l'Italia”. Un clown, titola L'espresso, pubblicando in anteprima i dispacci. La debolezza  del Cavaliere permette agli americani di ottenere se non tutto, molto: dall'Afghanistan, all'ampliamento delle basi statunitensi, fino alle leggi sugli organismi geneticamente modificati (leggi l'articolo). Ma anche con il governo Prodi gli Usa avevano stabilito “rapporti particolari”. Nel 2006, appena subentrato all'esecutivo di B, il titolare della Farnesina D'Alema volò in “missione” oltre oceano per affrontare la vicenda del rapimento di Abu Omar (leggi l'articolo di Leo Sisti). L'Italia, riporta un cable, “ha fin qui posto un freno alle continue richieste di estradare presunti agenti della Cia presumibilmente implicati in un'operazione di rendition dell'imam”

    18/02/2011 Giustizia, blitz del governo: relazione di Alfano approvata in Consiglio dei ministri (http://www.ilfattoquotidiano.it)

    Silvio Berlusconi accelera sulla giustizia. E con un blitz in Consiglio dei ministri è stata approvata a unanimità la bozza, già pronta da novembre, presentata dal guardasigilli Angelino Alfano. Subito dopo è stato convocato un Cdm straordinario per l’approvazione definitiva della riforma.

    Il testo prevede un ddl costituzionale per separare le carriere di giudici e pm, per dividere in due il Csm e per dare più poteri al ministro della Giustizia. Il governo intende procedere anche con un ddl sulla responsabilità civile dei magistrati e potrebbero aggiungersi anche misure sulle intercettazioni per via ordinaria.

    La bozza di riforma contenuta in tre fogli di schede riassuntive che il Guardasigilli Angelino Alfano aveva sottoposto all’attenzione del Quirinale lo scorso novembre aveva ricevuto un altolà dai finiani che, per bocca della presidente della Commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, contestavano la prevista maggioranza laica del Csm, l’attribuzione di maggiori poteri al ministro della Giustizia, l’ipotesi di una polizia giudiziaria più autonoma dal pubblico ministero.

    La trattativa si era interrotta in contemporanea con lo strappo politico tra Pdl e Fli. Ora il governo potrebbe decidere di andare avanti lo stesso. In tal caso, con un ddl costituzionale sarà previsto che i giudici saranno indipendenti da ogni potere e soggetti solo alla legge, mentre i pm potrebbero diventare un “ufficio” organizzato secondo le norme sull’ordinamento e con la facoltà di esercitare l’azione penale secondo priorità stabilite dalla legge.

    E ancora: l’uso della polizia giudiziaria non avverrà più indiscriminatamente ma “secondo modalità stabilite dalla legge”; verranno creati due Csm, uno dei giudici e l’altro dei pm mentre un organismo ad hoc (una sorta di alta corte di disciplina) vaglierà i procedimenti disciplinari di tutte le ‘toghè. Nelle originarie bozze, inoltre, era prevista l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione in primo grado e l’attribuzione al ministro della Giustizia di maggiori poteri, incluso quello di partecipare alle riunioni dei Csm senza diritto di voto.

    18/02/2011 Wikileaks, gli Usa: “Berlusconi danneggia l’Italia” (http://www.ilfattoquotidiano.it)

    Nei nuovi dispacci diplomatici di Wikileaks pubblicati in anteprima da L'espresso emerge come gli americani vedono il nostro paese: "Grazie a B. il paese è in declino. Dobbiamo usare il premier italiano"



    “Berlusconi danneggia l’Italia”. Parole che non sono dell’opposizione o di qualche giornale di sinistra, ma della diplomazia statunitense.

    Questa e moltissime altre rivelazioni sono contenute negli oltre quattromila cables di Wikileaks in parte anticipati da L’espresso. Inutile dire che Silvio Berlusconi ne esce a pezzi. “Le continue gaffe e la povertà di linguaggio del premier hanno offeso gran parte del popolo italiano e molti leader europei. E’ chiara la sua volontà di anteporre i propri interessi personali a quelli dello Stato e ha una reputazione disgraziatamente comica”. Così l’ex ambasciatore statunitense Ronald Spogli descrive al dipartimento di Stato il presidente del Consiglio italiano. Insomma, secondo gli Usa, il presidente del Consiglio è l’immagine perfetta di un paese in declino: “La sua leadership manca spesso di una visione strategica a lungo termine”. Ma c’è anche di peggio. La debolezza  del Cavaliere permette agli americani di ottenere se non tutto, molto: dall’impiego di più militari in Afghanistan, all’ampliamento delle basi statunitensi sul territorio nazionale.

    La politica internazionale del premier è velleitaria e spesso viene fatta con degli annunci estemporanei. “Come quando – prosegue Spogli – pensa di poter impegnarsi con Hezbollah e Hamas, o mediare con la Russia e l’Occidente, stabilire nuovi canali con l’Iran, oppure espandere l’agenda del G8 al di là di ogni riconoscimento”.

    Dai cablogrammi emerge anche la realpolitik a stelle e strisce. E’ vero che l’immagine di B, fra scandali, gaffes e manifesta incapacità, sta trascinando l’Italia verso il baratro, ma è altrettanto vero che gli Usa hanno tutto da guadagnare dal loro screditato alleato. In cambio del sostegno al governo di centrodestra gli States chiedono importanti contropartite sul fronte militare. Una collaborazione che ottengono sempre e spesso senza avere nulla in cambio. Ecco cosa scrive Spogli al dipartimento di Stato: “L’Italia ci permetterà di consolidare i progressi fatti faticosamente nei Balcani negli ultimi vent’anni, le loro forze armate continueranno a giocare un ruolo importante nelle operazioni di peacekeeping in Libano e in Afghanistan e, infine, il territorio nazionale sarà strategico per l’Africom”. E il comando statunitense per gli affari africani è strategico per la politica estera a stelle e strisce. Il quartier generale è basato a Stoccarda, ma i caccia bombardieri sono di stanza a Vicenza, nella celebre base militare Dal Molin che gli americani vorrebbero raddoppiare e che ha scatenato le proteste degli abitanti della città veneta.

    Non solo la vicentina Camp Ederle è al centro degli interessi Usa. Gli americani chiedono e ottengono importanti concessioni su molte altre basi militari: da Sigonella, ad Aviano fino ad Aversa. Un’altra voce importante riguarda l’impegno militare italiano a Kabul: dall’aumento delle truppe alla modifica delle regole d’ingaggio. Grazie alla disponibilità del ministro della Difesa Ignazio La Russa, Roma decide di mandare ad Herat altri 1200 uomini (e gli americani non si aspettavano più di 500) e soprattutto a cambiare i caveat, le regole nazionali che limitano l’uso della forza nei contesti bellici e di peacekeeping.
    Insomma un premier e un governo facilmente manipolabili, sempre pronti ad assecondare i voleri dell’alleato a stelle e strisce. Scrive David Thorne, il capo della diplomazia americana a Roma succeduto a Spogli con l’insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca: “Dobbiamo assecondare la convinzione di Berlusconi di essere uno statista esperto”.

    Come era già emerso in passato, l’unico elemento di preoccupazione per gli americani è il rapporto fra B e Vladimir Putin. Una relazione fra i due leader che aveva fatto chiedere al segretario di Stato Hillary Clinton se esistessero investimenti personali fra i due in grado di orientare la politica energetica dei due paesi.

    Al di là della partita energetica, unica fonte di incomprensione fra Roma e Washington, il fatto che gli States facciano il tifo per il Cavaliere perché più facilmente assecondabile agli interessi americani, emerge chiaramente in un cablogramma datato aprile 2008: “Se vince Veltroni la situazione sarà eccellente. Se ritorna Berlusconi sarà molto eccellente”.

    Vai al dossier dell’espresso

    18/02/2011 Sequestro Abu Omar. Diverso governo stessa strategia (http://www.ilfattoquotidiano.it)

    Quando D'Alema chiedeva agli Usa "una mano" contro i magistrati. Da Wikileaks nuove conferme.

    Il titolo è tutto un programma: Abu Omar-Preemptive letters. Ovvero: “Abu Omar-lettere preventive”. Protagonista: Massimo D’Alema. I nuovi documenti di Wikileaks sull’Italia si arricchiscono di nuovi, sconcertanti retroscena sulle indagini per il sequestro dell’imam egiziano Abu Omar, rapito nel 2003 a Milano dalla Cia e dal Sismi. E il tema è delicato: come mettere i bastoni tra le ruote all’indagine che il pm Armando Spataro stava conducendo su quell’episodio.

    È il 6 aprile 2007 quando dall’ambasciata degli Stati Uniti a Roma parte un cablogramma destinato al Dipartimento di Stato, allora retto dal segretario di Stato Condoleeza Rice. È classificato “S/FN” (Secret/No Foreigners), il massimo grado di segretezza, quindi occhi non americani non possono prenderne conoscenza: strettamente vietato. Il rapporto si riferisce alla visita, 18 giorni prima, di Massimo D’Alema, ministro degli Esteri nel governo guidato da Romano Prodi, proprio dalla Rice, a Washington. Una cena a tu per tu, il 19 marzo, tra i due massimi rappresentanti delle rispettive diplomazie. Un clima un po’ freddino, sottolineato dalle parole del portavoce della Rice, sulle “turbolenze” tra i due paesi, a causa di due vicende: quella di Nicola Calipari, il funzionario del Sismi ucciso in uno scontro a fuoco con soldati Usa in Iraq e, appunto, Abu Omar.

    D’Alema brinderà comunque all’amicizia tra i due paesi. Ma quell’atmosfera riserverà una sorpresa. Chiosa infatti, nella primavera di quattro anni fa, l’estensore della nota che ha come responsabile l’ambasciatore americano in Italia Ronald P. Spogli: “D’Alema ha chiuso il meeting, durato un’ora, osservando di aver chiesto al Segretario se il Dipartimento poteva scrivergli qualcosa spiegando che gli Usa non avrebbero agito sulla richiesta di estradizione, se fosse stata presentata, nel caso Abu Omar. Questo, ha chiarito, poteva essere usato preventivamente dal Goi (Government of Italy, il governo italiano, ndr) per eludere l’azione dei magistrati italiani che volevano l’estradizione degli americani coinvolti (nel rapimento, ndr)”.

    Traduzione. Spataro si arrabattava perché gli agenti della Cia venissero estradati dagli Stati Uniti ed ecco che salta fuori la richiesta “preventiva” di D’Alema: una lettera, da Washington, a lui, nella quale in pratica gli Usa assicuravano la loro “inerzia” su una eventuale procedura di estradizione. Quel che è avvenuto in seguito lo sappiamo dalle cronache. Il ministro prodiano della Giustizia, Clemente Mastella, si guarderà bene dall’inoltrare, oltre Oceano, l’istanza dei pm di Milano, tornati alla carica proprio tre mesi prima del viaggio americano di D’Alema, nel gennaio 2007. Silenzio assoluto. Che equivale a “inerzia”.

    Del resto che la materia fosse scottante, discussa anche, come si legge nei dispacci di Wikileaks, “con l’ambasciatore italiano a Washington”, Spataro lo aveva capito da tempo. Un’altra conferma viene ancora dalle carte di Julian Assange. Dispaccio di fine giugno 2006, quindi un anno prima della “missione” di D’Alema in terra americana, quando, dopo le elezioni di primavera, il governo Prodi è appena subentrato a quello di Silvio Berlusconi. Commento: “Il ministro Mastella ha fin qui posto un freno alle continue richieste di estradare presunti agenti della Cia presumibilmente implicati in un’operazione di rendition (sequestro, ndr) dell’imam Abu Omar.

    Prodi ha rifiutato di fornire dettagli sul fatto che gli italiani ne fossero potenzialmente al corrente, ritenendo fosse indispensabile proteggere informazioni considerate segrete per la sicurezza nazionale”. Insomma, su Abu Omar, Prodi è sulla stessa lunghezza d’onda del suo predecessore Berlusconi: coprire. Il cablo prosegue infine mettendo l’accento sulle conseguenze di tutto questo: il gelo (“chilling effect”) “sulle tradizionali, fruttuose relazioni di lavoro sia con i servizi di intelligence esterni, Sismi, e interni Sisde”. Il che si era già verificato “con l’amministrazione Berlusconi, quando il fatto era scoppiato”.

    http://www.ilfattoquotidiano.it
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