TuttoTrading.it

SITO

  • Home
  • Mappa
  • Contatti
  • G.Temi
  • Dividendi
  • Div.19
  • Shopping
  • Informaz.
  • Sicur.Inf.
  • Trading
  • Collezioni




    VAI ALLA MAPPA DEL SITO

    Google analytics


    eXTReMe Tracker


  • 01/02/2011  "Passò carte segrete sulla Boccassini".  Sotto inchiesta l'ex avvocato di Bossi (http://www.ilfattoquotidiano.it) 

    Ricerca personalizzata

    Il consigliere del Csm Matteo Brigandì indagato per abuso d'ufficio. Per i pm è la fonte utilizzata il 27 gennaio da Il Giornale per infangare il magistrato milanese. Due giorni prima era a Palazzo Grazioli
    Berlusconi intanto rilancia: "In piazza contro le toghe" (segue articolo). E rispolvera il processo breve (leggi articolo)




    Messinese, ex socialista, ex democristiano e poi addirittura "procuratore della Padania", secondo i magistrati di Roma il leghista Matteo Brigandì è la talpa che ha permesso al quotidiano di Paolo Berlusconi di attaccare il pm titolare dell'indagine sul giro di prostitute legate al premier. Brigandì ha consultato un fascicolo sulla Boccassini vecchio di trent'anni. La sera del 25, come risulta dalla foto che pubblichiamo qui sopra, partecipa al vertice del Pdl nell'abitazione romana di Silvio Berlusconi. Due giorni dopo, il Giornale (perquisito questa mattina) pubblica un pezzo intitolato "La doppia morale di Ilda Boccassini". All'incontro di Palazzo Grazioli, quel giorno arrivò anche Valter Lavitola, l'editore dell'Avanti che a Santa Lucia ha investigato sulle società offshore che gestiscono l'appartamento di Montecarlo del cognato di Gianfranco Fini. E sempre 48 ore dopo dopo il ministro degli Esteri Franco Frattini interviene in Parlamento per parlare del caso Tulliani. Il sospetto di una regia unica per alzare una cortina fumogena intorno all'inchiesta per prostituzione minorile che vede coinvolto il presidente del Consiglio si fa sempre più forte. La situazione giudiziaria di Berlusconi è del resto molto complicata. Tanto che Nicole Minetti, durante il suo interrogatorio si è avvalsa per tre volte della facoltà di non rispondere e per giustificare i rapporti con il premier ha detto: "Io e lui avevamo una relazione" (segue articolo)

    01/02/2011 Indagato consigliere del Csm, Matteo Brigandì (http://www.ilfattoquotidiano.it)

    Secondo l'accusa ha consegnato le carte alla giornalista de Il Giornale per scrivere l'articolo su Ilda Boccassini
     Il consigliere del Csm Matteo Brigandì, membro laico in quota Lega, è indagato dalla procura di Roma per abuso d’ufficio in relazione all’inchiesta per la quale è stata eseguita oggi una perquisizione nell’abitazione della cronista de Il Giornale, Anna Maria Greco. L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Pierfilipo Laviani, è partita da una segnalazione ufficiale fatta dal Consiglio superiore della magistratura. Brigandì, secondo l’accusa, avrebbe passato documenti interni al Csm alla giornalista che ha poi redatto un articolo sul procuratore aggiunto di Milano, Ilda Boccassini, dal titolo “La doppia morale di Boccassini”. A disporre le perquisizioni è stato il pubblico ministero Silvia Sereni. Il provvedimento è stato disposto per la presunta violazione dell’articolo 323 del codice penale, quello relativo all’abuso d’ufficio.

    Brigandì non è nuovo agli onori delle cronache. Ex democristiano, ex socialista poi leghista. Ex avvocato di Umberto Bossi, “procuratore della Padania”, nel 2006 viene condannato in primo grado per truffa aggravata alla regione Piemonte. Memorabile, nell’occasione, la difesa d’ufficio di Bossi: “Se non è una questione di donne, Matteo è innocente”. E difatti Brigandì sarà poi definitivamente assolto nel 2009. Messinese di origine, trapiantato a Torino da piccolissimo, si porterà dietro il soprannome di “terrone” fino all’ingresso in Parlamento. Ma sarà proprio la considerazione per gli atteggiamenti con il gentil sesso a dargli notorietà. Come quando Striscia la notizia lo coglie a fare giochini poco consoni in pieno lavoro parlamentare: l’avvocato ha in mano un foglio di carta con un buco, le mani dietro mimano parti anatomiche… Il rapporto con le donne, del resto, gli costa ancora oggi un altro processo da affrontare. L’esponente leghista è infatti imputato in corte di Appello per violazione degli obblighi di assistenza nei confronti della figlia, oggi ventiduenne, quando questa aveva 15 anni. In primo grado è stato condannato a sei mesi con la condizionale, e durante il processo ha versato 28mila euro alla figlia. Ma il giudice lo condanna per gli anni precedenti. Ecco uno stralcio delle motivazioni della sentenza: “L’imputato negava di essersi disinteressato della figlia. Segnalava pure che aveva un reddito di 5mila euro mensili, che doveva mantenere un’altra figlia, che doveva una cospicua somma di denaro al partito di cui faceva parte”. Una giustificazione che non fa presa sulla corte: “Sul fatto che l’imputato sarebbe onerato da obblighi  verso il partito… non pare si debbano spendere molte parole sulla priorità dei suoi obblighi”.

    Ma torniamo a oggi. Secondo la procura di Roma, infatti, il leghista Matteo Brigandì è la talpa che ha permesso al quotidiano di Paolo Berlusconi di attaccare il procuratore aggiunto Ilda Boccassini, titolare dell’indagine sul giro di prostitute legate al premier. Brigandì ha consultato un fascicolo sulla Boccassini vecchio di trent’anni. La sera del 25 gennaio, come risulta dalla foto che abbiamo pubblicato, partecipa al vertice del Pdl nell’abitazione romana di Silvio Berlusconi. Due giorni dopo, il Giornale (perquisita questa mattina la sede) pubblica un pezzo intitolato “La doppia morale di Ilda Boccassini”. All’incontro di Palazzo Grazioli, quel giorno ci sarà anche Valter Lavitola, l’editore dell’Avanti che a Santa Lucia ha investigato sulle società offshore che gestiscono l’appartamento di Montecarlo del cognato di Gianfranco Fini. E sempre 48 ore dopo dopo il ministro degli Esteri Franco Frattini interviene in Parlamento per parlare del caso Tulliani.

    Il consigliere del Csm Brigandì nei giorni scorsi aveva ammesso di aver visionato il fascicolo sul procedimento disciplinare di Ilda Boccassini e aveva anche aggiunto di averlo restituito agli uffici di Palazzo dei Marescialli dopo pochi minuti escludendo di aver mai passato le carte ai giornalisti de Il Giornale. Lo stesso Brigandì, aveva chieste la settimana scorsa al vice presidente del Csm, Michele Vietti, di far luce sull’episodio. Come sia andata veramente cercheranno di capire i magistrati, che hanno anche fatto sigillare dai carabinieri i suoi uffici al Csm.

    Immediata invece la replica di difesa del quotidiano: ”Per l’ennesima volta la casta dei magistrati mostra il suo volto violento e illiberale”, è il primo commento del direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti. “La perquisizione nell’abitazione privata della collega Anna Maria Greco, autrice dell’articolo che conteneva sentenze pubbliche del Csm, non solo è un atto intimidatorio ma una vera e propria aggressione alla persona e alla libertà di stampa. Stupisce che soltanto le notizie non gradite ai magistrati inneschino una simile repressione quando i magistrati stessi diffondono a giornalisti amici e complici atti giudiziari coperti da segreto al solo scopo di infangare politici non graditi”.

    E sulle perquisizioni è intervenuto anche Franco Siddi, segretario generale della Fnsi (Federazione nazionale stampa italiana). “Oggettivamente, non se ne può più” ha detto. “Nello scontro politica-magistratura non possono essere chiamati a pagare i giornalisti se danno notizie, ancorché su di esse e sulla loro valenza in termini di interesse pubblico, ciascuno possa avere opinioni diverse”. La perquisizione di oggi, ha aggiunto, “a carico della collega appare, allo stato, assolutamente incomprensibile, oltreché, nei fatti, pesantemente invasiva. Le notizie ‘riservate’ non escono mai con le proprie gambe”. Ma, “se si volesse prendere a prestito una espressione del moderno linguaggio politico-giudiziario, si potrebbe dire che si va a cercare presunte colpe, neanche meglio precisate, nell’utilizzatore finale. Cosi non si può andare avanti”. E, conclude, “ai giornalisti è chiesto, tanto più in questa fase di scontro politico e istituzionale dai toni esasperati, di alzare l’asticella della responsabilità, per non fare la fine dei vasi di coccio. Ma occorre misura e rispetto, da parte di tutti”.

    Come che sia, Matteo Brigandì rischia ora di essere sospeso dalla carica di consigliere del Csm. L’articolo 37 della legge del 1958 istitutiva del Csm prevede infatti che ogni consigliere del Csm può essere sospeso se sottoposto a un procedimento penale per un delitto non colposo; si tratta dunque di un provvedimento facoltativo, mentre la sospensione è “di diritto”, cioè automatica nel caso in cui un componente del Csm sia sottoposto alla custodia cautelare o arrestato. La decisione nei casi facoltativi spetta allo stesso organo di autogoverno dei magistrati. Su Brigandì, però, potrebbe anche abbattersi una tegola ancora più pesante, ma non in relazione all’inchiesta della procura di Roma: rischia di dover lasciare definitivamente il Csm se la Cassazione confermerà una delle due condanne che gli sono state inflitte in appello. Oltre alla violazione degli obblighi di assistenza familiare, infatti, l’ex avvocato di Bossi è sotto processo per diffamazione nei confronti di un direttore della Regione Piemonte. E’ ancora infatti la legge istitutiva del Csm a prevedere la “decadenza di diritto” qualora un componente del Csm sia stato condannato con sentenza irrevocabile per un delitto non colposo.

    01/02/2011 B. rilancia: “In piazza contro le aggressioni dei pm”. Poi la retromarcia: “Banale equivoco” (http://www.ilfattoquotidiano.it)

    Prima l’annuncio: Silvio Berlusconi incarica due fedelissime – Daniela Santanchè e Michela Vittoria Brambilla – di organizzare un “piano di iniziative e mobilitazioni a sostegno dell’attività di governo e a difesa del premier dalle aggressioni mediatico-giudiziarie”. Poi la smentita. “Per un banale equivoco, è stata attribuita al presidente Berlusconi la decisione di incaricare alcuni dirigenti del Pdl per un piano di iniziative e di mobilitazione”. E’ il portavoce di Silvio Berlusconi, Paolo Bonaiuti, a ingranare la retromarcia che “non c’è stata nessuna decisione in merito. Anzi, di questo tema – avverte – non si è parlato neanche per un minuto nel corso del vertice del Pdl”.

    Solo tre giorni fa, a seguito delle preoccupazioni espresse da Napolitano e di qualche voce critica che si era levata nel partito (su tutte, quella dell’ex ministro Giuseppe Pisanu), il Popolo della libertà aveva annullato l’annunciata manifestazione prevista a Milano per il 13 ottobre. Anche questa volta, come era successo ieri con la mano tesa al Pd seguita nel giro di poche ore da una raffica di insulti, il premier cambia repentinamente idea su una decisione assunta solo poche ore prima.

    01/02/2011 Alfano: “Processo breve di nuovo alla Camera” (http://www.ilfattoquotidiano.it)

    Il ministro della Giustizia risponde ai cronisti a margine di una conferenza al Parlamento europeo: "La grande riforma si farà in questa legislatura"

    L’iter legislativo del ‘processo breve’ è stato rimesso in marcia con una “ricalendarizzazione” alla Camera. Lo ha confermato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. “Il tema – ha detto Alfano rispondendo ai cronisti durante una conferenza stampa tenuta al Parlamento europeo a Bruxelles – non è mai stato cancellato dall’agenda politica della nostra coalizione e anche pronunciamenti recenti della Corte di Strasburgo richiamano l’Italia a un’accelerazione dei processi”. “Ribadisco quanto ho sempre detto – ha aggiunto il ministro – e cioè che a determinare un veemente dibattito nella politica italiana non è il tema, che viene sviluppato per l’intero arco del disegno di legge, di un processo che abbia una sua conclusione certa in tempi ragionevoli, quanto l’impatto di un’eventuale norma transitoria. Ovvero la sua applicazione ai processi in corso”.

    ‘Quanto alla “grande riforma della giustizia”, Alfano è sicura che si possa fare in questa legislatura. ”La riforma della giustizia – ha specificato il Guardasigilli- si compone di varie parti. Noi abbiamo già varato il più grande sistema di contrasto alla criminalità organizzata approvando delle norme che ci vengono invidiate a livello europeo. Abbiamo approvato una riforma del processo civile che ha prodotto una grande, grandissima risultanza, e cioè che dopo circa 30 anni di aumento delle pendenze dei processi civili quest’anno si è invertito il segno. Siamo al segno meno: è calato del 4 per cento”. Definiti questi due passaggi come “un altro grande tassello di questa riforma”, Alfano ha ricordato che l’informatizzazione del sistema giudiziario “è andata avanti” ed ha affermato che “abbiamo avuto dei rallentamenti” sul processo penale “perchè avevamo presentato un progetto di riforma al Senato che ancora è in fase di ritardata trattazione per le vicende politiche che sono note a tutti”.

    Sullo sviluppo complessivo del disegno di legge, Alfano ha affermato che “non ci sono enormi contrasti, tant’è che numerosi ddl della sinistra italiana andavano in quella direzione, magari con dettagli diversi ma con la stessa sostanza”. Sul “senso e la pregnanza della norma transitoria”, che potrebbe di fatto bloccare ad esempio il processo Mills contro Silvio Berlusconi, “la decisione che è stata assunta a livello di Commissione – ha detto Alfano – è quella di ricalendarizzare e quella sarà la sede nella quale si entrerà nel merito e si parlerà di questo argomento”.

    Intanto, in commissione Giustizia alla Camera slitta la riunione dell’ufficio di presidenza nella quale, secondo alcune indiscrezioni, il Pdl dovrebbe chiedere la calendarizzazione del provvedimento sul processo breve già licenziato dal Senato. In realtà, secondo quanto si apprende, la maggioranza potrebbe chiedere di rimettere all’ordine del giorno il testo anche la prossima settimana. Cioè dopo che sarà stato calendarizzato per l’Aula.
    A far slittare la riunione sarebbero state la discussione e le votazioni andate un po’ per le lunghe (e non ancora concluse) di un altro provvedimento: quello sull’ inapplicabilità del giudizio abbreviato per i delitti puniti con la pena dell’ergast

    01/02/2011 Per tre volte Minetti si è avvalsa della facoltà di non rispondere (http://www.ilfattoquotidiano.it)

    Nelle tre ore di interrogatorio l'igienista dentale sostiene di essere stata la "fidanzata" del premier

    Tanto loquace al telefono con le amiche, tanto laconica con gli inquirenti. Nicole Minetti sta custodendo i segreti delle notti di Arcore trincerandosi dietro silenzi imbarazzati. Di fronte ai magistrati che domenica l’hanno interrogata a sorpresa, l’igienista dentale si è avvalsa della facoltà di non rispondere almeno tre volte: quando le hanno chiesto di confermare la veridicità della ricostruzione delle serate a ritmo di bunga bunga fatta dalla sua ex compagna di classe, T. M.; sulla gestione diretta dei contratti d’affitto della “casa delle bambole” di via Olgettina 65 e il suo ruolo di referente per le ragazze che vivono nel residence di Milano 2; infine sul colloquio tra lei e Barbara Faggioli in cui Minetti dichiara che “lui” le ha consigliato di sporgere denuncia di furto per l’auto di sua proprietà su cui è stato fermato il narcotrafficante (condannato a otto anni) Ramirez: “lui” è il presidente del Consiglio”? Su questo la consigliera regionale si è avvalsa della facoltà di non rispondere a Ilda Bocassini e Antonio Sangermano.

    Ma, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, Minetti con i magistrati ha ricostruito i suoi rapporti con il premier, Silvio Berlusconi. Smentendo di averlo conosciuto al San Raffaele per le cure dentistiche necessarie dopo l’attentato del 13 dicembre 2009 in piazza del Duomo (la statuetta lanciata dallo squilibrato Massimo Tartaglia) e svelando che l’incontro è avvenuto casualmente a uno stand fieristico di Publitalia dove lei lavorava come hostess. Ha anche detto di aver avuto con il premier una relazione sentimentale e sessuale. Ma sulle feste ad Arcore ha preferito non parlare. Si è limitata a sostenere che il Cavaliere le faceva organizzare alcune cene perché tra loro c’era un rapporto di fiducia e stima reciproca. Anche sui bonifici ricevuti direttamente dal presidente del Consiglio, Minetti dà la propria versione: era solo un prestito. Poi la ricostruzione della notte del 27 maggio, in Questura, chiamata da Michelle e dal premier per andare ad aiutare Ruby. Tutto qui.

    Così le pagine dell’interrogatorio sono nulla rispetto alle centinaia necessarie a raccogliere tutte le intercettazioni di Nicole Minetti. Quelle per le feste di Arcore con tutte le ragazze di via Olgettina, quelle per le spese di tutte le “bambole” con il ragionier Giuseppe Spinelli (tesoriere del Cavaliere) e quelle con la tutrice politica, Clotilde Strada. Ed è proprio con lei che a metà gennaio, in pieno Ruby gate, si sfoga perché il premier non l’ha difesa. “Io sono allibita, a lui non gliene frega niente, io ho capito questo; per la prima volta ho realizzato che lui non mi ha dato quel ruolo perché pensava che io fossi idonea e adatta, mi ha dato quel ruolo perché il quel momento è la prima cosa che gli è venuta in mente e se non ci fossi stata io ma ci fosse stata un’altra, l’avrebbe dato a un’altra”.

    Uno sfogo che finì con l’ormai nota frase: “Non me ne fotte un cazzo se lui è il presidente del Consiglio o, cioè, è un vecchio e basta. A me non me ne frega niente, non mi faccio prendere per il culo. Si sta comportando da pezzo di merda pur di salvare il suo culo flaccido”. Era plausibile dunque aspettarsi che la donna fosse propensa ad aiutare gli inquirenti, considerata anche la delusione rispetto al premier che, dice, “mi ha messo in un casino e gli sto coprendo il culo” e lui “neanche una parola, niente”. La telefona è dell’11 gennaio. Pochi giorni dopo Berlusconi chiama Gad Lerner in diretta proprio per difenderla. “Avete offeso al di là del possibile la signora Nicole Minetti, che è invece una splendida persona: si è laureata col massimo dei voti, 110 e lode, si è pagata gli studi lavorando, è di madrelingua inglese, e svolge un importante e apprezzato lavoro con tutti gli ospiti internazionali della regione Lombardia”.

    Lei, in un’intervista a Vanity Fair, ha detto di essersi commossa. Dimenticando però di correggere le imprecisioni del premier e ristabilire una verità. Ci ha pensato Davide Boni, presidente leghista del consiglio regionale, a chiarire che Minetti “non ha alcuna delega ai rapporti internazionali da parte dell’ufficio di presidenza”. Spetterà agli inquirenti ora individuare e riscrivere tutte le altre verità.

    http://www.ilfattoquotidiano.it
    Quest'opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons

  • Archivio La 'commedia all'italiana' di Berlusconi senza Veronica
  • Archivio La 'commedia all'italiana' di Berlusconi e Veronica
  • Archivio Liberiamo la politica dai politici
  • Ricerca personalizzata

     Questo sito
  • Home
  • Mappa sito
  • Contatti



    VAI ALLA MAPPA DEL SITO