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  • 31/01/2011 Scandalo Ruby e donne italiane visti dagli USA (Giulia Alliani*, http://www.osservatoriosullalegalita.org)

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    Una settimana, quest'ultima, che verra' ricordata nella storia mondiale della programmazione dei reality per un sommarsi di curiose circostanze. Tutta la truppa di "Jersey Shore" sta per arrivare in Italia, ma trovera' l'Italia immersa in un reality show molto piu' reale, che si svolge nel fiume di intercettazioni e verbali dello scandalo che coinvolge il presidente del Consiglio.

    Dalle colonne del Washington Post la vede cosi' Nina Burleigh, giornalista e scrittrice, femminista quanto basta, tutt'altro che nuova alle imprese di presidenti Dongiovanni (ha seguito per la stampa gli anni di Bill Clinton, e ha scritto un libro sul mistero dell'assassinio di Mary Pinchot Meyer, moglie di un agente della Cia, che ebbe una relazione con il presidente Kennedy).

    Per Nina le donne italiane, forse perche' alle prese con problemi piu' gravi, sembrano aver accettato il fatto di "venire valutate in base ai loro seni, alla loro giovinezza e all'attrazione esercitata su uomini piu' anziani" ma, sostiene nel suo articolo, "se il presidente del Consiglio cadesse, l'Italia potrebbe entrare in una nuova era per quanto riguarda la politica di genere. Perche', spiega "l'atteggiamento di Berlusconi verso le donne e' la versione ufficiale della regola nazionale, tanto che l'Italia si classifica al 74esimo posto su 134 paesi, dopo Kazakistan e Ghana, nel global index 2010 del World Economic Forum per la parità di genere".

    Nina Burleigh riassume per i suoi lettori: "Tutta la carriera di Berlusconi e' stata costruita sul maschilismo. Il suo impero televisivo - fondamento per il suo culto della personalità e del successo politico - affondava le radici in certi indecenti talk-show dei primi anni '80, in cui si invitavano alcune casalinghe italiane a togliersi i vestiti di dosso. Tutti insieme, Berlusconi e queste allegre spogliarelliste da reality show, hanno prodotto la successiva generazione di ragazze, le "veline" che, fin dall'adolescenza, si preparano, con determinazione degna di atlete olimpiche, ad apparire, con addosso un bikini, nei programmi di notizie, per convincere i telespettatori a non cambiare canale durante gli intervalli".

    "Per alcune donne italiane - esemplifica Nina per il pubblico americano - questi lavori sono diventati l'equivalente di un posto di assistente a un giudice della Corte Suprema, o almeno di una posizione nello staff del Congresso".

    Confronto corretto, non c'e' che dire, se un posto di velina diventa il trampolino per farsi paracadutare in Parlamento, e infatti "nei vecchi bavosi, ricchi, potenti, con i capelli trapiantati, pieni di macchie e con i piedi deformati potrebbe insinuarsi il sospetto che le ragazze non muoiono dal desiderio di essere palpate da loro. Potrebbero arrivare al punto di intuire che non e' il loro fascino a convincerle a spogliarsi per intrattenerli". E "non sono poche le donne che in Italia hanno conquistato potere e ricchezza grazie a questa intuizione".

    Pero' le donne cominciano a reagire e "le reazioni suscitate dalle avventure di Berlusconi un effetto ce l'hanno: quello di rimuovere l'illusione che, in Italia, sia consentito agli uomini potenti di usare le donne a loro piacimento senza che vi siano spiacevoli conseguenze".

    * Coordinatrice della Commissione tematica "Visti dall'estero" dell'Osservatorio

    http://www.osservatoriosullalegalita.org
    Copyleft dei testi citando l' autore e linkando la fonte

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