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13/10/2008 Bentornati (Marzia Bonacci, http://www.canisciolti.info)

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Gli abitanti della capitale sanno bene che la loro città può regalare singolari giornate di caldo e cielo terso, tra il primaverile e l'estivo, anche in pieno ottobre. Le chiamano infatti le "ottobrate romane", che spesso hanno trovato spazio anche nella letteratura e nella poesia. Oggi è stata una di queste. Quale migliore auspicio per il ritorno in piazza della sinistra, dopo il tracollo elettorale di aprile, di un sole caldo e un'aria mite, che sembrano venuti in soccorso di militanti, leader di partito e associazioni concentratisi nella città eterna per protestare contro il governo? Nessuno, forse. Ed infatti il clima dolce ha portato bene alla manifestazione che ha sfilato per le strade del centro: circa 200mila è il numero reale che riassume la partecipazione di un popolo che torna a far sentire la sua voce dopo averla persa in Parlamento solo pochi mesi fa.

Non stupisce quindi la soddisfazione dei partiti dell'ex Arcobaleno, i cui leader hanno aperto il corteo sfilando dietro lo striscione a fianco dei rappresentanti dei movimenti e delle associazioni, promotori a luglio dell'appello da cui è nato l'appuntamento di oggi. Se ne vedono tanti di politici confusi tra la folla, con i volti sorridenti a scansare le bandiere che finiscono sul viso per il vento. E di bandiere ce ne sono: PdCI, Prc, Sd, Verdi, Idv (poche in realtà), No dal Molin, No Tav, Il manifesto (con la redazione imbavagliata dietro uno striscione per ricordare la mannaia che il governo sta per scagliare sull'editoria cooperativa, mettendo a rischio il pluralismo dell'informazione). Un fiume molto giovane per partecipazione, che avanza invocando soprattutto la difesa della scuola, tema particolarmente sentito da questo popolo della sinistra che della sfida culturale ha sempre fatto un proprio pilastro ideologico di riferimento. Ma anche per chiedere diritti sul lavoro, la fine del precariato come condizione perpetua, il sostegno alle fonti alternative, il rispetto della giustizia e della democrazia: chiedere tutto, si diceva un tempo.

Colpisce però il silenzio. Il corteo di oggi non gridava, non cantava, non urlava. O comunque se lo ha fatto è stato per poco e in pochi sporadici momenti. Forse bisogna trovare parole nuove e un nuovo vocabolario per rispondere a questo passaggio storico così difficile, con le destre al governo e la recessione a minacciare il mondo, mentre la sinistra deve ricercare altri canali per farsi sentire e per supplire all'afonia istituzionale, alla quale è stata costretta in aprile e nelle urne da questo stesso popolo sceso oggi in strada a protestare. Ma se pure c'è lontananza tra elettori ed ex eletti, e se il passato fallimentare pesa nella relazione tra dirigenti e militanti, oggi si tenta di ricompattare le file dell'opposizione a Berlusconi. A livello anche politico e allargato. Non è un caso quindi che nel serpentone ci si imbatta in Livia Turco e Vincenzo Vita, cioè nell'anima di sinistra del Pd, che invece scenderà in piazza il 25 ottobre. Così come non è un caso che al lato del corteo spunti un sorridente Fausto Bertinotti (firmatario per altro dell'appello), impegnato a stringere mani e offrire abbracci, ma anche contestato dai Giovani comunisti che lo salutano provocatoriamente come "qualcuno che ritiene il comunismo una parola indecente".

Divisioni, certo, ce ne sono. Per Rifondazione in particolare il presente non deve essere facile se Vendola e Giordano scelgono di sfilare accanto al movimento di Claudio Fava, dietro lo striscione "Per la Sinistra", di fatto evitando l'incontro con il segretario o Claudio Grassi che aprono il corteo. Ma si sapeva e si è saputo fino a ieri, dopo la polemica sull'annuncio dato da Diliberto in merito alla corsa comune alle elezioni europee, la quale ha portato l'area dei giordano-vendoliani, per l'occasione capeggiati da Migliore, a gelare il segretario del PdCI ma anche a frenare la propria maggioranza interna. Con la pronta reazione, anche oggi e nonostante oggi, di Marco Rizzo, il quale suggerisce a "Vendola e agli anticomunisti come lui, Migliore e Bertinotti" di fare le valigie: "Se ne vadano dal Prc altrimenti non saremo mai alternativi al Pd e ai padroni", ha detto l'esponente del PdCI.

Polemiche a parte, la manifestazione è andata bene, soprattutto tenendo conto che sei mesi fa questi partiti e queste forze hanno smarrito due milioni di voti. Ed hanno quindi da commentare soddisfatti i protagonisti: militanti e esponenti politici. "E' importante perché ridà voce alla sinistra", "dimostra che ci siamo in questo deserto dei tempi", ha detto l'ex presidente della Camera Bertinotti riferendosi alla piazza. Mentre per il segretario PdCI Diliberto "la soddisfazione più grande è vedere tantissime bandiere nostre e di Rifondazione mischiate per una prova di legittima resistenza contro governo e Confindustria": un chiaro riferimento a quanto proposto ieri, sollevando mille polemiche, in merito alla corsa comune in Europa. Per Ferrero l'11 ottobre "segna la fine della ritirata dopo mesi di conflitti e congressi", mentre per Fava "occorre tornare a fare opposizione politica e sociale nel Paese", ma non "con carezze, bensì con il rigore della propria battaglia", che deve tener conto della sconfitta di "ogni ritorno al nucleare", per privilegiare "l'energia rinnovabile e la difesa dei beni comuni, come l'acqua", ma anche "la difesa delle basi della democrazia...in un paese che appare rimberlusconito", gli fa eco la coordinatrice dei Verdi Grazia Francescato.

Il punto è che questo fiume rosso marcia per dire che è "contro la distruzione della scuola pubblica, contro un modello di lavoro che inneggia al precariato, contro la politica fatta a misura e a piacimento del premier", quindi aspira a fare e vedere opposizione. Come? In modo unitario. E questa istanza comune è conosciuta dai dirigenti e dai leader che sfilano in corteo, non a caso Ferrero avanza una proposta: quella di dar vita ad "un coordinamento di tutte le opposizioni della sinistra, delle forze sociali e politiche. Inutile parlare di costituente, questa è l'unica proposta unitaria percorribile". Un modo per comunicare la rotta agli altri soggetti ma anche e soprattutto ai suoi, quelli che spingono in direzione di un partito unico o almeno di un processo che muova verso tale obiettivo. Non a caso replica Vendola: "Bisogna oltrepassare il senso di frustrazione individuale". La costituente comunque, oggi e in questa circostanza, non è terreno opportuno su cui confrontarsi: "Non rispondo a polemiche intestine, quando qui c'è una domanda sociale. A me non pare corretto", risponde il segretario. Fava le difficoltà non le nasconde, perché pur essendo assieme in piazza, i partiti restano distanti su quale futuro li aspetta: ci sono "due progetti politici diversi: quello di chi vuole un progetto identitario, che riguarda la purezza dei comunisti, e chi come noi si batte per costruire una sinistra civile e sociale per costruire in Italia un partito di sinistra popolare, democratica e rigorosa". E questo è vero, ma forse è meglio parlarne domani. Oggi ci si goda questo bel sole e questo popolo, trovando unione, ancora una volta, contro quello che è sicuramente per tutti un antagonista pericoloso: Berlusconi.

Marzia Bonacci

http://www.canisciolti.info

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