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  • 10/12/2007 La nuova sinistra possibile (Emiliano Sbaraglia - aprileonline, http://www.canisciolti.info)

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    Consumato nella prima parte della mattinata quello che molti sperano si trasformi in una sorta di simbolico passaggio di consegne tra la sinistra "di movimento" che fu, quella di Pietro Ingrao, e quella che potrebbe essere, con Nichi Vendola alla guida, il palco dell'Assemblea generale della "Sinistra e l'Arcobaleno" ospita un parterre di rappresentanti delle quattro forze politiche, che insieme al resto della numerosissima platea accorsa alla nuova Fiera di Roma ascolta i vari relatori che si alternano.

    Tra questi Aurelio Mancuso, presidente dell'Arcigay, viene interrotto dalla pacifica invasione del movimento "No dal Molin", che sin dal primo mattino aveva atteso i partecipanti all'ingresso principale per ricordare la propria battaglia e la manifestazione a Vicenza di sabato prossimo.

    L'attesa è naturalmente per i "big", che alternati da esponenti della società civile intorno alle tredici iniziano a intervenire.

    Il primo è Alfonso Pecoraro Scanio, che esordisce definendo questa due giorni "una festa della democrazia del nostro paese". Il ministro sottolinea che "la cosa rossa è una cosa nuova, non la brutta copia del Pd", per il quale non usa parole tenere per le ultime polemiche riguardanti la tenuta del governo su finanziaria, welfare e laicità dello Stato. L'obiettivo è "una sinistra di governo, che superi il 15% per influire in maniera determinante nello scenario politico italiano".

    Poi è la volta di Oliviero Diliberto. Il segretario del Pdci evidenzia "la rilevanza storica di quello che stiamo facendo", e chiede un sostegno particolare "a tutti i non tesserati dei quattro partiti", affinché "incalzino i quattro partiti verso l'unità". Secondo Diliberto il nuovo soggetto politico nasce "per essere più grandi e più forti, e dunque bisogna essere più uniti", pur rispettando le diversità culturali e politiche di ciascuno, lasciando però alle spalle la tentazione di un "reducismo testimoniale" delle proprie identità, che porterebbe soltanto a "chiudere il tutto in una gabbia". Dal palco il leader dei Comunisti italiani lancia due proposte, una che rispetti "la perfetta parità tra i sessi"; l'altra per delineare "il rispetto tassativo e non derogabile di soli due mandati parlamentari". La chiusura è dedicata alla questione morale e al suo profeta, Enrico Berlinguer, il quale "se fosse vivo non sarebbe al nostro fianco, ma alla nostra guida".

    Arriva il turno di Fabio Mussi. Il primo pensiero torna alla "scissione" di Sinistra democratica certificata all'ultimo congresso dei Ds a Firenze: "Vedo il Pd, e sono contento di essere qui con voi". Quindi si rivolge proprio agli ex "compagni" dei democratici di sinistra, invitandoli a riflettere e magari a fare un passo indietro rispetto alla loro scelta, proprio in virtù della fisionomia che sta man mano assumendo la componente politica guidata da Veltroni. "Lavoro e ambiente ci dicono la stessa cosa", dice Mussi, vale a dire che "il capitalismo è incompatibile con il pianeta terra", motivo per cui, come ricordato da Ingrao, bisogna velocizzare il processo di unità della sinistra.

    La critica al governo Prodi è aspra, e il titolare del dicastero dell'Università e Ricerca si rivolge direttamente al premier. "Romano, così non si va avanti. I nostri 150 parlamentari non possono contare meno di Dini, Manzione, Bordon". Il finale mette in rilievo il dato di una sinistra che "finalmente non si scinde, ma si unisce", e alla società civile lancia un appello categorico, "Travolgeteci con la vostra partecipazione".

    "Non chiamatela fatalità: sono omicidi". Così l'incipit di Franco Giordano, che vuole in questo modo rimarcare ancora una volta l'ennesima tragedia sul lavoro accaduta a Torino. Il segretario di Prc dichiara esplicitamente che oggi parte un nuovo soggetto politico; un soggetto politico "unitario, plurale, pacifista, ambientalista, antiliberista, femminista, laico", che secondo Giordano "non può e non deve essere la somma dei quattro partiti". L'apertura è alle associazioni della società civile, ai movimenti, per delineare e vincere "la sfida di un altro mondo possibile". E per costruire tutto questo c'è ora bisogno di "liste comuni e programmi comuni, uniti da uno stesso simbolo". Uno scenario in cui "l'opposizione non rappresenta un disvalore", ammonisce il segretario, che conclude con una sorta di proclama : "Non sprechiamo questa occasione, promettiamo tutti di non deludere le attese del nostro popolo. Costruiamo, qui e ora, la sinistra unita e plurale".

    Il popolo della sinistra giunto in massa per questo appuntamento così atteso, sembra apprezzare e condividere, ma forse si attendeva qualcosa di più. Per adesso, i prossimi obiettivi sono stati individuati nella verifica di gennaio e le elezioni amministrative in programma nella primavera del 2008. Ma un progetto politico di più ampio respiro è ancora tutto da decidere.

    Seduto in prima fila Fausto Bertinotti, arrivato nel pieno dell'assemblea e accolto con entusiasmo dalla platea, ascolta e benedice. SI avvicina un militante e gli dice: "Fausto, non vogliamo la federazione, ma l'unità". "Siamo qui per questo"; risponde il presidente della Camera.

    Staremo a vedere.

    Emiliano Sbaraglia - aprileonline

    http://www.canisciolti.info

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