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11/10/2007 Se si votasse oggi, il Partito Democratico varrebbe tra il 23 e il 27% (http://www.canisciolti.info)

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11/10/2007 Se si votasse oggi, il Partito Democratico varrebbe tra il 23 e il 27%

Se si votasse oggi, il Partito Democratico varrebbe tra il 23 e il 27%, ma ha le potenzialità per superare il 35% e addirittura arrivare al 40. E' quanto emerge dalle risposte di sei sondaggisti, interpellati dal quotidiano online Affaritaliani.it. Ma tutti mettono in luce che le variabili sono molte, a cominciare dal successo delle primarie di domenica.

Oggi il Pd è tra il 25 e il 30%, mentre la potenzialità massima è del 40", afferma Nicola Piepoli. Secondo Alessandro Amadori, amministratore delegato di Demoskopea, "in un periodo in cui il centrosinistra è molto sofferente, il Pd non va oltre il 24%. Quanto alla potenzialità teorica, dipende se il nuovo partito riuscirà ad aprirsi a quel 40% di cittadini che non appartengono a nessun schieramento. In questo caso, potrebbe arrivare intorno al 30%, forse anche qualcosa in più. Un 20% di ex diessini nel massimo del loro splendore e un 10% di ex diellini nella loro piena efficienza elettorale".

"Attualmente il partito democratico è intorno al 27%", spiega Alessandra Ghisleri, numero uno di Euromedia Research. "Ma la potenzialità è molto più ampia. Dipenderà dalle scelte politiche, non è un valore matemicatico ma legato a quello che si vorrà realizzare. Sarà un partito moderato? In che modo? Quali aperture verso il Centrodestra e la sinistra estrema? Il Pd può avere un grande respiro e potenzialmente può superare il 30%, ma non dipende da un fattore numerico bensì dalle scelte politiche".

Per Fabrizio Masia, direttore di Nexus, "in questo momento la dimensione del Pd è intorno al 25-26%. La potenzialità è difficile da esprimere perché bisognerà vedere l'evoluzione futura e anche la legge elettorale. Non escludo che possa raggiungere il 35%. Le variabili da tener presente sono molte, dalla Cosa Rossa ai socialisti, da Mastella a Di Pietro". "Attualmente il partito democratico vale il 23%, la potenzialità massima è del 35%", afferma Renato Mannheimer.

Secondo Maurizio Pessato, amministratore delegato di Swg, "il Pd non ha un grande andamento, ma bisogna aspettare il 14 ottobre. Il dato di oggi, 24-25%, è poco significativo proprio perché può cambiare tra qualche giorno. Il potenziale del partito democratico è almeno il 35%, forse anche qualcosa di più pensando ai risultati che ha ottenuto l'Ulivo in passato. Può essere una novità nel panorama politico italiano, ma molto dipenderà dalle scelte politiche".

11/10/2007 Sondaggio: Veltroni al 70% Rosy Bindi al 19% per le primarie del Pd

L'Espresso in edicola domani pubblicherà il terzo e ultimo sondaggio Ipsos sulle primarie di domenica prossima per l'elezione dei vertici del Partito democratico, sondaggio dal quale risulta che Walter Veltroni ha intenzioni di voto comprese fra il 70 ed il 73% dei votanti.

Il sondaggio, realizzato fra l'1 ed il 5 ottobre mediante 2.000 interviste telefoniche, è stato anticipato oggi alle agenzie. Secondo il sondaggio il numero dei partecipanti alle primarie dovrebbe variare fra gli 1,2 milioni (definiti "sicuri") ed i 2,1 milioni (con l'aggiunta di 900.000 mila partecipanti "incerti") e "l'oscillazione tra la percentuale minima e quella massima [nelle previsioni di voto per ogni singolo candidato] deriva dalle diverse ipotesi di partecipazione al voto", dice L'Espresso.

Dopo il sindaco diessino di Roma (il consenso per il quale è in lieve calo dal sondaggio di due settimane fa che lo vedeva al 75-78%), risulta Rosy Bindi, attuale ministro della Famiglia della Margherita, alla quale vengono attribuite fra il 17 ed 19% delle previsioni di voto, terzo Enrico Letta, attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio della Margherita, con il 7-9% delle intenzioni di voto. Agli altri due candidati (Mario Adinolfi e Piergiorgio Gawronski, dopo il ritiro di Jacopo Gavazzoli Schettini) intenzioni comprese fra l'1 ed il 2%.

11/10/2007 Finocchiaro: Il Partito democratico d nasce per aiutare il Governo e non per distruggerlo

Azzerare le cariche dei gruppi parlamentari, e azzerare i ministri del Partito Democratico per arrivare ad una loro riduzione. Dopo Walter Veltroni e Piero Fassino, questa volta è Anna Finocchiaro a proporre un segno di discontinuità forte dopo le primarie del Partito Democratico che renda evidente la novità costituita dalla nascita ufficiale del nuovo partito.

E allora "si sciolgano tutti gli organismi, si dimettano presidenti, vice presidenti, direttivo, tutti", è la proposta della presidente del gruppo del Senato. E per ciò che riguarda il governo "mi chiedo, si tratta di una mia riflessione, se non debba essere azzerata e ricostituita, magari anche attraverso una sua riduzione, come espressione di un solo partito. So che è prerogativa di Prodi, ma sarebbe un segnale importante", ovvero che "il Pd nasce per aiutare il Governo e non per distruggerlo".

Dall'entourage della Finocchiaro, spiegano che "bisogna essere conseguenti: nasce un partito nuovo, e di conseguenza bisogna azzerare le cariche di gruppi parlamentari nati dalla semplice unione di Ds e Margherita". Un passaggio che costringerà peraltro i senatori 'border line' a decidere se abbandonare o meno il gruppo del Partito Democratico, si fa notare. Ma la proposta qualche perplessità la solleva: Mario Barbi, coordinatore del Pd molto vicino a Prodi, invita a "evitare l'entusiamo nell'immaginare una tabula rasa". Insomma, l'azzeramento delle cariche "non mi pare sia una questione prioritaria e comunque non avrei tutta questa fretta". Anche l'altro coordinatore del Pd, Antonello Soro, è ironico nell'osservare che "Anna è stata eletta dal gruppo dell'Ulivo che diventera' Ulivo-Pd e credo che verrebbe riconfermata a furor di senatori". Sulla praticabilità della proposta, dunque, "valuteremo tutti insieme".

Quanto alla delegazione del Pd al governo, dallo staff della presidente dei senatori ulivisti assicurano che "la questione è tutta nella mani di Prodi". Come sottolinea Piero Fassino: "E' legittimo dibattere, ma credo che spetti al presidente del Consiglio decidere la composizione dell'Esecutivo e che sia lui a valutare cosa è meglio per l'azione di Governo. Quello che vorrà Prodi sarà sostenuto con convinzione dal Partito democratico". Però il Pd, si osserva dallo staff della Finocchiaro, "nella sua autonomia può proporre di dimezzare la sua rappresentanza al governo". Una decisione "di buon senso", che "farebbe bene al governo Prodi", è la convinzione, anche se chiaramente nessuno pensa a intervenire in piena sessione di bilancio. Una mossa che dimostrerebbe appunto che la nascita del Pd è un fatto che incide realmente, e può rispondere a molte delle istanze che arrivano dalla società civile. Ma anche in questo caso, la reazione in ambienti vicini a Prodi è di cautela. "A decidere se e quando operare in questa direzione - dicono parlamentari vicini al premier - può essere solo il premier. E attualmente le priorità non possono che essere la Finanziaria e il welfare. Poi a gennaio Prodi valuterà". Ma l'invito è a non lasciarsi trascinare dal clima di antipolitica adottando soluzioni facili: "Nessuno nega che la compagine di governo è troppo numerosa, ma questo è l'effetto di una legge elettorale sciagurata che ha frammentato i partiti e ha esasperato la ricerca di visibilità". E dunque sarebbe più saggio "intervenire sulla causa, ovvero riformare la legge elettorale". Non solo: un intervento di questo tipo non è così semplice anche dal punto di vista tecnico. Comporterebbe il dover ridisegnare deleghe e competenze, un lavoro che richiederebbe settimane in cui l'azione del governo necessariamente verrà rallentata. E poi, se si vuole intervenire sui ministeri senza portafoglio, si porrebbe il problema del numero di donne al governo, visto che - si fa notare - molte delle ministre occupano dicasteri di quel tipo. Certo, negli ambienti prodiani non ci si nasconde che se la pressione del Pd verso una riduzione dei ministri dovesse aumentare dopo l'elezione di Veltroni a segretario, bisognerà porsi la questione. Ma sempre a gennaio, non prima, anche se il Parlamento dovesse scegliere di intervenire direttamente, accogliendo l'annunciato emendamento alla Finanziaria di Salvi e Villone per una riduzione dei ministri. Anche in questo caso, se ne parlerebbe dopo l'approvazione della Finanziaria.

11/10/2007 Mastella: Subito dopo le primarie del Pd Prodi si troverà in difficoltà con la sua stessa maggioranza

Clemente Mastella ritiene che, subito dopo le primarie, Romano Prodi si troverà in difficoltà con la sua stessa maggioranza. Concludendo un convegno organizzativo dell'Udeur, il ministro della Giustizia si è rivolto con franchezza a Walter Veltroni per dire che è "oggettivo che dopo la sacra investitura delle primarie, il leader del Pd preferisca mettere da parte Romano Prodi".

Secondo Mastella, Prodi rappresenterebbe "un cono d'ombra" per il nuovo segretario del Pd. "E' oggettivamente un problema - ha detto ancora sorridendo il Guardasigilli - avere davanti alle scatole il presidente del Consiglio".

11/10/2007 Tutto pronto per le primarie del Partito democratico

Tutto pronto per le primarie del Pd: 5 i candidati in lizza per la segreteria, 70 mila i volontari mobilitati per la consultazione. 16 gli anni necessari per votare, potranno recarsi ai seggi anche gli stranieri regolari. 20 i segretari che saranno eletti per guidare il Pd in ciascuna delle 20 regioni italiane. Gara aperta in diverse regioni come Campania, Sardegna, Piemonte, Friuli e Molise. 2.400 e' il numero dei delegati che verranno eletti all'Assemblea costituente del Pd.

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