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12/11/2007 Lettera a Maurizio Blondet (Roberto Quaglia, http://www.comedonchisciotte.org)

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Caro Dottor Blondet,
La tedio ulteriormente in relazione al caso Grillo, ma credo che per la portata che ha avuto, sia il caso di continuare ad analizzarne soprattutto le conseguenze.

Sono assolutamente d’accordo col rigettare decisamente gli atteggiamenti estremistici (con me o contro di me), che male si conciliano con la vita democratica (e che per questo sono tanto cari ai nostri “cari”-in tutti i sensi- politici di oggi….mi viene in mente l’atteggiamento dei Fassinodalema contro la gip Forleo, chissa’ come mai!!!!!).

Mi permetta pero’ di dare una diversa chiave di lettura alla lettera del sig. A.B. (SONDRIO), partendo da quanto mi e’ successo personalmente:
l’8 settembre sono andato in Piazza Castello a TORINO, con mio figlio, e mi sono letteralmente commosso a vedere questa “marea” di persone che disciplinatamente e tranquillamente in coda (cosa che avevo visto fare solo in altri paesi) attendevano ore per poter firmare il loro dissenso a questo sistema ormai non alla frutta, ma al “pussa-caffe’” (come si dice qui in Piemonte per indicare la grappa versata nella tazzina del caffe’ per chiudere degnamente un pasto).



Mi sono sentito proiettato in un mondo civile, dove la gente (come dice Lei) “non si e’ mobilitata in difesa di interessi particolari e localisti”, ma per dare un segno di civile, democratico, giustificato dai fatti, legale dissenso verso un certo modo di intendere la Politica.
(Ho sempre creduto che i nostri Governanti – e intendo sia coloro che sono al Governo che l’Opposizione, debbano essere considerati alla stregua di Amministratori Condominiali – spero che questi ultimi non me ne vogliano per l’infausto paragone che propongo. Ossia amministrare un patrimonio economico, culturale, sociale di una nazione, agevolando e assecondando il tessuto produttivo, connettivo….insomma cercare di far stare tutti un pochino meglio ogni giorno che passa……… che illuso, vero?)

Finito l’evento, tornato a casa, ho cercato immediatamente conferme e smentite alle opinioni che mi ero fatto e il primo sito che ho “consultato” e’ stato proprio il Suo. Leggo infatti quotidianamente, condividendone buona parte, gli articoli che Lei pubblica e la Sua opinione (da me condivisa o meno) mi interessa sempre.

Posso quindi comprendere l’ansia con la quale A.B. abbia atteso di leggere anche solo “poche righe per analizzare il fenomeno” (vede: A.B., come me, ritiene la Sua analisi importante). Quello che mi differenzia da A.B. e’ solo che io sono (purtroppo o per fortuna) meno impulsivo e ho imparato ad attendere prima di “esplodere”.

Per il resto (l’importanza del fenomeno e i suoi possibili sbocchi) mi sembra che ci possano essere addirittura dei punti di comunione tra Lei ed A.B..
Vorrei aggiungere anche il mio modestissimo parere:

assolutamente superfluo commentare i commenti dei nostri beneamati (qualunquismo e antipolitica sono i termini principalmente usati da questi uomini da “pussa-caffe’), nonche’ dei loro servilisti portavoce, il punto principale e’ legato al futuro di questa iniziativa (che ha FINALMENTE, lasciatemelo dire, urlato il malessere esistente, dopo anni di sommesso brusio….. e tutto per merito di un comico).
C’e’ da dire che (come anche Lei ha ricordato) in passato queste manifestazioni di malessere si sono concretizzate in disgustose farse (quelle che continua ancora oggi a propinarci un BOSSI ormai patetico), o peggio in voltafaccia mascherati da “senso di responsabilita’”.

Mi diletto (si fa per dire) nel leggere qualche articolo legato alla grande finanza, al signoraggio e a qualche altro “piccolo problema” di questo conto, e ritengo sia tristemente difficile poter conciliare (per chiunque sia al potere in un Paese come l’Italia) le esigenze della popolazione con quelle di un certo Ordine che in effetti controlla la vera leva del potere, cioe’ il danaro. Inoltre (vivendo su questa terra e non su marte come i nostri politici - come giustamente ricordato da Carlo Bertani) mi rendo conto che ormai l’economia e la finanza Italiane, sono ridotte al lumicino, cioe’ le grandi (e anche le medie) aziende sono ormai in mano a holdings europee o americane. Cio’ limita indubitabilmente le possibilita’ di intervento di qualunque governo in materia di politica economica. Riporto quanto sopra in modo meramente cronicistico e mi astengo da entrare nel merito delle scelte (errate?? pazze?? Sconsiderate?? Sicuramente legate a squallidi interessi personali) dei nostri prodi (p minuscola, ma si potrebbe anche scriverla maiuscola, tanto e’ uguale).

In altre parole il sistema produttivo/economico (e noi non abbiamo purtroppo grandi ricchezze insite nel territorio da poter utilizzare) e’ compromesso, se lo consideriamo da un punto di vista sociale, e le azioni per poter riprendere in mano la situazione sarebbero di portata immensa per chi se ne volesse fare carico (pensiamo solo al problema “debito pubblico” che secondo qualcuno non dovrebbe esistere in quanto generato in ampissima parte da una distorsione del sistema finanziario che concede alle banche centrali la possibilita’ di indebitare lo Stato esattamente della stesso valore monetario che questo ha prodotto….la ricchezza dello Stato diventa la sua poverta’ e contemporaneamente la ricchezza della Finanza).

Con tutto il rispetto e il ringraziamento per Grillo, non credo che lui possa (e non credo neanche che lui voglia) prendersi carico di problemi di questo genere, e allora????

Qui la realta’ si scontra con l’ideale… come far coincidere questa volonta’ popolare con la volonta’ di uno Stato (dovrebbe essere un assioma), partendo dalla situazione che ho sopra illustrato (e sicuramente ci sono anche altri aspetti che non so valutare), e non disperdere (con esito da Lei giustamente definito tragico) questo ulteriore tentativo?

Io credo molto nella capacita’ dei singoli individui;non credo che il meglio che si possa ottenere dagli italiani sotto il punto di vista di buon governo sia espresso dalla attuale classe politica.


Penso a tutte le persone di cui ho letto articoli, opinioni, pensieri sui vari siti o che ho conosciuto nella mia vita professionale….gente in gamba, gente che produce (soldi o cultura….. per me non c’e’ differenza: produrre una ricchezza , sia essa materiale o intellettuale, e’ da considerarsi una CAPACITA’). Gente che e’ in grado di discutere di problemi partendo da punti di vista opposti, ma riuscendo a trovare una soluzione ai problemi stessi, perche’ e’ il motivo per cui ne stanno discutendo (e non partendo da inutili ideali preconcetti)

Lei dice di Grillo : “punta molto, troppo sull’ecologismo”. Possiamo essere d’accordo oppure no, ma qualcosa mi dice che se Lei e Grillo doveste (per pura invenzione del mio cervello) incontrarVi a discutere e quindi dover decidere su una determinata scelta legata al nostro Paese, alla fine trovereste una soluzione….sono un illuso? Forse, ma come Le ho detto credo ancora nella onesta’ e capacita’ di tanta gente. Basta solo parlarne produttivamente.

La questione principe e’ quindi quella di convogliare questa spinta e indirizzarla, guidarla:
la democrazia in uno Stato deve per forza essere rappresentativa, ma non e’ detto che i rappresentanti di tale democrazia debbano farne una professione .

Quindi ben venga la legge popolare proposta e relativa al limite dei mandati popolari, ben venga la possibilita’ di eleggere i candidati (e non votare i partiti che scelgono), ben venga l’impossibilita’ di candidarsi per i pregiudicati (ovviamente in base al reato commesso, ci mancherebbe!), BEN VENGA L’IDEA CHE SERVIRE LA COMUNITA’ SIA UN SACRIFICIO E NON UN PRIVILEGIO.

Al sig. Beppe Grillo e ai “grillini” piu’ accaniti, dico: attenzione a non cadere a Vostra volta nella trappola del nemico dietro ogni angolo, della “cospirazione contro di noi”, dello sparare ad alzo zero contro tutti…. Tutte le critiche devono essere ascoltate e a tutte si puo’ ribattere in un ambito di discussione che sia supportato da fatti concreti…….NON VORRETE RICASCARE NEI DIBATTITI POLITICI DI PORTA A PORTA o altri vomitevoli esempi di insultologia gratuita.
Dico inoltre di rigettare tutti gli accoliti dell’ultima ora (PECORARI SCANI o altri) che cerchino solo un po’ di consenso in piu’, saltando la staccionata (tanto sono campioni di salti)!!!

Anche se oggi (11 settembre) su La repubblica si dissertarva dottamente di sincretismo applicato al grillesimo (o grilliamo), tanto per chiarire un po’ le idee, e viene veramente voglia di far capire a questi signori filosofi che qui stiamo parlando di una CASTA autoreferenziale che mai e poi mai acconsentira’ una riduzione dei loro ingiustificati (e ingiusti) privilegi e che sicuramente (dipende solo dai tempi che questa corsa folle alla liberismo/liberismo ci dara’) finiranno come Maria Antonietta. E aggiungo alla lista il da Lei citato Signor (?) Mughini.

Ritengo inoltre che questo movimento, dovrebbe muoversi per obiettivi: ora e’ stata posta una priorita’…bene perseguiamola fino in fondo, poi discuteremo di altro. Finche’ non si forma una struttura definita non si possono affrontare i dettagli.

Credo quindi che non si debba smettere di parlare di questo avvenimento, ma al contrario trovare un modo per strutturarlo (tutti insieme) e farne un “germoglio” dal quale possa finalmente scaturire una Idea Nuova…..d’altronde se non ce le facciamo da noi le cose, di sicuro non ci cascheranno dal cielo (o dal Parlamento)!

Mi scuso per la lunga dissertazione, e Le auguro un buon lavoro.

Roberto Quaglia - Torino
12.09.07

11/09/2007 Ecco perchè ero sul palco (Massimo Fini, www.massimofini.it, visto su http://www.comedonchisciotte.org)

Sarebbe un grave errore pensare che la folla che ha partecipato al riuscitissimo "'V-Day", organizzato da Beppe Grillo in Piazza Maggiore a Bologna e in altre 150 città italiane, rappresenti una parte del cosiddetto "popolo di sinistra" deluso dall'operato del proprio governo.

Così come fu un errore pensare che il milione di persone che si radunò qualche anno fa in piazza San Giovanni a Roma per protestare contro le vergognose leggi "ad personam" fosse composto esclusivamente da gente "di sinistra" (la sinistra, oggi, in piazza, mobilitando tutti gli apparati e le "truppe cammellate", è in grado di mandare, al massimo, trecentomila adepti).

Ho partecipato ad entrambe le manifestazioni, in piazza Maggiore sono intervenuto anche dal palco, insieme ad Alessandro Bergonzoni, Marco Travaglio, Sabina Guzzanti, al giudice Norberto Lenzi, oltre a Grillo che ovviamente si è riservato, con un'energia incredibile per un uomo che è vicino alla sessantina, la parte del leone, e credo di sapere di che cosa parlo.

Si tratta di un movimento trasversale, formato da una miriade di gruppi non sempre omogenei, alcuni dei quali sono venuti allo scoperto, in piazza, come quelli di Grillo, di Flores D'Arcais, dei NoTav, del mio Movimento Zero, ma il cui grosso si trova, per il momento, su Internet, ed è formato in grande prevalenza da giovani, i quali chiedono certamente il ritorno ad un minimo di decenza legale e formale (i punti qualificanti del "V-Day" erano: via gli inquisiti dal Parlamento, non più di due legislature per ogni deputato o senatore, poter votare per nominativi singoli e non solo per liste dove gli eletti sono già decisi, di fatto, dagli apparati dei partiti), ma che, nella sostanza, hanno perso ogni fiducia nei partiti in tutti i partiti, e nei loro uomini, nelle classiche categorie politiche vecchie di due secoli - liberalismo e marxismo, con i rispettivi derivati, nella destra e nella sinistra - e anche, nel profondo e magari inconsciamente, nella democrazia rappresentativa.

Lo deduco anche dal modo in cui è stato recepito il mio intervento che andava ben oltre i temi del "V-Day". Pensavo che sarebbe stato accolto gelidamente da una platea fortemente legalista (le maggiori ovazioni sono toccate a Marco Travaglio che della legalità ha fatto il suo cavallo di battaglia). Ho infatti detto che ero d'accordo con i temi del "V-Day" (figuriamoci se non lo sono, anch'io batto, da anni, sul tasto della legalità come sanno i lettori di questo giornale), ma che rischiavano di mascherare la questione di fondo che riguarda proprio l'essenza della democrazia rappresentativa. Che è un imbroglio, una truffa, "un modo, sicuramente sofisticato e raffinato, per ingannare la gente, soprattutto la povera gente, col suo consenso". E che questo non è un problema italiano, anche se certamente il nostro sistema presenta aspetti degenerativi specifici, ma di tutte le democrazie occidentali, particolarmente inquietante in un periodo storico in cui queste stesse democrazie pretendono di omologare a sè, con la propaganda ideologica, la propria economia e, se del caso, le bombe e l'intero esistente. Ma che la rivolta contro la "democrazia reale", quella che concretamente viviamo, inizi dal nostro Paese è molto interessante perchè l'Italia, nel bene e nel male, è sempre stata uno straordinario laboratorio di novità (l'ascesa della classe mercantile, che porterà alla Rivoluzione industriale che ha cambiato il nostro intero modo di vivere, inizia a Firenze e nel piacentino, il fascismo nasce qua, persino il berlusconismo, che io considero un fenomeno postmoderno - non è vero che Berlusconi imita Bush, è vero il contrario - è un fenomeno che prende il via dall'universo mediatico italiano).

Innanzitutto non si è mai capito bene cosa sia davvero la democrazia. È un animale proteiforme, mutante, cangiante, sfuggente. Lo stesso Norberto Bobbio, che pur ha dedicato a questo tema la sua lunga e laboriosa vita, scrive in un passaggio che i presupposti fondanti della democrazia sono nove, in un altro ne indica sei, in un altro ancora tre e alla fine ne dà una definizione talmente risicata da perdere qualsiasi senso. In ogni caso si può dire che la "democrazia reale" non rispetta nessuno dei presupposti che, almeno nella "vulgata", le vengono attribuiti. Prendiamone, a mo' di esempio, solo due. 1) Il voto deve essere uguale. Il voto di ogni cittadino non deve valere nè di più nè di meno di quello di qualsiasi altro. 2) Il voto deve essere libero. Deve ciè essere conseguenza di una scelta spontanea e consapevole fra opzioni effettivamente diverse. I governanti devono avere un reale consenso da parte dei governati.

Bene. Il voto non è uguale e il consenso è taroccato. Sul primo punto ha detto parole definitive la scuola elitista italiana dei primi del Novecento: Gaetano Mosca, Vilfredo Pareto, Roberto Michels. Scrive Mosca ne "La classe politica": «Cento che agiscano sempre di concerta e d'intesa gli uni con gli altri trionferanno sempre su mille presi uno a uno che non avranno alcun accordo fra di loro». Il consenso è taroccato perchè ampiamente indirizzato dai massmedia, in mano alle oligarchie economiche e politiche, che non per nulla vengono, spudoratamente, chiamati gli "strumenti del consenso". E lo stesso si può dire per tutti gli altri presunti presupposti della democrazia che Hans Kelsen, che non è un marxista nè un estremista talebano, ma un giurista liberale, considera una serie di "fictio iuris".

Nella realtà la democrazia rappresentativa non è la democrazia ma un sistema di minoranze organizzate, di oligarchie, di aristocrazie mascherate, politiche ed economiche, strettamente intrecciate fra di loro e, spesso, con le organizzazioni criminali - quando non siano criminali esse stesse - che il liberale Sartori definisce, pudicamente, "poliarchie", che schiacciano il singolo, l'uomo libero, che non accetta di sottomettersi a questi umilianti infeudamenti, cioè proprio colui di cui il pensiero liberale voleva valorizzare meriti, capacità, potenzialità e che sarebbe il cittadino ideale di una democrazia, se esistesse davvero, e invece ne diventa la vittima designata.

Del resto senza tanti discorsi teorici lo vediamo tutti, lo sentiamo tutti che noi cittadini non contiamo nulla. La nostra unica libertà è di scegliere, ogni cinque anni, legittimandola, come l'unzione del Signore legittimava il Re, da quale oligarchia preferiamo essere dominati, schiacciati, umiliati. Non siamo che sudditi. Kelsen scrive: «Si potrebbe credere che la particolare funzione dell'ideologia democratica sia quella di mantenere l'illusione della libertà». E si chiede come «una tale straordinaria scissione fra ideologia e realtà sia possibile a lungo andare».

Me lo chiedo anch'io da tempo. E ho concluso così il mio intervento: «Le democrazie (inglese, francese, americana) sono nate su bagni di sangue. Ma non accettano, nemmeno cencettualmente, di poter essere ripagate dalla stessa moneta. Anzi hanno posto, come una sorta di "norma di chiusura" per dirla con lo Zietelman, che la democrazia è il fine e la fine della Storia. Saremmo quindi tutti condannati, per l'eternità, a morire democratici. Ma la Storia non finisce qui. Finirà, con buona pace di Fukujama e di tutti i Fukujama della Terra, il giorno in cui l'ultimo uomo esalerà l'ultimo respiro. Non sarà certamente la nostra generazione, quella mia e di Beppe Grillo, non sarà questo ludico "V-Day" a cambiare le cose, ma verrà un giorno, non più tanto lontano, in cui la collera popolare abbatterà questa truffa politica, come, in passato, è avvenuto con altre». Ovazione.

Massimo Fini
(www.massimofini.it)
Fonte: www.gazzettino.it/
Link
11.09.07

10/11/2007 Dove va Beppe Grillo. Analisi sociologica (Carlo Gambescia Fonte: http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com)

Al posto di Beppe Grillo tremeremmo. Ieri la Repubblica gli ha dedicato il titolo d’apertura, le pagine 2-3 e un paio di commenti non benevoli di Michele Serra e Massimo Cacciari (intervistato da Carlo Brambilla). Ma per quale ragione Grillo dovrebbe preoccuparsi? Perché si tratta di un giornale dalle antenne sensibili, capace di riconoscere il nemico a grande distanza… Per poi distruggerlo mediaticamente.

Che cosa non andrebbe in Grillo secondo la Repubblica? Il suo “populismo”, ovviamente antipolitico, il che ha già sapore di prossima scomunica… Visto il trattamento ricevuto da Silvio Berlusconi, altro populista d'Italia, assai malvisto dall' establishment finanziario laico, vicino al quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. Pertanto, crediamo, che si preparino tempi non facili, per Grillo e il suo movimento.
Ma cerchiamo di affrontare l’argomento in termini oggettivi.
Il successo della manifestazione di ieri - il cosiddetto V-Day - mostra che sul piano politico Grillo ha nella manica alcune carte da giocare. Vediamo quali.

In primo luogo personali. Qualunque partito italiano, ora, lo vorrebbe nelle sue schiere.
In secondo luogo di movimento. Stando alla cronache, il “grillista” è di tutte le età (ma con lieve predominio dei giovani), proviene dal ceto medio in crisi (con predominanza di precari e studenti, ma sembra anche pensionati ) e soprattutto ha notevoli capacità di mobilitazione (si tratta di dati estrapolati dalle cronache di ieri e quindi da “prendere con le molle”; che, tuttavia, possono costituire una prima base osservativa). Riunire in tutta Italia alcune centinaia di migliaia di persone non era facile, soprattutto la seconda domenica di settembre e in concomitanza con altri eventi. E Grillo, invece, ha raggiunto l’obiettivo: il che significa che ieri è sorta sociologicamente un' entità politica di “movimento” e non solo legata alla blogsfera, che risponde ai tre requisiti canonici: un capo (Grillo); un’identità (fondata sul rifiuto della “politica politicante” , sulla promozione della democrazia diretta e, pare, stando al sito di Grillo, sulla "decrescita felice"); una forza d’urto movimentista composta di migliaia di aderenti. Probabilmente capace di fare politica all’esterno delle istituzioni.

In terzo luogo di partito. Il movimento, una volta consolidatosi, nell’arco di un anno o due, potrebbe trasformarsi in partito. E dunque presentarsi regolarmente alle elezioni. E fare politica direttamente nelle istituzioni.
Tuttavia, e in quarto luogo, il movimento, potrebbe anche essere ridimensionato, per ragioni legate alla volontà di Grillo o alle circostanze interne e/o storiche, e trasformarsi in gruppo di pressione. E dunque fare politica attraverso le istituzioni, passando per i partiti, o per particolari personalità politiche.

Queste sono le quattro possibilità che Grillo ha davanti a sé. Attualmente (o almeno fino a ieri), Grillo, sembra agire, secondo la logica del gruppo di pressione: attraverso le istituzioni (si pensi allo strumento delle iniziative di legge). Ora però, potrebbe passare a una logica di emendamento, dal basso, agendo sulle istituzioni, pur rimanendone all'interno, attraverso lo strumento del referendum. Il passaggio è delicato, dal momento che un’organizzazione referendaria, implica:
a) strutturazione sul territorio (che in parte minima già esiste, grazie ai gruppi dei cosiddetti “amici di Grillo”);
b) quadri dirigenti intermedi;
c) una massa di attivisti e simpatizzanti (in tutto, almeno un settecentomila unità).
Pertanto la scelta referendaria, potrebbe facilitare la trasformazione del movimento, nato appena ieri, in partito (che però richiederebbe, a prescindere dalla legge elettorale, per un minimo di visibilità, almeno un milione/un milione e mezzo di unità, tra attivisti, simpatizzanti e votanti). Oppure potrebbe condurre alla stabilizzazione del "grillismo" nei termini di un movimento sociale flessibile, capace di intervenire sul territorio, in risposta alle “chiamate del capo”. Pertanto due delle quattro possibilità elencate, potrebbero costituire gli anelli di un processo politico evolutivo dal movimento (stadio a), al partito (stadio b). Mentre la trasformazione in gruppo di pressione implica, come accennato, il rischio del ridimensionamento sociale e dunque operativo. Ma anche la stabilizzazione in termini di movimento, alla lunga, potrebbe favorire un’istituzionalizzazione dello stesso, e dunque il venire meno della portata innovativa, che in genere caratterizza i movimenti sociali, come fenomeni di stato nascente.

Il futuro del “Grillismo” dipenderà perciò, oltre che dagli ostacoli posti dai partiti e dalle istituzioni esistenti, dalle capacità decisionali e organizzative di Beppe Grillo. Dalla qualità dei suoi programmi. E dalla sua volontà di fare o meno “politica sul serio”. Dal momento che fare politica sul serio, significa, almeno nelle società democratiche, trasformarsi in partito e partecipare alle elezioni, per governare da soli o insieme ad altri. Per contro il movimento e il gruppo di pressione non hanno valenza politica, soprattutto nei tempi lunghi: perché i movimenti, storicamente parlando, o si trasformano in partiti legali o fanno le rivoluzioni, conquistando il potere con la forza. Altrimenti i movimenti finiscono per rientrare nella normalità (“normalità”, che in alcune sue schegge impazzite, può implicare, secondo le tradizioni ideologiche, anche il terrorismo). Per riaccendersi socialmente, di tanto in tanto, in relazione all'andamento delle vicende esterne e agli alti bassi del cosiddetto potere carismatico dei capi… Quanto ai gruppi di pressione, si tratta di vere e proprie organizzazioni sistemiche di gestione di valori trasformati in interessi economici, più o meno legali, secondo le legislazioni nazionali.
Tre notazioni finali.

In primo luogo, il grillismo, mostra la forza della cosiddetta “blogsfera” e di internet. Forza che non deve però essere sopravvalutata, perché se è vero che “la rete” svolge un interessante ruolo di catalizzazione e informazione delle forze sociali, è altrettanto vero che i processi politici implicano capi e dirigenti capaci, programmi concreti, e soprattutto masse reali, e non solo virtuali, o comunque in grado di trasformarsi da virtuali in reali.
In secondo luogo, il grillismo è esploso con il centrosinistra al potere. E questo dovrebbe far riflettere la sinistra sugli errori commessi. E soprattutto sulla necessità di non liquidare Grillo, come populista e nemico della democrazia. Dal momento che questa accusa potrebbe favorirne il riflusso a destra.

In terzo luogo, la presunta volontà di Grillo di andare oltre la destra e la sinistra, è indubbiamente interessante, ma purtroppo ambigua e pericolosa per lo sviluppo politico del grillismo. Perché se intesa in termini istituzionali, indica la ricerca di una “pacifica” collocazione partitica al centro, o comunque, da gruppo di pressione e/o movimento sociale stabilizzato; se intesa in termini anti-istituzionali, può attirare su di lui, feroci accuse di qualunquismo, populismo o neofascismo, come già sta accadendo. Purtroppo, la scelta di voler andare “al di là della destra e della sinistra”, pur condivisibile sul piano soggettivo, crediamo possa acquisire senso soltanto nel quadro oggettivo di una simultanea (storicamente parlando) trasformazione totale dell’attuale sistema politico, economico e sociale in qualcosa di completamente nuovo. Con tutti i rischi e pericoli di involuzioni autoritarie che questi processi implicano.
Parliamo, ovviamente di rischi, perché come abbiamo scritto altrove, l’antipolitica di oggi può essere la politica di domani. Ma Beppe Grillo è disposto ad assumersi questo rischi? Ha la tempra del capo e dell'organizzatore? Da ieri sembra di sì.

Carlo Gambescia
Fonte: http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/
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10.09.07

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