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  • 01/03/2007 Turigliatto e' stato espulso da Rifondazione Comunista (http://www.canisciolti.info)

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    Il senatore dissidente del Prc, Franco Turigliatto, e' stato espulso del partito. A renderlo noto e' stato lui stesso. "Mi hanno appena comunicato che il collegio di garanzia mi ha 'allontanato' dal partito", ha detto. Turigliatto, che non aveva partecipato al voto sull'informativa del ministro D'Alema a palazzo Madama, bocciata per 2 voti, era stato gia' stato espulso dal gruppo Prc al Senato e nella direzione del partito era stato deferito al collegio di garanzia.

    Il senatore dissidente Franco Turigliatto si dice "dispiaciuto" della decisione della Commissione nazionale di garanzia di allontanarlo dal partito. "Mi hanno espulso, mi dispiace molto, io questo partito l'ho costruito". "Con un atto di questo genere, che è in relazione alla profonda involuzione della linea politica, il partito rischia di distruggere quanto ha costruito in questi anni".

    Casini: Sono vergognosi gli attacchi alla moglie di Follini

    "Tutto mi divide da Follini, ma sono vergognosi gli attacchi a sua moglie". Lo dice il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, commentando le parole di Sergio De Gregorio, secondo cui dietro la scelta di Follini di appoggiare il governo ci sarebbe "la conferma, avvenuta poche settimane fa, dell'incarico di direttore generale dell'Agenzia del Demanio per altri cinque anni a Elisabetta Spitz, la moglie del leader dell'Italia di Mezzo".

    "Tutto mi divide dalla scelta del senatore Follini - afferma Casini - votando la fiducia al governo Prodi, Follini ha leso il patto di lealta' che lega un uomo politico ai propri elettori e minato la credibilita' di un centro che non puo' nascere all'insegna del trasformismo. Ma detto questo - aggiunge - che il senatore Sergio De Gregorio, primo trasformista della legislatura, si permetta, pur di attaccare Follini, di insultare la moglie, l'architetto Elisabetta Spitz, direttore generale dell'Agenzia del Demanio, e' vergognoso".

    "Vi sono limiti personali e di buon gusto che la polemica politica non puo' violare - prosegue Casini - l'architetto Spitz e' stata nominata da un governo di centrosinistra, confermata da un governo di centrodestra e nuovamente confermata dal governo attuale, in base a una competenza e a una professionalita' consolidate negli anni e da tutti indifferentemente riconosciute. Polemizzare con Follini e' una scelta - conclude - coinvolgere la moglie e' una inutile volgarita'".

    La Cdl rimanda il 'funerale di Mortadella'

    'El senador' arriva pacioso a voto già iniziato, ma in tempo per essere 'mister 158', il numero che per tutto il giorno agita, fa sperare e disperare la maggioranza. E' con lui che Prodi mette in cassaforte la maggioranza politica, quella dei senatori eletti e conquista la fiducia con 162 voti grazie a quattro senatori a vita (Ciampi, Colombo, Montalcini, Scalfaro). Con il governo fuori dalle secche della crisi, alla Cdl non resta che lasciare sugli scranni di Palazzo Madama quei manifestini funebri con su scritto: "Mortadella". Avevano cominciato a passerseli di banco in banco sognando di sventolarli per tutta l'Aula per celebrare il funerale del Professore.

    E invece arriva 'mister 158'. Entra in Aula con un sorriso largo Luigi Pallaro e subito viene tratto in tentazione da un capannello di senatori di Forza Italia: lo salutano, gli sorridono, qualcuno vorrebbe anche abbracciarlo. Ma ci pensa Rosa Calipari, Ds, a strapparlo a quella compagnia: con una mano sulla spalla riconduce il senatore argentino sulla retta via (ai banchi del centrosinistra). Lui giura di non aver ricevuto alcun pressing, tanto meno dal presidente argentino evocato da Cossiga, nè di essere tipo da fare ricatti. Ma quando gli si chiede se il riferimento nel discorso di Prodi agli italiani nel mondo fosse in realtà farina del suo sacco spiega che "ne abbiamo parlato ieri mattina con il premier, è una cosa che ha capito bene... Io non faccio ricatti, cerco di sensibilizzare...".

    Tanto per non rischiare, per tutto il giorno, due esponenti dell'Ulivo, il vice ministro Franco Danieli e il senatore Edoardo Pollastri, lo marcano stretto per evitare cambi di idea. Anche perché fino a sera in Transatlantico si rincorrono voci che lo vorrebbero assente e il giallo ruba la scena anche alla novità di questo voto, il 'sì' di Marco Follini. L'ex segretario centrista spiega di averlo fatto per "costruire un ponte tra centro e sinistra" e perchè "la governabilità è una risorsa di tutti e non solo di una parte". L'Unione applaude, la Cdl lo accoglie con gelo e con pochi isolati 'buuh', Giovanni Pistorio del Movimento per l'Autonomia si volta e gli stringe la mano. Lui, come aveva detto, incassa, senza battere ciglio.

    In Aula cala la tensione e c'è quasi un rompete le righe. Chi esce, chi cambia banco, chi si riunisce in vari capannelli, chi raggiunge 'in processione' Follini. Prima sale dall'ex Udc il presidente federale della Margherita Willer Bordon, poi il ministro Beppe Fioroni ed il sottosegretario Enrico Letta: sono tutte conversazioni 'lunghe'. Ma Follini non è l'unico ad attirare l'attenzione: anche da Andreotti, che ha appena annunciato che non parteciperà al voto, è un continuo: alla fine un conciliabolo di ex democristiani con in testa Mastella e Fioroni.

    Sui banchi del governo invece Rosy Bindi parla fitto fitto con Paola Binetti e non sembra essere una conversazione facile. Colpo di scena finale l'arrivo di Francesco Cossiga con tanto di collare e stampella che vota per primo, insieme a una pattuglia di senatori a vita e vota contro, come Sergio De Gregorio ancora in convalescenza per una colica. Alla fine ci sono anche i 'sì' dei due irriducibili del dissenso Franco Turigliatto e Fernando Rossi: per loro la battaglia è solo rimandata, aspettando Kabul. Il governo ha la fiducia, sono applausi e abbracci per Prodi, quello più caloroso con Anna Finocchiaro. E anche per il premier non è ancora finita, domani e venerdì lo attende la prova della Camera. Ma quella più dura, che toglie il sonno, è ormai alle spalle.

    Rutelli: E' colpa della sinistra radicale il calo di consensi al Governo

    Il calo del gradimento del governo nei sondaggi d'opinione è colpa della sinistra radicale. All'indomani della fiducia e del ricompattamento dell'alleanza, il vicepremier Francesco Rutelli, intervistato da Repubblica, lancia un nuovo affondo all'indirizzo dell'ala sinistra dell'Unione: "Scendiamo nei sondaggi - accusa - perché la gente legge che c'è qualcuno che richiama l'odio di classe, qualcun altro che dice: i brigatisti sono infiltrati dalle istituzioni; oppure: andiamocene via dall'Afghanistan anche se c'è l'Onu; e c'è chi critica perfino il presidente Napolitano sulle foibe".

    Per Rutelli "se l'equilibrio dell'immagine offerta alla gente pende troppo a sinistra, il 50 per cento che abbiamo preso nel voto dell'aprile scorso fatalmente si restringe". Il leader della margherita comunque sottolinea che "c'è una sola maggioranza politica in questa legislatura. Quella scelta dagli elettori". Poi aggiunge: "Come ha detto Napolitano, l'unica subordinata potrebbe portare a una nuova legge elettorale", una legge, spiega, "che permetta certezza nella rappresentanza e certezza al governo". Secondo Rutelli il governo Prodi "è un governo politico perché è la sola maggioranza possibile in questa legislatura, e che però si prende anche il compito di pilotare un approdo istituzionale che non può che essere a larga maggioranza".

    In conclusione, Rutelli sferza gli alleati: "Casini ha detto che ci sono quattro linee nella Cdl, tocca a noi farle emergere. Noi ci occupiamo troppo dei problemi di casa nostra - osserva - e trascuriamo quanto grandi sono i problemi nel centrodestra. Credo che su questo dobbiamo lavorare, per recuperare consensi che abbiamo perso soprattutto nelle aree centrali dell'elettorato. E dobbiamo lavorare sul piano politico: tocca a noi imporre l'agenda delle riforme".

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