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14/09/2008 In Nigeria è guerra del petrolio (http://www.lanuovaecologia.it)

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Delta del Niger


I ribelli del Mend, il gruppo armato della zona petrolifera del Delta del Niger, hanno lanciato una "guerra del petrolio" contro le compagnie che operano in zona. La "guerra" è stata dichiarata in reazione a un pesante attacco aereo e marittimo lanciato dall'esercito nigeriano<

I ribelli nigeriani del Mend, il gruppo armato della zona petrolifera del Delta del Niger, hanno lanciato ieri all'alba una "guerra del petrolio" contro le compagnie che operano in zona, annunciando di voler distruggere le loro installazioni e sequestrare petroliere e metaniere. La "guerra" è stata dichiarata in reazione ad un pesante attacco aereo e marittimo lanciato due giorni fa contro di loro dall'esercito nigeriano.

I ribelli hanno detto di aver ucciso ieri 22 soldati e aver distrutto impianti e condutture, inclusa una piattaforma della statunitense Chevron a Kula. La compagnia ha confermato l'attacco ad un suo impianto, ma ha detto che questo non era più funzionante da tempo. "Non abbiamo ricevuto nessun tipo di attacco" ha riferito un portavoce dell'Eni, che in zona ha importanti strutture estrattive.

Le forze armate nigeriane non hanno confermato le perdite. Hanno invece detto che nessuna struttura produttiva è stata danneggiata e che l'attacco contro la Chevron è stato respinto, con numerosi ribelli uccisi. "Verso l'una del mattino di questa domenica - è scritto in un comunicato dei guerriglieri - l'operazione Uragano Barbarossa é iniziata con combattenti pesantemente armati a bordo di imbarcazioni partite da differenti basi del Mend nel Delta del Niger".

I ribelli hanno intimato alle compagnie di evacuare il personale e di allontanare dal Delta petroliere e metaniere, perché sono intenzionati a sequestrare anche queste. I guerriglieri del Mend chiedono una redistribuzione alle poverissime popolazioni locali delle royalties petrolifere pagate dalle compagnie straniere al governo nigeriano.

La guerriglia non ha fermato l'estrazione, ma è riuscita a ridurla, dai 2,6 milioni di barili di due anni fa agli 1,8 - 2 di oggi. Il governo nigeriano si è mostrato del tutto impotente nei confronti del Mend, sia dal punto di vista militare che da quello politico. Il presidente Umaru Yar'adua, eletto nel maggio del 2007, aveva promesso di fare del Delta una delle priorità della sua azione, ma da allora la situazione non è migliorata.

Nel maggio di quest'anno Yar'adua aveva annunciato a breve una conferenza sulla questione, che non si è mai tenuta. Ultimamente il presidente ha annunciato la creazione di un ministero per lo sviluppo e la pacificazione del Delta, ma l'iniziativa è stata bollata dal Mend come "uno strumento in più di corruzione e clientelismo politico".

14/09/2008 Ecuador, stop alle trivelle nello Yasunì (Barbara Lominaco, http://www.lanuovaecologia.it)

Indios Yasuni dell'Ecuador


L’Ecuador si impegna a rinunciare all’estrazione di 900milioni di barili di greggio nell'area protetta. La decisione annunciata a Roma dall’ambasciatore Francisco Carrion Mena, rappresentante personale del presidente Rafael Correa

Il petrolio dell'Ecuador resterà nel sottosuolo: hanno prevalso l'integrità dello straordinario patrimonio naturale e i diritti delle popolazioni indigene che vivono nel parco dello Yasunì. A comunicare la decisione del governo guidato dal presidente Raffael Correa Delgado, venerdì scorso a Roma, è stato l'ambasciatore Frncisco Carrion Mena, suo rappresentante personale.

«ITT (Ishpingo-Tiputini-Tambococha) - ha detto Carrion Mena - è attualmente la più grande riserva petrolifera del paese. Si trova nell’Amazzonia ecuadoriana, tesoro di biodiversità e territorio di popolazioni indigene». Questa l'iniziativa lanciata un anno fa dal presidente Rafael Correa all’Assemblea delle Nazioni Unite: il petrolio resterà nel sottosuolo se i paesi industrializzati contribuiranno nella misura del 50% di quello che frutterebbe, comprando certificati di garanzia emessi dallo stato. Nel caso la somma non venisse impiegata, il governo si impegna a restituirla al creditore. 

«Secondo le nostre stime – prosegue l'ambasciatore - le riserve petrolifere eucadoriane sono destinate a esaurirsi nei prossimi 30, 35 anni». Di fronte alla generale inerzia dei governi, Yasunì-ITT rappresenta uno strumento di sviluppo verso la transizione energetica. L’area amazzonica ecuadoriana è divisa in lotti che subiscono da anni i danni dello sfruttamento, nonostante l’opposizione delle comunità autoctone.

L'oro nero rappresenta attualmente la maggiore fonte di reddito per l’Ecuador. È estratto per il 37% dalla Petroecuador, il resto è in mano a multinazionali quali Repsol, Oxy Occidental Petroleum e Encana. I contributi, chiesti in nome della responsabilità collettiva in difesa dell’ambiente, confluiranno nel Fondo per la Transizione Energetica, Fideicomiso Yasunì-ITT: 350milioni di dollari in 10 anni che il governo investirà in progetti di sviluppo ambientale e sociale.

I giacimenti di Yasunì, noti al paese fin dal 2002, si trovano in un territorio che l’Unesco ha dichiarato Riserva mondiale della biosfera. Si tratta di greggio pesante la cui lavorazione richiederebbe la costruzione di un enorme infrastruttura estrattiva, minacciando un impatto ambientale disastroso. La cultura dei popoli indigeni e la biodiversità degli ecosistemi che abitano sono un tesoro dal valore inestimabile.

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