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  • 02/02/2006 La Borsa petrolifera iraniana 2 (Krassimi Petrov. Ph D.)

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    II. La Borsa Petrolifera Iraniana

    Alla fine il governo iraniano ha sviluppato la più potente delle armi “nucleari” in grado di distruggere velocemente il sistema finanziario su cui sta puntellato l’impero americano. Quest’arma è la Borsa petrolifera iraniana, la cui apertura è programmata per il marzo 2006. La Borsa si baserà su un meccanismo del commercio del petrolio in euro che naturalmente implicherà il pagamento del petrolio con l’euro. In termini economici, ciò costituisce una ben più grande minaccia all’egemonia del dollaro rispetto a quella rappresentata da Saddam, perché in tal modo si permetterà a chiunque desideri o comprare o vendere il petrolio in euro di effettuarvi le transazioni, raggirando così del tutto il dollaro statunitense. Se ciò accade, allora è probabile che quasi tutti saranno desiderosi di adottare il sistema petrolio-euro:

    Gli Europei non dovranno più comprare e conservare dollari al fine di assicurarsi la moneta di pagamento per il petrolio, perché potrebbero pagarlo con la propria valuta.L’adozione dell’euro per le transazioni del petrolio fornirà alla valuta europea il prestigio di essere una riserva monetaria, il che benificerà gli Europei a discapito degli Americani.

    I Cinesi ed i Giapponesi saranno particolarmente desiderosi di adottare il nuovo cambio, perché ciò consentirà loro di diminuire drasticamente le loro enormi riserve di dollari e di diversificarle con gli euro, proteggendosi in tal modo dalla svalutazione del dollaro. Una parte di questi dollari continuerà ad essere da loro conservata; mentre essi potrebbero benissimo decidere di cestinare una seconda parte delle loro riserve di dollari; e poi di utilizzare una terza parte dei loro dollari per i futuri pagamenti senza reintegrare le proprie riserve di dollari, ma accumulando riserve di euro.

    I Russi hanno intrinseci interessi economici nell’adozione dell’euro – la maggior parte dei loro affari commerciali avviene con i Paesi europei, con i Paesi esportatori di petrolio, con la Cina e con il Giappone. L’adozione dell’euro privilegerà subito i primi due blocchi di Paesi e col tempo faciliterà il commercio con la Cina ed il Giappone. Inoltre, a quanto pare, i Russi detestano conservare i dollari che si stanno deprezzando, dato che hanno di recente scoperto la loro nuova venerazione per l’oro. I Russi hanno anche risvegliato il loro nazionalismo, e se abbracciare l’euro significherà sferrare un duro colpo agli Americani, lo faranno con piacere, compiacendosi di vedere gli Americani dissanguarsi.

    I Paesi Arabi esportatori di petrolio adotteranno con entusiasmo l’euro come mezzo per diversificare i propri investimenti al posto delle montagne crescenti di dollari svalutati. Proprio come i Russi, i loro affari commerciali sono principalmente con i Paesi europei, e quindi preferiranno la valuta europea sia per la sua stabilità sia per evitare il rischio valuta, per non parlare della loro jihad contro il Nemico Infedele.

    I Britannici saranno gli unici a trovarsi tra l’incudine e il martello. Essi hanno da sempre una partnership strategica con gli Stati Uniti, ma al tempo stesso subiscono naturalmente l’attrazione da parte dell’Europa. Finora hanno avuto molte ragioni per stare dalla parte dei vincitori. Però, vedendo il proprio partner secolare crollare, resteranno saldi al suo fianco o gli infliggeranno il colpo di grazia? E poi, non si dovrebbe dimenticare il fatto che al momento le due principali borse del petrolio sono il NYMEX di New York e l’International Petroleum Exchange (IPE) [Borsa internazionale del petrolio] di Londra, anche se entrambi sono in realtà in mano agli Americani. Sembra quindi più probabile che i Britannici si troveranno ad sprofondare giù insieme con tutta la barca, perché altrimenti danneggerebbero i loro stessi interessi nella IPE di Londra e sarebbe per loro come spararsi sui piedi. E’ qui il caso di notare che nonostante tutta la retorica riguardo alle ragioni per far sopravvivere la sterlina, è molto più verosimile che il motivo per cui i Britannici non hanno adottato l’euro sia stato il fatto che gli Americani devono avere esercitato molte pressioni su di loro per evitarlo: se ciò fosse avvenuto, l’IPE di Londra sarebbe dovuto passare all’euro, infliggendo così una ferita mortale al dollaro ed al loro partner strategico.

    Ad ogni modo, non importa ciò che i Britannici decideranno, nel caso la Borsa petrolifera iraniana dovesse prendere velocità, gli interessi in ballo – cioè quelli degli Europei, dei Cinesi, dei Giapponesi, dei Russi e degli Arabi – porteranno ad adottare con entusiasmo l’euro, segnando così il destino del dollaro. Gli Americani non possono permettere che ciò accada, e, se necessario, useranno tutta una vasta gamma di strategie per fermare od ostacolare l’entrata in funzione della Borsa:

    Il sabotaggio della Borsa – sotto forma di un virus che colpisca i computer, di un attacco ai network, alle comunicazioni o ai server, di varie violazioni alle protezioni dei server, o di un attacco del tipo dell’11 settembre ai danni dei servizi principali e di sostegno.

    Il colpo di stato – si tratta di gran lunga della migliore strategia a lungo termine a disposizione degli Americani.

    La negoziazione dei termini accettabili e delle limitazioni – ecco un’altra eccellente soluzione per gli Americani. Naturalmente, un colpo governativo è chiaramente la strategia preferita, dato che assicurerebbe la mancata entrata in funzione della Borsa, evitando così del tutto ogni possibile minaccia agli interessi americani. Ma, nel caso in cui un tentativo di sabotaggio o di colpo di stato fallisse, allora è chiaro che la negoziazione sarebbe la seconda migliore opzione a disposizione.

    Una risoluzione congiunta di guerra dell’ONU – senza dubbio difficile da ottenere se si considerano gli interessi di tutti gli altri Stati membri del Consiglio di Sicurezza. Ovviamente la febbricitante retorica sulle armi nucleari sviluppate dagli Iraniani serve a preparare la strada per questo tipo di azione.

    Un attacco nucleare unilaterale – si tratta di una terribile scelta strategica per tutte le ragioni connesse alla successiva strategia, la guerra totale unilaterale. Probabilmente gli Americani si serviranno di Israele per fare il loro sporco gioco nucleare.

    La guerra totale unilaterale – è ovviamente la peggiore scelta strategica. Innanzitutto, le risorse militari statunitensi sono già state stremate da due guerre. In secondo luogo, gli Americani continueranno ad alienarsi le altre nazioni potenti. In terzo luogo, i principali Paesi possessori di riserve di dollari potrebbero decidere di fare una rappresaglia in modo silenzioso, cestinando le proprie montagne di dollari, impedendo così agli Stati Uniti di finanziare ulteriormente le proprie ambizioni militari.
    Infine, l’Iran ha alleanze strategiche con altre nazioni potenti che potrebbero reagire entrando in guerra; a quel che si dice l’Iran ha stretto un’alleanza con la Cina, l’India e la Russia, nota come lo Shanghai Cooperative Group, chiamata anche semplicemente Shanghai Coop, ed un patto a parte con la Siria.

    Qualunque sarà la scelta strategica adottata, da un punto di vista puramente economico, nel caso la Borsa petrolifera iraniana dovesse prendere il via, essa verrà accolta con entusiasmo dalle principali potenze economiche, accelerando la fine del dollaro. Il crollo del dollaro farà aumentare drammaticamente l’inflazione negli Stati Uniti, facendo salire i tassi di interesse a lungo termine statunitensi. A questo punto, la Fed [Federal Reserve: la riserva federale] si troverà come tra Scilla e Cariddi – tra deflazione e iperinflazione – presto costretta a fare una scelta difficile: o prendere la “classica medicina” della deflazione, con cui si alzano i tassi di interesse, portando così ad una grave depressione economica, al collasso del settore immobiliare e ad una implosione dei bond, delle azioni e dei mercati derivati, con un crollo finanziario totale, oppure, come alternativa, seguire la strada di Weimar dell’inflazione, con la quale si stabilizza il reddito delle obbligazioni a lungo termine, si sollevano gli elicotteri e si affoga il sistema finanziario nella liquidità, rilevando numerosi LTCM [Long-term Capital Management hedge funds: fondi gestione dei capitali a lungo termine] e iperinflazionando l’economia.

    La teoria austriaca dei cicli economici del denaro e del credito ci insegna che non c’è via di mezzo tra Scilla e Cariddi. Prima o poi, il sistema monetario dovrà propendere per una o per l’altra di queste vie, costringendo la Fed a fare la propria scelta. Non c’è alcun dubbio che il Comandante in capo Ben Bernanke, un noto studioso della Grande Depressione ed un esperto pilota di elicotteri Black Hawk, sceglierà la via dell’inflazione. “Helicopter Ben” [“Elicottero Ben” soprannome di Ben Bernanke], immemore dell’America's Great Depression di Rothbard, ha nondimeno imparato a fondo la lezione della Grande Depressione e del potere annichilente delle deflazioni. Il maestro gli ha insegnato la panacea per ogni problema finanziario – l’inflazione, sempre e comunque, accada quel che accada. Egli ha persino insegnato ai Giapponesi le sue tecniche non convenzionali ma ingegnose per combattere la trappola della liquidità causata dalla deflazione. Come il suo mentore, egli ha sognato di lottare contro un inverno di Kondratieff. Per evitare la deflazione, egli ricorrerà alle rotative tipografiche del Tesoro; richiamerà tutti gli elicotteri dalle 800 basi militari statunitensi d’oltreoceano; e, se necessario, monetizzerà tutto ciò che è possibile. La sua ultima impresa sarà la distruzione iperinflazionistica della valuta americana, dalle cui ceneri risorgerà la nuova valuta di riserva del mondo – quella barbara reliquia chiamata oro.

    Krassimir Petrov, Ph.D*.
    Fonte: www.gold-eagle.com
    Link: http://www.gold-eagle.com/editorials_05/petrov011606.html
    15.01.06

    Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di PIXEL

    Letture consigliate

    William Clark "The Real Reasons for the Upcoming War in Iraq"
    William Clark "The Real Reasons Why Iran is the Next Target"

    *Krassimir Petrov (Krassimir_Petrov@hotmail.com) ha ottenuto il Ph. D. [Dottorato di ricerca] in Economia presso la Ohio State University ed attualmente insegna Macroeconomia, Finanza Internazionale ed Econometria presso l’American University in Bulgaria. Ha intenzione di proseguire la sua carriera a Dubai o negli Emirati Arabi Uniti.

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