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31/12/2008 Newsweek presenta la supercasta globale (Mariavittoria Orsolato, http://altrenotizie.org)

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Come ogni anno, immancabile come il panettone o i botti napoletani, arriva l'eminentissima classifica di Newsweek sulla "Global Elite" (le maiuscole sono d'obbligo). Il prestigioso settimanale statunitense stila ogni dicembre una lista delle 50 personalità più influenti a livello globale, uomini e (poche) donne che nel corso dell'anno si sono distinti non tanto per particolari meriti filantropici, ma piuttosto per il peso specifico che hanno acquisito nel circo Barnum mediatico, politico e finanziario globale. La posizione raggiunta nel countdown non è indicativa del prestigio politico, scientifico, bellico o religioso, ma mira semplicemente a rispecchiare la peculiare capacità di questi individui di marcare indelebilmente il tempo in cui viviamo, di lasciare la cosiddetta “impronta”.

Ecco allora sul podio dell’edizione 2008/2009 la crème de la crème della politica internazionale: al primo posto “the man”, al secolo Barack Obama - già insignito dalla rivista Time del titolo di uomo dell’anno - seguito dal presidentissimo cinese Hu Jintao; a sorpresa però la medaglia di bronzo viene assegnata al presidente francese Nicolas Sarkozy, la cui impresa probabilmente è stata quella di riuscire a impalmare l’attuale Première Dame Carla Bruni. La top ten è completamente dominata da personaggi politici o dell’amministrazione pubblica: c’è la tedesca Angela Merkel, l’inglese Gordon Brown, lo zar di tutte le Russie Vladimir Putin.

Non tanto a sorpresa, invece, mancano del tutto i nomi italiani. Berlusconi, seppur più che presente nelle cronache mondiali, è stato saltato a piè pari dai redattori di Newsweek: non devono averlo aiutato le inelencabili ed inenarrabili figuracce diplomatiche fatte un po’ ovunque - dall’elogio sperticato ( con tanto di leggio trascinato) dell’amico George W, ai baci rubati al G8 giapponese, dal cucù alla cancelliera tedesca, alla “lotta senza esclusione di parabole” con l’epigone australiano Rupert Murdoch. Non ce ne dispiacciamo.

Si dispiaceranno invece al di là del Tevere, nel vedere il pontefice Benedetto XVI scivolare al 37° posto, dietro a Steve Jobs - il geniale resuscitatore della Apple / Macintosh- o addirittura al potente Ayatollah Khamenei (all’11° posto) leader spirituale e politico dell’Iran coranico di Ahmadinjead, il quale però non figura nella classifica nonostante la costante minaccia nucleare. E’ evidente che, agli occhi degli states, l’influenza del pontefice massimo non deve sembrare così invasiva come pare a noi italiani.

Poche, anzi pochissime le donne. Sono in tutto cinque le regine della classifica: oltre alla già citata Merkel troviamo l’indiana Sonia Gandhi, Margaret Chan direttrice dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la presidentessa del Congresso USA, Nancy Pelosi, ed infine l’onnipresente ed onnipotente Oprah Winfrey, conduttrice televisiva e businesswoman il cui talk-show viene considerato alla stregua di un termometro politico e sociale. A dirla tutta, nella classifica della supercasta mondiale sono inserite anche Melinda Gates e Hillary Clinton, ma il fatto che vengano precedute o seguite dai rispettivi mariti, induce a pensare che siano state considerate più come first ladies che come ladies e basta; anche se per i Clinton il ragionamento potrebbe essere tranquillamente ribaltato, data la posizione di alternanza che è toccata al povero Bill dopo l’affaire Levinsky…

Anche l’economia ha un posto di tutto rispetto. Viste le recenti vicissitudini finanziarie e le conseguenti preoccupazioni, Newsweek ha pensato di piazzare al quarto, quinto e sesto posto il triumvirato finanziario composto da Ben Bernake per la Federal Reserve americana, da Jean-Claude Trichet per la Banca Centrale europea e, infine, da Maasaki Shirakawa, direttore della prestigiosa Banca Centrale giapponese. Nell’empireo dell’élitismo vengono anche inclusi i reggenti di Brasile e Arabia Saudita, Lula e re Abdallah, meritevoli non tanto per la loro politica interna, quanto piuttosto per il peso internazionale del petrolio: se per l’Arabia ciò non rappresenta nulla di nuovo, per il Brasile è una carta su cui giocare il futuro della politica economica ed estera. Grande outsider, ma collocato come 41° in graduatoria, l’indiano Shahrukh Khan, attore di Bollywood venerato come un semidio, che scavalca a sorpresa due big del panorama internazionale come Osama bin Laden (42°) o addirittura il Dalai Lama ( 46°).

Certo, i criteri che il settimanale americano ha utilizzato sono totalmente arbitrari e soffrono di quella smania tutta americana del dare voti, ma resta indubbio il fatto che questa classifica trova un gran seguito nel cosiddetto mondo civilizzato. Se l’Italia, pur figurando (a torto) tra le 8 potenze industriali più importanti del pianeta, non è riuscita nemmeno a scavallare uno dei 50 posti disponibili, un motivo ci sarà, e pensiamo di sapere benissimo quale sia. Padron’ Silvio sicuramente non si strapperà i capelli (troppo importanti e cari) per l’invidia.

http://altrenotizie.org
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