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06/02/2007 Anne in the sky, il filo di speranza che unisce passato, presente e futuro (Simone Baroncia, http://www.korazym.org)

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Anne in the Sky" è la performance teatrale scritta da Roberto Malini e Edna Angelica Calò Livnè che parte dalla vita e dalla morte di Anna Frank e arriva al traguardo della memoria. Coinvolgendo ragazzi cristiani, ebrei e musulmani.

Può uno spettacolo teatrale essere strumento di dialogo tra culture e religioni? E' quanto è successo con "Anne in the Sky", la performance teatrale scritta da Roberto Malini e Edna Angelica Calò Livnè che parte dalla vita e dalla morte di Anne Frank e arriva al traguardo della memoria, unica base possibile per un progetto di speranza, di uguaglianza e di pace. La Livne è una drammaturga israeliana, di origine romana, candidata, nel 2004 e nel 2005, al Premio Nobel per la Pace, e vincitrice insieme alla palestinese cristiana Samar Sahar, del "Premio Assisi per la Pace". Nel suo curriculum, sono presenti molti spettacoli che "mettono in scena" la pace e il dialogo fra i popoli, tra cui "Bereshit", un inno alla pace in Medio Oriente e nel mondo.

Un obiettivo portato avanti anche in "Anne in the Sky" che vede come protagonisti i ragazzi del ‘Teatro dell’Arcobaleno’: cristiani, ebrei e mussulmani che credono nella possibilità di una convivenza fraterna. Uno spettacolo che trasforma in simboli e gesti il messaggio e l'esempio dalla giovane autrice del Diario, la cui esistenza fu improntata dapprima alla gioia, all'amore, al colloquio fra persone e popoli diversi e poi - nel martirio di Westerbork, Auschwitz e Bergen-Belsen - alla compassione, alla generosità, all'eroismo e ancora all'amore disinteressato. Angelica e Roberto hanno ideato e scritto la performance con la passione e la fede di chi crede in un nuovo mondo, mentre i ragazzi del Teatro dell'Arcobaleno hanno accolto il progetto con lo stesso entusiasmo e la stessa fede nell'umanità che animava Anne Frank.

Lo spettacolo esprime in una sintesi di parole, segni, simboli, suoni, passi e gesti la storia più importante del nostro tempo. Una storia che utilizza colori, immagini ed espressioni indimenticabili per ricordare una ragazza simpatica, intelligente e innamorata della vita che ci parla ancora da un'epoca spaventosa e invitan ad impegnarci ogni giorno perché il cielo azzurro sotto il quale siamo tutti uguali non venga mai più oscurato dalle nuvole nere dell'intolleranza e dell'odio. “E’ uno spettacolo dedicato al ‘Diario di Anna Frank’, - spiega a Korazym.org Edna Angelica Calò - dove si vede la storia di Anna Frank danzata ed ogni tanto si sentono frasi lette dal Diario che i ragazzi recitano. Solo che al termine di questo spettacolo, i ragazzi diventano testimoni di cosa significa vivere di nuovo la guerra, allargando il messaggio a tutte le situazioni di sofferenza: in Sudan, nelle favelas in Brasile, a Ramallah, a Gerusalemme… ed invitano il pubblico a dire: ‘basta con la guerra’".

"Lo spettacolo si conclude in positivo con balli e danze per dare un segnale di speranza, - continua la Calò - perché noi vogliamo ricordare i momenti terribili, causati dall’odio, però oggi siamo ancora vivi e, ringraziando Dio per questo, dobbiamo testimoniare la pace”. E’ uno spettacolo che coinvolge cristiani, ebrei e mussulmani: come è stato possibile? “Ho raccolto tutti gli alunni che amavano il teatro e volevano creare un momento di dialogo… Dal teatro è diventato un movimento, perché questi ragazzi si sono sentiti subito fratelli: questo dimostra che il dialogo è possibile. Quando le persone dicono che in Israele c’è la guerra, i ragazzi rispondono: se noi stiamo insieme tutti possono”. Voi avete vissuto al confine con il Libano: come avete vissuto questi mesi di guerra? “E’ stato un periodo difficilissimo. Io ho un figlio nell’esercito israeliano, per cui sono stata malissimo e vedermi questi missili ‘passare sopra la testa’ è stata una situazione terribile. Abbiamo vissuto interi mesi nei rifugi: molti morti; case e frutteti distrutti. Le case si ricostruiscono ed i frutteti si ripiantano, ma i morti rimangono. Sia da una parte che dall’altra!”

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