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17/03/2009 Uguale di fronte alla pensione (Claudio Petucco  e Roberto Rainato, http://www.lavoce)

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Il ministero per la Pubblica amministrazione ha elaborato una proposta di riforma che innalza gradualmente l'età pensionabile delle lavoratrici del settore pubblico da 60 a 65 anni. Con un possibile risparmio totale di circa un miliardo, secondo le nostre stime. Dal 2010 al 2014 il blocco delle uscite riduce notevolmente la spesa pensionistica rispetto allo status quo. Dal 2015 il risparmio rallenta, per l'aumento delle prestazioni dovuto al prolungamento dell'attività lavorativa di tre o quattro anni.

Si torna a discutere di pensioni e, in particolare, delle pensioni dei dipendenti pubblici. La sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 13 novembre 2008 obbliga infatti il governo italiano a modificare la normativa pensionistica riguardante i dipendenti pubblici al fine di parificare, tra uomini e donne, il requisito dell'età anagrafica per la pensione di vecchiaia. Oggi è di 60 anni per le donne e 65 per gli uomini.

FLUSSO E TOTALE DEI RISPARMI

Il ministero per la Pubblica amministrazione e l'innovazione ha di recente presentato una relazione in cui illustra diverse proposte di adeguamento del sistema pensionistico pubblico alle richieste della sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee. Tra le varie alternative, si propone l'innalzamento dell'età pensionabile delle lavoratrici del settore pubblico da 60 a 65 anni, con un incremento graduale del requisito di vecchiaia di un anno ogni due, a partire dal 2010. In tal modo, la parificazione delle età pensionabili avverrebbe nel 2018.
La nostra simulazione ha lo scopo di considerare gli effetti di questa proposta, per comodità ribattezzata riforma "Brunetta", sui nuovi ingressi nel sistema pensionistico tra il 2010 e il 2018, per le dipendenti del settore pubblico. Nella figura 1 si presenta la stima del flusso di risparmi annui della spesa pensionistica, mentre nella figura 2 si mette in evidenza il risparmio totale cumulato al 2018: entrambe le stime sono definite al netto del trattamento di fine servizio. Per calcolare i risparmi si è dovuto, quindi, modellizzare sia il sistema pensionistico in vigore sia la proposta di riforma.
Dal momento che la simulazione è interamente basata sulla modifica delle regole oggettive e non sui comportamenti soggettivi, si è reso necessario formulare delle ipotesi sulle probabilità di uscita delle lavoratrici che hanno maturato il diritto al pensionamento con il requisito della vecchiaia, senza aver maturato i requisiti per l’anzianità. Per lo status quo si è utilizzata la distribuzione dell'età all'uscita verso il pensionamento delle donne impiegate nel settore pubblico, rappresentata nella Relazione tecnica del ministero del 23 febbraio scorso: 50 per cento al primo anno di eleggibilità alla vecchiaia, 20 per cento al secondo, 12 per cento al terzo, 10,8 per cento al quarto e 7,2 per cento al quinto. Per quanto riguarda la proposta Brunetta, si è creduto più opportuno utilizzare una probabilità di uscita  pari al 60 per cento nel primo anno di maturazione dei requisiti e al 40 per cento nell’anno successivo. L’uscita verso la pensione, quindi, si verifica interamente nell’arco dei due anni seguenti il raggiungimento dei requisiti necessari. La ragione sta nel fatto che le lavoratrici avranno un'età più elevata al raggiungimento del diritto alla pensione, proprio perché la proposta innalza il requisito di vecchiaia, e sembra perciò plausibile che l'uscita avvenga in un arco di tempo più contenuto.

COORTE DIVERSA, USCITA DIVERSA

Nel campione simulato con le probabilità di uscita dello status quo si osservano diverse coorti che vanno in pensione in ciascun anno, pertanto le lavoratrici interessate sono quelle con un'età compresa tra i 60 e i 64 anni.Èfacile intuire che, a causa della gradualità dell’innalzamento dell’età di pensionamento, il ritardo delle uscite rispetto al regime vigente non è costante nel periodo analizzato, bensì cresce tanto più giovane è la coorte interessata. Ad esempio, la coorte del 1950, che attualmente raggiunge i requisiti per la pensione di vecchiaia a 60 anni nel 2010, con la riforma si vedrebbe costretta a uscire l’anno successivo al compimento del sessantunesimo anno.
La situazione si presenta diversa per la coorte del 1953 che uscirebbe a 64 anni nel 2017, invece che a 60 anni nel 2013. Ciò spiega l’andamento crescente della curva dei risparmi annui dal 2010 al 2014: il blocco delle uscite riduce notevolmente la spesa pensionistica rispetto allo status quo. Invece, a partire dal 2015, si osserva una riduzione del flusso di risparmi che sembra essere generata dall’aumento della prestazione pensionistica dovuta al prolungamento dell’attività lavorativa di tre o quattro anni.
Il risparmio cumulato, stimato negli otto anni analizzati, raggiunge la somma totale di circa un miliardo di euro. Tuttavia, è bene sottolineare che i risultati raggiunti dipendono fortemente dalle ipotesi utilizzate per la costruzione del campione e dalle probabilità di uscita impiegate nella simulazione.

FIGURA 1

 
FUGURA 2
 


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