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11/07/2005 Una pensione piccola piccola ( Giovanna Segre, lavoce.info)

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    L’esistenza di figure assolutamente prive di copertura previdenziale pubblica mal si concilia con l’impianto complessivo del sistema pensionistico in Italia, tendenzialmente orientato a offrire una partecipazione universalistica. In questo senso, l’istituzione nel 1996 della Gestione separata dell’Inps per i lavoratori parasubordinati è senza dubbio coerente con il sistema nel suo complesso, e, anzi, sembra rimediare a una ingiustificata esclusione. (1)
    Tuttavia, per le specificità normative che si applicano alla Gestione separata e per le caratteristiche di coloro che ne fanno parte, non pochi dubbi sorgono sulle sue reali possibilità di garantire una adeguata copertura previdenziale.

    Un contratto che fa risparmiare

    I contratti di lavoro di tipo parasubordinato si diffondono nel nostro paese anche per la presenza di un indiretto incentivo fiscale: i ridotti oneri contributivi, oggi poco al di sotto del 19 per cento, rispetto a quelli previsti per i lavoratori dipendenti (circa il 33 per cento). E infatti da più parti si sottolinea un uso anomalo dei rapporti atipici, utilizzati non tanto per rispondere a bisogni temporanei o eccezionali delle imprese, quanto piuttosto adottati come modalità di impiego stabile in sostituzione dei rapporti di lavoro dipendente. Il rischio è che vi si ricorra sempre più spesso oltre che per aggirare i vincoli normativi previsti per il lavoro dipendente, anche allo scopo di risparmiare sulla contribuzione previdenziale. Qualora, infatti, la retribuzione netta del lavoratore non venisse strutturata in modo da compensare i minori oneri contributivi, la figura contrattuale di tipo parasubordinato permetterebbe un notevole risparmio sul costo del lavoro, a parità di mansioni svolte.
    La recente riforma del mercato del lavoro, introdotta in attuazione della legge n. 30, trasforma la disciplina per le collaborazioni coordinate e continuative sostituendole con i contratti a progetto. Si tratta di una nuova tipologia contrattuale creata allo scopo di restringere le possibilità di ricorrere ai lavoratori parasubordinati in sostituzione del lavoro dipendente, ma per la quale non sono introdotte significative variazioni nelle aliquote previdenziali. Il decreto legge n. 269, in vigore dal 26 novembre 2003, prevede infatti che l’aliquota contributiva per questi nuovi contratti atipici aumenti nella misura prevista per la gestione previdenziale dei commercianti, anticipando quindi solo i tempi per la già programmata convergenza a regime al livello del 19 per cento.

    Pensioni più basse dell’assegno sociale

    In un sistema di welfare privo di ammortizzatori sociali specifici che assistano i lavoratori parasubordinati nei momenti di discontinuità della carriera, i bassi livelli di reddito annuo stimati, uniti alla ridotta aliquota contributiva prevista, rendono manifesto il problema di una categoria di lavoratori con una futura pensione particolarmente bassa. In queste condizioni il sistema contributivo non è in grado di garantire una adeguata tutela previdenziale. La tabella 1 indica che la copertura previdenziale per i lavoratori parasubordinati, in quasi tutti gli esempi, risulta inferiore a quella fornita dall’assegno sociale, che, valutato ai prezzi del 1999, è pari a circa 4.138 euro all’anno.

    Tabella 1. La pensione annua dei lavoratori parasubordinati e dei dipendenti*

    Iscrizione del lavoratore alla cassa previdenziale nel 1996
    Tipo di lavoratore e età di iscrizione anzianità 35 anni anzianità 40 anni
    Parasubordinato iscritto a

    14 anni

    898 1.091
    Parasubordinato iscritto a

    19 anni

    1.903 2.441
    Parasubordinato iscritto a

    24 anni

    3.196 4.537
    Dipendente iscritto a

    24 anni

    14.452 20.514

    * Si tratta di importi annuali calcolati in euro a prezzi 1999, facendo riferimento alla normativa oggi in vigore. Gli importi della pensione riflettono l’ammontare dei contributi versati alla Gestione separata dell’Inps stimati in funzione dell’età del lavoratore.

    Fonte: P.M. Ferraresi e G. Segre "I lavoratori parasubordinati: quale futuro previdenziale?", in Rivista di Politica Economica, maggio-giugno 2004.

    Il problema rimane invariato anche se si colloca la previdenza pubblica dei lavoratori atipici in un quadro di più ampio respiro. E si considera la minore copertura previdenziale pubblica coerente con l’idea che il sistema a ripartizione sia finalizzato a garantire prestazioni minime, da affiancare con uno o più pilastri a capitalizzazione. Le varie attività che confluiscono nella Gestione separata possono essere così viste come forme occupazionali caratterizzate da una maggiore libertà nel decidere le strategie di investimento del risparmio previdenziale, oltre che dalla flessibilità lavorativa. Però, questa maggiore libertà, e l’auspicabile possibilità di ottenere un più elevato rendimento, non può essere separata dalla necessità di disporre di adeguati livelli di reddito: oggi non garantiscono neanche una sia pur piccola discrezionalità nella destinazione delle risorse disponibili.
    In ogni caso, mancano in Italia strumenti adeguati all’investimento nella previdenza integrativa. Non esistono fondi pensione chiusi per i lavoratori atipici, che potrebbero partecipare alla previdenza complementare unicamente mediante l’adesione individuale a fondi pensione aperti o a polizze assicurative con finalità previdenziale, in generale particolarmente onerose.

    (1) La Gestione separata è stata introdotta dalla legge 8 agosto 1995 n. 335, la cosiddetta riforma Dini del sistema previdenziale.

    (2) Gli unici dati al momento disponibili per tale fine sono del 1999, ma il quadro fino a oggi non è mutato nei suoi tratti principali vedi articolo di Pacelli del 09/05/2005)


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