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25/01/2005 Meno Sicurezza, siamo Inglesi. (James Banks e Agar Brugiavini, www.voce.info)

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    In Gran Bretagna le pensioni pubbliche sono finanziate interamente con un sistema a ripartizione. Questo implica che più le pensioni sono “generose” rispetto ai salari medi in ogni dato anno e più è elevato il numero dei pensionati rispetto ai lavoratori contribuenti, tanto maggiore dovrebbe essere l’aliquota contributiva per mantenere il sistema in equilibrio.
    Il “baby boom” e l’invecchiamento della popolazione fanno sì che un numero molto elevato di lavoratori andrà in pensione tra il 2010 e 2020. La Ragioneria dello Stato ha stimato che tra il 2002 e il 2051 il numero di individui tra i venti anni e sessantaquattro anni resterà di circa 35,1 milioni, mentre gli individui di età maggiore o uguale a sessantacinque  cresceranno dagli attuali 9,4 milioni a 16,8 milioni.

    L’ottimismo del Governo

    Nonostante tali previsioni demografiche non ci si aspetta un aumento della spesa pensionistica, anzi il costo dovrebbe diminuire dal 5,5 per cento del reddito nazionale del 2000 al 5,0 per cento nel 2050: una configurazione molto diversa dal resto dell’Europa. Implicitamente, il Governo assume che tale riduzione di spesa sia sufficiente a rendere il sistema sostenibile.
    Quali fattori spiegano tanto ottimismo?
    La Tabella 1 riassume brevemente i passi principali delle recenti riforme pensionistiche: gli interventi dei governi Thatcher e Major tra il 1980 e il 1995 hanno ridotto drasticamente le prestazioni future, ma forse queste misure non saranno sufficienti.

     La Tabella 2 mostra alcune stime sul costo futuro del sistema: si noti che la crescita annua media è, tenendo conto di tutte e tre le componenti, maggiore della crescita stimata dei redditi. Le stime ufficiali continuano tuttavia a prevedere una caduta della spesa pensionistica.


    Tabella 2. Costo futuro delle pensioni pubbliche (miliardi di sterline, ai prezzi 2000)


    Indipendentemente dalle considerazioni sulla sostenibilità del sistema, il problema centrale è come, a fronte di tale riduzione di spesa, gli individui e i governi futuri potranno assicurare uno standard di vita decoroso ai pensionati.
    Una strada è ovviamente l’aumento e la diffusione delle “pensioni private”.

    Le pensioni private

    In Gran Bretagna, le pensioni private sono per larga parte in forma aziendale (occupational pensions). Un numero limitato, ma crescente, di lavoratori è coperto da piani di risparmio previdenziale individuali (personal pensions o stakeholder pensions). Questi contratti individuali sono “esplosi” dopo l’aprile 1988, quando si offrì la possibilità di uscire dal sistema pubblico o da un piano aziendale per aderire a una personal pension. Tipicamente i piani aziendali sono a prestazione definita (Db), cioè definiscono con certezza la prestazione, che è normalmente legata a una media delle retribuzioni, ma non il contributo. Si stanno tuttavia affermando i piani pensionistici a contribuzione definita (Dc), per i quali la pensione dipende dai contributi versati e dall’andamento dei mercati. Tutti i piani individuali (personal pensions e stakeholder pensions) sono della forma Dc.

    In linea teorica non ci sono differenze sostanziali tra schemi Db e schemi Dc, si possono sempre introdurre regole in un sistema Dc che replicano le prestazioni di uno schema Db e viceversa. Ma in pratica i due sistemi forniscono incentivi economici molto diversi e hanno anche rischi molto diversi. In particolare, nei sistemi Db è principalmente il datore di lavoro che sostiene i rischi, ad esempio il rischio demografico di longevità.
    La Figura 1 mostra la partecipazione ai piani aziendali dei lavoratori britannici tra il 1953 e il 2000.

    Figura 1 Partecipazione ai piani pensionistici aziendali, per settore occupazionale dei lavoratori (pubblico o privato). Milioni di individui.

     
    Fonte: Government Actuary’s Department (2003b). (2)

    La stampa inglese ha molto enfatizzato il cambiamento nelle scelte dei datori di lavoro da piani aziendali di forma Db a piani di forma Dc.
    In primo luogo è bene sottolineare che, mentre lo spostamento è cospicuo in termini di numero di imprese, il numero dei lavoratori coinvolti non è così rilevante. In molti casi il cambiamento interessa solo i nuovi assunti.
    È però mutata la distribuzione dei rischi, ed è interessante capire come si spiega il declino dei piani aziendali di tipo Db.
    Un primo motivo è che, per essere sostenibili, i sistemi Db hanno dovuto sistematicamente aumentare i contributi, penalizzando così le nuove generazioni di lavoratori. Problema, questo, che non affligge i sistemi Dc. Un secondo motivo è la accresciuta mobilità della forza lavoro, che ha preferito piani pensionistici “portabili”, come quelli di forma Dc. La pressione derivante in particolare dal primo problema (soddisfare i pagamenti promessi) è divenuta più evidente una volta esaurita la crescita del mercato borsistico degli anni Ottanta e Novanta. Inoltre, cambiamenti nelle regole di contabilità aziendale (FRS17) hanno fornito valutazioni più attendibili dei debiti pensionistici delle aziende verso i loro lavoratori, mettendone in luce la vastità.
    Alcuni economisti hanno dedotto una criticità strutturale del sistema privato dovuta a questi cambiamenti nel sistema dei piani aziendali: David Blake stima che il risparmio previdenziale privato si ridurrà, a causa di questo cambiamento nella tipologia dei fondi pensione, dal 3,8 per cento al 2,9 per cento del reddito (Pil) annuale. (3)
     
    Scelte, rischi e incentivi al pensionamento

    È ancora presto per dire se il risparmio pensionistico diminuirà. Certo è che i giovani lavoratori si troveranno sempre più a risparmiare per la vecchiaia con schemi pensionatici Dc, assumendosi la responsabilità delle loro scelte e anche più rischi. In particolare, è cruciale la scelta che si compie alla maturazione del fondo pensione tra capitale e reddito.
    Mentre gli schemi Db tipicamente fissano il contratto pensionistico (la pensione o vitalizio) ex ante, al momento della stipula, gli schemi Dc spostano questa scelta al momento del pensionamento. Molti neopensionati degli schemi Dc preferiscono avere una liquidazione del fondo in forma di capitale immediato (fino al massimo permesso, tipicamente metà del fondo stesso) riducendo notevolmente la pensione futura. Inoltre, spostare in avanti la data di acquisto della pensione-vitalizio può anche peggiorare i problemi di antiselezione tipici di tali mercati assicurativi, accollando il rischio longevità sul pensionando. Per evitare questi problemi è possibile che i governi futuri si orientino verso una forma di obbligatorietà dell’acquisto del vitalizio al momento dell’iscrizione al fondo pensione, qualunque sia il tipo scelto. 

    Infine, è noto che i sistemi Db contengono forti incentivi al pensionamento anticipato: la Figura 2 mostra la percentuale di uomini di età compresa tra cinquanta e sessantaquattro anni ritirati dal lavoro per tipo di pensione. Studi recenti mostrano che è più probabile che lavoratori scelgano il pensionamento anticipato se non sono in possesso di un piano pensionistico privato. (4) Perciò è possibile che una maggiore incidenza dei piani privati e in particolare di tipo Dc abbia un effetto positivo sull’offerta di lavoro degli anziani, aumentando così le risorse per la vecchiaia.

    Figura 2

     

    È chiaro che i nuovi governi dovranno preoccuparsi del benessere dei futuri pensionati: questo implica offrire opportunità di accantonamento con le pensioni pubbliche e private, ma anche attraverso la partecipazione alle forze di lavoro.
    Studi empirici condotti dall’Institute for Fiscal Studies illustrano che gli effetti più complessi di scelte di risparmio e offerta di lavoro dovuti ai cambiamenti recenti sul fronte pensioni si avranno per i ceti medi, che probabilmente dovranno lavorare più a lungo e forse, complessivamente, risparmiare di più.


    * L’articolo trae spunto dalla relazione: “Pensions, Pensioners and Pensions Policy: Financial security in UK retirement savings?” di Orazio Attanasio, James Banks, Richard Blundell, Robert Chote and Carl Emmerson, ESRC, 2004, Londra

    (1) La “First State Pension” o “Basic State Pension” è un sistema assistenziale per gli anziani, di cittadinanza, con prestazioni fisse non legate alla contribuzione.

    (2) Government Actuary’s Department (2003b), Occupational pension schemes 2000 eleventh survey by the Government Actuary, April 2003, London: GAD (http://www.gad.gov.uk/Publications/docs/opss2000_final_results_final_7april2003.pdf).

    (3) D. Blake (2005) “Population Ageing: Issues Facing the UK’s Pension System”, manoscritto, Cass Business School, Londra.

    (4) Blundell, R. C. Meghir and S. Smith, ‘Pension incentives and the pattern of early retirement’, Economic Journal, 2002, vol. 112, pp. C153–70.


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