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03/03/2010 OGM. Via libera dell'Ue alla patata Amflora. Ci sono anche pareri non contrari (GA, http://www.helpconsumatori.it)

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Il via libera di ieri dato dalla Commissione europea alla patata transgenica Amflora ha fatto scattare in Italia una serie di reazioni contrarie. Ma c'è anche chi esprime una posizione diversa. Da Altroconsumo oggi arriva un tentativo di fare chiarezza senza posizioni preconcette. L'Associazione dei consumatori spiega che "il tubero è stato modificato geneticamente per aumentare il suo contenuto di amido per l'utilizzo industriale, poiché la patata è anche un prezioso materiale di partenza per molti settori industriali (produzione di carta, colle, cosmetica...)".

Dunque Amflora non verrà prodotta per essere mangiata, né verrà coltivata insieme alle patate convenzionali. È previsto però che l'amido derivato dal tubero potrà essere utilizzato per l'alimentazione animale. Il problema è che questo ogm contiene un gene "marker" resistente agli antibiotici. Secondo l'Efsa, l'autorità europea per la sicurezza alimentare, cui è stato chiesto un parere scientifico sulla questione, la presenza di questi marker resistenti a due antibiotici (canamicina e streptomicina) non contribuirà allo sviluppo dell'antibioticoresistenza nell'uomo.

Altroconsumo non è contraria al progresso delle biotecnologie. "La questione, però, richiede oltre che rigore scientifico, una particolare attenzione ai consumatori. I quali, a quanto stanno le attuali conoscenze, non trarranno alcun beneficio particolare dalla coltivazione massiccia di ogm, né di reperibilità dei prodotti né di prezzo. Attualmente, secondo Altroconsumo - l'unico motore del dibattito attorno agli ogm è l'ideologia pro e contro che non è stata mai in grado di misurare i reali interessi dei cittadini e di accogliere le loro istanze.

Dunque ecco le richieste di Altroconsumo:
 

  • Bisogna stabilire regole ferree, per esempio sulla distanza che devono avere le diverse coltivazioni per evitare rischi di contaminazioni.
  • Il consumatore deve avere libertà di scelta. Dire di no alle coltivazioni ogm sul nostro territorio non significa "liberare" gli italiani dalla presenza di questi prodotti biotech. Mais e soia transgenici, coltivati in altre parti del mondo, sono già massicciamente usati nei mangimi animali. Ecco perché è importante affrontare anche questa problematica, con il metro della trasparenza. Da sempre ci battiamo affinché tutti i prodotti contenenti ogm siano etichettati, compresi carne, latte e latticini provenienti da allevamenti in cui si usano mangimi transgenici.
  • Bisogna avere serie garanzie che in futuro, anche se le coltivazioni ogm prenderanno piede in Europa, i consumatori potranno ancora scegliere prodotti non transgenici, sia essi provenienti da coltivazioni tradizionali o biologiche.
  • Servono, infine, ulteriori garanzie di sicurezza. Garanzie che, a nostro avviso, potranno arrivare soltanto dalla ricerca pubblica e indipendente. Non da quella finanziata dalle multinazionali produttrici di questi semi.
  • La via degli ogm è una via senza ritorno: se anche volessimo intraprenderla dobbiamo essere consapevoli anche dei risvolti economici che questo comporta, tenuto conto che le attuali detentrici dei brevetti sulle piante modificate coltivabili e consumabili sono solo poche multinazionali.

Anche Confagricoltura replica all'allarmismo sul via libera europeo ricordando che "da anni i mangimi destinati agli allevamenti da cui nascono le nostre migliori produzioni alimentari contengono vegetali transgenici e finora pare che nessuno se ne sia accorto". "L'agricoltura italiana - denuncia Confagricoltura - è delusa di veder cavalcare a scopi anche elettorali un argomento importante come quello degli organismi geneticamente migliorati. La gran parte di commenti e dichiarazioni negative registrate a proposito della patata Amflora prescindono purtroppo da basi scientifiche e dal principio di libera scelta degli imprenditori agricoli". E poi - conclude Confagricoltura - in materia economica gli Ogm potrebbero aiutare, anche in Italia, numerosi comparti produttivi in crisi: per il mais, ad esempio, il valore aggiunto può toccare circa 280 milioni di euro l'anno. "E' demagogico e semplicistico gridare no quando in gioco c'è la sopravvivenza di un settore dell'economia nazionale che lo scorso anno ha registrato perdite economiche doppie della media europea".

03/03/2010 OGM. Via libera dell'Ue alla patata Amflora, Zaia: "Chiederemo clausola salvaguardia" (VC, http://www.helpconsumatori.it)

La Confederazione Italiana Agricoltori (Cia) ha sollecitato l'intervento del Governo in merito al via libera della commissione europea alla patata transgenica Amflora: "Non possiamo attendere oltre. Bisogna agire in tempi stretti. Il Governo deve emanare al più presto una legge che vieti le coltivazioni Ogm in Italia e che obblighi sull'etichetta dei prodotti agroalimentari la presenza di biotech. Va tutelata la sovranità del nostro Paese che non può subire alcun tipo di prevaricazione ed imposizione".

"Se non si interviene in maniera celere, rischiamo - afferma Giuseppe Politi, presidente Cia - di aprire definitivamente le porte agli Ogm. Una preoccupazione avvalorata non solo dalle ultime decisioni della Commissione Ue, ma anche dalla sentenza assunta nelle scorse settimane dal Consiglio di Stato che autorizza la semina di mais transgenici (e sono decine) già approvati dall'Unione europea. E questo dopo che le Regioni avevano rinviato il documento sulla coesistenza tra ogm e colture tradizionali".

"Chiederemo la clausola di salvaguardia per l'Italia contro la diffusione della patata transgenica Amflora", ha annunciato il ministro delle politiche agricole Luca Zaia. "Questo significa - spiega Zaia - che sarà bloccata la commercializzazione e la coltivazione, qualora avvenisse del prodotto".

02/03/2010 OGM. Via libera dell'Ue alla patata Amflora e al mais biotech. Italia contraria (GA, http://www.helpconsumatori.it)

Arriva oggi il primo reale via libera dell'Unione Europea alle colture geneticamente modificate. La Commissione Ue ha, infatti, autorizzato la coltura delle patata OGM Amflora a fini industriali, come la produzione di carta, e l'utilizzo dei prodotti derivati dall'amido di questa patata come mangimi per animali. E, sempre la Commissione Europea, ha autorizzato la commercializzazione di tre prodotti contenenti mais geneticamente modificato, destinati all'alimentazione umana e animale, non alla coltivazione. Da Bruxelles fanno sapere che la presenza, nell'amido della patata Amflora e nel mais transgenico, di un gene resistente agli antibiotici è stata attentamente analizzata e l'Efsa, l'Agenzia europea per la sicurezza alimentare, ha espresso il suo parere favorevole.

"Tutte le questioni scientifiche, in particolare sul piano della sicurezza, sono state scrupolosamente esaminate - ha dichiarato il Commissario alla Salute e alla Tutela dei consumatori, John Dalli - In parallelo, oggi, abbiamo lanciato una riflessione sulla gestione di un sistema di autorizzazioni europeo che rispetti la libertà di scelta degli Stati membri a proposito delle colture OGM".

Le reazioni dall'Italia sono arrivate quasi all'unisono. Secondo Legambiente "è una follia autorizzare alimenti resistenti agli antibiotici. Così si condanna l'agricoltura Made in Italy e si mette a rischio la salute dei cittadini. "E' evidente che l'Italia non ha alcun bisogno di questi prodotti - ha dichiarato il responsabile Agricoltura di Legambiente Francesco Ferrante - e non si capisce cosa stia aspettando il Ministro Zaia ad emanare il famoso decreto che impedirebbe l'esecuzione della sentenza del Consiglio di Stato che autorizza la coltivazione dei Ogm senza aspettare le linee guida sulla coesistenza, per tutelare l'agricoltura di qualità, il biologico e le eccellenze italiane".

"Da chi è rappresentata la voce dei consumatori europei e italiani? La voce delle regioni Ogm free e dei tanti movimenti a tutela di una agricoltura che dice no al biotech? - si chiede la responsabile del Dipartimento Sicurezza Alimentare del Movimento Difesa del Cittadino, Silvia Biasotto - E dove è la tutela della salute dei consumatori da parte dell'Europa? La notizia dello stop alla moratoria verso gli Ogm da parte della Commissione Ue è ancora più sconcertante visto che riguarda un prodotto contenente un gene vietato perchè resistente ad antibiotici importanti per la salute umana. La tutela della salute - aggiunge Biasotto - non deve mai essere soffocata dalle logiche commerciali. Inoltre, dove è il rispetto del principio di precauzione contenuto nella costituzione europea e nel regolamento 178 del 2002 (principi e i requisiti generali della legislazione alimentare)?"

Federconsumatori ritiene estremamente grave la decisione presa oggi dalla Commissione Europea. "La nostra associazione si è sempre battuta contro l'immissione nel mercato di tali prodotti e, soprattutto, contro la produzione stessa di organismi geneticamente modificati. Tale convinzione si basa non solo sul "principio di precauzione" in un settore delicatissimo quale quello della sicurezza alimentare, ma anche sulla considerazione delle ricadute che tali produzioni potrebbero avere sulla salute dei cittadini, oltre che sull'intera filiera di produzione agroalimentare italiana, che riteniamo, piuttosto, si debba distinguere sempre di più per il suo primato qualitativo".

Secondo l'Adoc una decisione del genere avrebbe dovuto essere presa solo dopo aver ascoltato la voce dei consumatori europei. "La coltivazione e commercializzazione dei prodotti ogm rappresentano un problema che riguarda la salute e il futuro dei consumatori europei - dichiara Carlo Pileri, Presidente dell'Adoc - per questo crediamo che sarebbe stato opportuno far cadere la moratoria sugli ogm, in vigore dal 1998, solo dopo aver ascoltato il parere dei consumatori. Per questo chiediamo che venga indetto un referendum europeo, con cui si possa dare voce ai cittadini di tutta Europa, per capire se il loro pensiero sia in sintonia con quanto deciso dalla Ue. L'Unione Europea, su questo delicato tema, ha deciso a prescindere, magari anche sulla base delle pressione operate dai grandi gruppi produttori. Il territorio coltivabile europeo è diverso da quello di altri continenti, piu' ristretto e piu' soggetto a contaminazioni. E' bene che siano i consumatori a decidere del loro futuro, del loro territorio e della loro salute".

Dissenso espresso anche dalla Cia, Confederazione italiana agricoltori; secondo il presidente nazionale Giuseppe Politi queste decisioni dell'esecutivo comunitario vanno in netto contrasto con l'orientamento espresso dai consumatori europei per nulla favorevoli a produzioni agricole frutto di manipolazioni genetiche. "Davanti a queste decisioni da parte del governo di Bruxelles - ha rilevato il presidente della Cia - non possiamo che ribadire l'esigenza dell'avvio immediato di un confronto costruttivo fra tutte le forze interessate, compresi gli agricoltori. Comunque, ogni decisione sugli organismi geneticamente modificati va presa dopo una consultazione popolare che si pone indispensabile su un problema di vasta portata non solo economico, ma soprattutto etico. Noi riaffermiamo che il biotech non serve all'agricoltura italiana, così diversificata, tipica e di grande qualità".

E ferma contrarietà alla decisione della Commissione Europea è stata espressa dal Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia che ha dichiarato: "Non solo non ci riconosciamo in questa decisione ma ci teniamo a ribadire che non permetteremo che questo metta in dubbio la sovranità degli Stati membri in tale materia. Da parte nostra proseguiremo nella politica di difesa e salvaguardia dell'agricoltura tradizionale e della salute dei cittadini. Non consentiremo che un simile provvedimento, calato dall'alto - conclude il Ministro - comprometta la nostra agricoltura. Per questo valuteremo la possibilità di promuovere un fronte comune di tutti i Paesi che vorranno unirsi a noi nella difesa della salute dei cittadini e delle agricolture identitarie europee"

http://www.helpconsumatori.it

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