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01/11/2006 Ong di tutto il Mondo unitevi (Carlo Benedetti, http://www.altrenotizie.org)

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E’ sempre stato d’allarme per quelle Ong che vogliono operare in Russia. Perché è ancora sotto gli occhi di tutti la ragnatela di contraddizioni, di slanci e paure, che il Cremlino ha scatenato con l’obiettivo di impedire “ingerenze distruttive” sulla società ed applicando, di conseguenza, un giro di vite sulle attività delle Organizzazioni non governative che operano nel territorio della federazione russa. Mosse e contromosse – anche sul piano legislativo – non hanno però placato le acque. Comunque sia ora c’è una prova d’appello poiché l’appuntamento per le Organizzazioni non governative è fissato per il 24 ottobre nella capitale russa dove, nel quadro del “G8-società-civile”, si svolgerà una tavola rotonda dedicata ai problemi dello sviluppo dell'Africa. Successivamente – a fine novembre – le Ong si sposteranno a San Pietroburgo per esaminare i primi risultati relativi alle decisioni del recente summit del G8. Tutto questo, forse, sta a significare che i russi hanno compreso il valore delle iniziative delle Ong e si stanno mobilitando, di conseguenza, per stabilire una rete di rapporti a livello mondiale. Ne parla, ad ”Altrenotizie”, Jurij Materija, esponente del ministero degli Esteri della Russia e responsabile del dipartimento che si occupa dei rapporti con i mass-media.

L’analisi che presenta si collega alle attività svolte dalla prima presidenza russa del G8 e, in particolare, alla cooperazione e al dialogo con gli istituti della società civile. “Il nostro compito primario – dice - è consistito nel creare le condizioni favorevoli sia allo sviluppo del dialogo in generale che per avviare tra le Ong russe e internazionali una libera discussione sui problemi in agenda nel G8 di San Pietroburgo e sugli altri problemi mondiali”. Da parte russa, quindi, un nuovo giudizio positivo sul rapporto con organizzazioni straniere che, sino a poco tempo fa, erano viste da Mosca con un certo “sospetto”. Tanto che il Cremlino era intenzionato ad intervenire – con appositi dispositivi di legge – sui permessi alle rappresentanze e alle filiali delle Ong straniere. Obbligandole, di conseguenza, a registrarsi in qualità di persone giuridiche, con una serie di conseguenze negative e a volte stressanti: dalle revisioni periodiche alla tassazione delle donazioni. Ed altra imposizione si riferiva al fatto che gli stranieri operanti nel quadro delle Ong potevano ricevere l’autorizzazione a svolgere le loro attività solo avendo dimora fissa in Russia ed essendo residenti nel Paese da almeno un anno. Sembra, ora, che tutto sia rientrato nella normalità. Ma le preoccupazioni restano. E l’esponente russo con il quale conversiamo insiste nel sottolineare l’importanza di questa nuova fase.

“Nel contesto della presidenza russa del G8 – dice - abbiamo dato molta importanza all’interazione con le varie espressioni della società civile. Ci sono stati, ad esempio, precisi appuntamenti nell'ambito del programma che è stato denominato G8-Società- Civile. E a San Pietroburgo sono stati ampiamente valorizzati i rapporti tra gli istituti della società civile e gli sherpa di tutti gli otto 8 paesi presenti”.
Per la diplomazia russa ufficiale, quindi, l’ultimo incontro è considerato come "il primo summit delle Ong globali". Perché si è stabilito un rapporto diretto con organizzazioni come Human Rights Watch, Transparency, Greenpeace, Fondo mondiale della natura selvaggia, Consiglio internazionale delle donne, Auxfemme, Amnesty international...
Apertura e disponibilità al dialogo con tutte le Ong, quindi, anche con quelle più apertamente critiche nei confronti della Russia attuale. Ed è forse per questo che quei russi che operano nel campo della diplomazia dichiarano di voler trovare, anche per il futuro, un linguaggio comune con il variegato mondo delle Ong.

Un problema resta però sul tappeto. Ed è relativo al rapporto reale con le Ong russe. La maggior parte di queste sono ancora in fase di gestazione ed incontrano parecchie difficoltà nelle varie realtà locali. Pesano, sulla realtà delle organizzazioni russe, i tanti e tanti meccanismi, le operazioni chiuse ed autoritarie, le maschere di comodo, le pressioni e le distorsioni, gli entusiasmi spontanei e quelli organizzati, le sofferenze e le mistificazioni, le presunzioni intellettuali e le inestirpabili radici polemiche. E poi l’accerchiamento, la sindrome da cittadella assediata; un vero deserto dei tartari nell’attesa di un “qualcosa”. Un vivere esaltante per alcuni, assurdo ed impressionante per altri. Ecco che il punto d’incontro per stabilire un linguaggio comune – una sorta di minimo comune denominatore – è ancora un problema tutto in salita.
E le domande che le Ong russe e straniere pongono ora alla Russia ufficiale possono essere così riassunte: con chi stabilire rapporti? Come riuscire a conoscere i partner? Chi garantisce per loro? Il parlamento russo? Le ambasciate? Solo fornendo risposte esaurienti il Cremlino potrà affrontare i prossimi incontri e sostenere così che si sta formando una sorta di nuova Internazionale: quella delle Ong.

Intanto le fonti di Mosca cercano di recuperare il rapporto con l’Ovest fornendo un primo dossier con elementi utili alla conoscenza delle situazioni tipicamente russe. Si riferiscono così a quelle forme di “partnership” che non hanno scopo di lucro e che devono essere costituite da persone fisiche e/o giuridiche. Ed è in questo quadro che si parla di “Società autonome” capaci di operare nella prestazione di servizi nel campo dell’istruzione, della cultura e della divulgazione.
Altro punto che la Russia prevede si riferisce ai “fondi” istituiti per il raggiungimento di scopi sociali, culturali o di beneficenza. L’esempio più noto è quello del “Fondo Gorbaciov” che, a Mosca, svolge attività di ricerca e documentazione e che ha un preciso rapporto con analoghi enti stranieri.

Problemi ed esempi a parte si può dire, comunque, che è cominciato un periodo d’intensa attività delle Ong nei confronti della Russia. E che gli “sconvolgimenti” già messi in atto stanno ponendo sempre più la società russa dinanzi a scelte fondamentali. Il “non governativo”, forse, potrà disturbare anche l’intera “classe politica” poiché le Ong – direttamente o indirettamente – terranno sotto osservazione e sotto il tiro delle critiche un Cremlino abituato da sempre ai diktat.

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