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23/05/2007 Nuova civiltà: la nostra musica in ''stile'' cristiano (Francesco Candian, http://www.korazym.org)

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Incontriamo i "Nuova civiltà", un gruppo che vive felicemente da 20 anni non per ragioni economiche, non perché sa cavalcare l'onda del successo e nemmeno per una formazione stabile dei musicisti.

La longevità di un gruppo è data da diversi motivi: interessi economici, il cavalcare l'onda del successo, l'affiatamento dei vari componenti del gruppo. Un esempio potrebbero essere gli incartapecoriti Rolling Stones: ormai non si contano più i concerti in giro per il mondo di questa band che ha nella somma degli anni dei suoi componenti un'era geologica.

Altri gruppi sono invece destinati a sciogliersi in fretta: l'esperimento delle Boy band degli anni '90 ne è un esempio. Per non dimenticare quel ritornello al femminile che per metà degli anni '90 ha riempito le nostre case con la storia del “Girl Power” e delle “Spice Girls”. Due esempi contrapposti di longevità di un gruppo: esempi tratti dai vertici della musica mondiale, tratti da gruppi che hanno entrate economiche che farebbero impallidire il prodotto interno lordo di alcuni stati del sud del mondo. Sembra quasi che un gruppo debba la sua longevità alla capacità di cavalcare l'onda, di crearsi uno slogan, un'immagine. Questo perlomeno è l'esempio che ci danno molto spesso i cantanti che girano per le nostre Tv. Incontriamo invece qui di seguito un gruppo che vive felicemente da 20 anni non per ragioni economiche, non perché sa cavalcare l'onda del successo e nemmeno per una formazione stabile dei musicisti: sono i Nuova Civiltà, di Reggio Emilia, terra di grandi cantautori e rocker italiani.


I Nuova Civiltà al Meeting dei giovani di Pompei del 1 maggio

Nuova Civiltà: un nome ambizioso. Come vi è nata questa idea?
"Il nome è la cosa più stabile che ha il nostro gruppo. E' stato scelto nel lontano 1987 e da allora il nome è rimasto nella storia dei Nuova Civiltà".

1987: una data di altri tempi, addirittura di un altro millennio. Parlate un po' delle vostre origini...
"A metà degli anni '80 Reggio Emilia ha vissuto una forte immigrazione dal sud. La zona non era pronta ad accogliere questo arrivo di gente: l'unico posto che si è un po' attrezzato diciamo era il convento dei Frati Cappuccini di Reggio Emilia. Lì si potevano trovare degli spazio per giocare e stare assieme. Ovviamente un afflusso di gente porta con se anche molti problemi che la Reggio Emilia degli anni '80 conosceva bene: prostituzione e droga. E' stata la lungimiranza dei frati Cappuccini a ideare uno spettacolo, un musical che si chiamasse Nuova Civiltà. Uno spettacolo che desse l'opportunità alle persone di avere una nuova speranza. E' nato questo spettacolo, poi le cose si sono evolute fino a formare un gruppo di rocker".

Adesso però siete entrati nel panorama italiano di quella categoria che possiamo definire Christian Music.
"Bisogna prima di tutto capire che cosa sia la Christian Music. La Christian Music è nata in america in particolare nel mondo protestante. In Italia ha diverse conformazioni. Nello specifico non abbiamo la minima idea di cosa i Nuova Civiltà stiano facendo: la nostra non è propriamente musica cristiana in quanto i nostri testi non parlano direttamente dell'esperienza di Cristo, ma portiamo la nostra musica in situazioni disagiate, in situazioni dove ci sia bisogno di un bagliore di speranza".

In che genere i situazioni?
"In situazioni di carcere, in comunità, in situazioni di disagio totale. In questi 20 anni abbiamo incontrato luoghi e persone dove prima che parlare di Dio bisognava parlare della dignità dell'uomo. Abbiamo incontrato persone che veramente non sapevano più il significato della parola uomo. Noi non crediamo fosse il caso di sbattere in faccia a loro il Vangelo perché, passateci l'esempio, sarebbe come dare un cosciotto di pollo ad un neonato. Il neonato ha bisogno degli omogeneizzati finché è piccolo: questo è lo spirito dei Nuova Civiltà. La nostra non è propriamente musica Cristiana secondo le accezioni date solitamente, la nostra preferibilmente è musica in stile cristiano".

Quindi per voi aver suonato al meeting di Pompei è un'esperienza praticamente nuova, un'esperienza fuori dal comune.
"Diciamo che non è la nostra esperienza tipica: ma la cosa non ci dispiace perché alla fine i Nuova Civiltà hanno nel loro statuto associativo, non solo la missione di suonare in situazioni di disagio, ma anche la missione di farle conoscere queste situazioni di disagio. Per noi, suonare di fronte a ragazzi giovani, che hanno la fortuna di avere una famiglia alle spalle che li educa, è un modo per far conoscere i luoghi, le strade e le situazioni che abbiamo incontrato".

 


I Nuova Civiltà al Meeting dei giovani di Pompei del 1 maggio

In che senso?
"A volte si sente dire che in carcere sostanzialmente si fa la bella vita: hai la tua stanza, ti danno da mangiare, giochi e tante altre stupidaggini. Chi dice ciò non ha la minima idea di cosa significa avere l'ora d'aria: un'unica ora dove hai diritto a respirare aria pulita e a vedere il cielo. Che poi è una presa in giro perché significa essere in un cortile protetto da 4 mura alte almeno una dozzina di metri e alla fine di queste 4 mura vedere un pezzo di cielo. Questa è l'ora d'aria, questo è uno degli aspetti della vita di carcere che la gente non conosce, che la gente non sa, che la gente non ha mai provato. Questa è la libertà negata. Noi con i Nuova Civiltà andiamo in giro a far conoscere questa realtà alla gente che non la conosce: sia con la musica sia con le parole".

La situazione di concerto nella quale vi siete sentiti più a disagio?
"Ce ne sono state tante: non è semplice suonare e cantare la speranza di vivere in mezzo a gente che non lo può capire. Una delle esperienze più terrificanti credo sia stata al carcere Due Palazzi di Padova. Suonavamo nel corridoio che porta la gente al cortile dell'ora d'aria. Vedere queste facce che passavano in cerca di un respiro d'aria pura e cantare per loro non è stato semplice: ma tutto ciò fa parte della missione dei Nuova Civiltà".

Progetti per il futuro?
"Siamo nati che non avevamo nulla, oggi abbiamo creato qualcosa e domani potremo non avere nulla. Diciamo che è un po' questa la filosofia dei Nuova Civiltà. In vent'anni abbiamo costruito parecchie cose, compreso un cd che ci siamo autoprodotti e lo distribuiamo gratuitamente in giro ai concerti. Abbiamo sempre vissuto di provvidenza e di provvidenza faremo andare avanti il nostro progetto: ovviamente fino a quando la provvidenza ce lo permetterà. Ci auguriamo che il cd possa essere una maniera per farci conoscere in giro, magari qualcuno ci sente e approva il nostro progetto. Chi lo sa? In ogni caso, se anche domani finisse tutto, abbiamo vent'anni di esperienze alle spalle, vent'anni che lasceremo in eredità a chi vorrà intraprendere un cammino come il nostro".

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