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28/02/2007 Il vescovo e le polemiche su Sanremo. Sono solo canzonette (Redazione, http://www.korazym.org)

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Polemica sul testo licenzioso del giovane Patrizio Baù. Secondo il Corriere della Sera, il vescovo di Sanremo ha lanciato scomuniche. Il diretto interessato smentisce, mentre Baù riceve pubblicità. Ma attenzione, sono solo canzonette…

A sentire il cappellano storico del festival di Sanremo il vescovo non aveva intenzione di lanciare alcuna scomunica. A leggere i giornali, sembra invece che mons. Alberto Maria Careggio quella canzone non l’abbia proprio digerita. Il carrozzone del festival di Sanremo è partito con il suo carico di note, parole e polemiche, tra cui quella del vescovo della città che ha puntato il dito contro “Peccati di gola”, brano di Patrizio Baù, in gara tra i giovani. Colpa di versi come “E dammi la mela e sai quanto mi fa gola” e "In amore è naturale liberare l'animale?" che sconcertano il prelato, secondo il quale il rischio è dare messaggi sbagliati ai giovani. “Poi ci lamentiamo se i ragazzini fanno alle loro compagne certe cose, e si passano le immagini sui cellulari... – spiega - se i ragazzi non hanno dei valori, dei principi. Che esempio gli diamo, da un palcoscenico così? Io vengo da tre anni qui al festival, mi piace la musica soprattutto quando veicola dei buoni messaggi, e anche quest'anno sono invitato, per mercoledì. Ma se quella sera, come sembra, ci sarà questa canzone nel programma, penso che me ne resterò a casa. Sarei imbarazzato, a star qui ad ascoltare. E mi meraviglia molto che una persona che mi dicono di buona cultura e sensibilità, anzi un professore di scuola media che insegna proprio a dei ragazzi, venga a cantare certi versi”.

Apriti cielo! Il disappunto del vescovo merita la prima pagina ed ecco così che un quotidiano abituato a rappresentare in modo unilaterale la posizione della Chiesa, parla addirittura di scomunica. L’esatto contrario di quanto avvenuto, spiega don Pasquale Traetta, di casa all’Ariston da dieci anni, perché “il vescovo è avulso dalle varie critiche. Quello che ha detto è che al Festival si creano dei modelli che poi vengono seguiti. Non vogliamo scomunicare nessuno. La Chiesa cammina con i laici, religiosamente e politicamente”. Una querelle su cui interviene anche Pippo Baudo che ridimensiona l’intervento di mons. Carreggio. “Accetto una sua critica ma invito a non dare un senso letterale alla canzone quanto piuttosto accoglierne il senso giocoso”, ha detto il presentatore, convinto che “un religioso possa sentirsi urtato da certe parole”. “Voglio però ricordare – conclude Baudo - che il vescovo di Sanremo ha detto anche di aver trovato quest'anno alcune canzoni belle ed interessanti: vorrà dire che lui ascolterà le altre e non questa”.

Caso chiuso, dunque. O almeno sembra, anche perché la polemica ha tutto il sapore del polverone ingigantito dai media. La Chiesa del resto ha altro a cui pensare e Sanremo, per fortuna, non rientra tra i valori non negoziabili. Libero un vescovo di dissentire, confrontarsi e criticare, mentre al pubblico spetta il giudizio sull’artista Baù, vero vincitore in questa storia, grazie alla pubblicità gratuita. Quanto al resto, buon ascolto e ognuno ricordi che in fondo, a Sanremo, sono solo canzonette..

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