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  • 30/12/2011 Movimento 5 stelle, un anno di successi. Ma il 2012 rischia di essere un salto nel buio (http://www.ilfattoquotidiano.it)

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    L'eventuale candidatura in Parlamento non entusiasma tutti. Anzi. C'è che dice apertamente che sarebbe il caso di non farlo. E poi c'è da chiarire il ruolo di Grillo. Insomma, da gennaio potrebbe presentarsi un bivio. Cruciale

    Per alcuni un salto nel buio. Per altri la realizzazione di un sogno. Il Movimento cinque stelle si prepara a diventare grande, a passare dalle aule dei consigli comunali e regionali a quelle del Parlamento, tra lo scetticismo di alcuni e l’entusiasmo di altri. Dopo i successi alle ultime amministrative, il 2012 potrebbe essere l’anno della consacrazione politica.

    Un punto di non ritorno che fa paura agli avversari, ma anche agli stessi protagonisti, attivisti ed eletti. Perché sulla via che conduce a Roma tutto diventa più complicato: bisogna definire le posizioni su diversi temi d’interesse nazionale, chiarire le regole organizzative, il ruolo di Beppe Grillo, l’influenza dell’uomo ombra del Movimento Gian Roberto Casaleggio, e soprattutto capire come scegliere le persone giuste per evitare di assomigliare a “quegli altri”, i partiti tradizionali. Una serie di mosse che va fatta senza apparati e solide strutture alle spalle. Insomma, non proprio un gioco da ragazzi.

    Dalle prime liste civiche di strada ne è stata fatta parecchia e piuttosto in fretta: 28 mila voti nel 2008, 390 mila nel 2010 (l’1,7%), consiglieri più che raddoppiati e oltre 100 mila iscritti nel 2011. Un balzo in avanti che preoccupa più di un avversario, a partire dal Partito democratico che più volte ha puntato il dito contro i seguaci di Grillo, accusandoli di essere la carta vincente del centrodestra.

    L’ipotesi di una candidatura alle elezioni parlamentari era nell’aria da tempo, ma l’ufficializzazione è arrivata da Grillo meno di due mesi fa. L’11 novembre, con un governo Berlusconi ormai agonizzante, è lui stesso ad annunciare sul suo blog che il momento è propizio per provare ad approdare a Montecitorio. “Il MoVimento 5 Stelle parteciperà alle prossime elezioni politiche, che si terranno con tutta probabilità nel 2013, con la votazione diretta dei candidati da parte degli iscritti sul portale”.

    I sondaggi gli danno ragione. L’istituto Ipsos, che a fine dicembre ha analizzato le intenzioni di voto, dà il Movimento in crescita al 4,4%. E non è escluso che la cifra possa salire. I detrattori la chiamano demagogia e antipolitica, ma resta il fatto che gli eletti del Movimento in questi mesi hanno fatto della discussione in rete e della partecipazione diretta dei cittadini alle decisioni in materie come acqua pubblica e costi della politica i loro punti di forza, gettando le radici di un consenso che domani potrebbe tradursi in un trionfo elettorale.

    Crocevia di questo percorso è Bologna, la città che 2007 radunò oltre 50mila persone per il V-Day di Beppe Grillo. Partì da lì l’avventura politica di un Movimento di semplici cittadini, che ben presto avrebbe trovato nella “rossa Emilia” un successo senza precedenti.

    L’ultimo in ordine cronologico quello di Massimo Bugani, eletto consigliere di Bologna. “Da fuori ci vedono come vincenti, e c’è il rischio di attrarre persone che hanno come unico scopo quello di far carriera politica”. Trentatré anni, fotografo e prossimo al matrimonio, rientra tra coloro che immaginano il futuro del Movimento come un percorso a ostacoli.

    Per lui uno dei nodi più grossi da risolvere rimane la selezione dei candidati. “Fortunatamente non si è andati al voto anticipato e abbiamo ancora un anno per prepararci. Ma non sarà facile. Bisogna riuscire a mantenere vivo quello spirito che finora ha animato la nostra politica nei territori”.

    Quindi nessun leader e nessuna gerarchia: “Le liste dovranno essere composte da persone sconosciute”. Proprio come era lui qualche mese fa, prima di quelle amministrative che gli hanno fatto superare il 9%: “Essere inesperti non vuol dire essere incapaci. Se si viene meno a questo principio è finita”.

    La definizione dei filtri per gli aspiranti parlamentari preoccupa non solo Bugani. È senza dubbio uno degli argomenti che più agita il dibattito interno e uno dei primi scogli da superare.

    Eppure alcuni criteri esistono già e sono quelli ribaditi da Beppe Grillo in un comunicato pubblicato a novembre sul suo blog: i candidati devono essere incensurati, non iscritti a partiti, non devono aver svolto due mandati e non devono essere in carica come consiglieri.

    L’idea è quella di organizzare delle primarie online, ossia votazioni sul portale del Movimento riservate ai soli iscritti.

    Le frizioni sorgono però di fronte alle diverse interpretazioni. Ad esempio, c’è chi preferisce tradurre i due mandati nel limite dei 10 anni complessivi (aprendo quindi la strada anche a chi si è dimesso dopo pochi mesi) e chi invece non ammette deroghe di alcun tipo.

    La discussione dunque è complicata, e se di certo è esagerato parlare di correnti o di spaccature, le poche regole dettate da Grillo potrebbero non essere sufficienti a mettere d’accordo un movimento che ormai raduna migliaia di attivisti in tutta Italia. Serpeggia tra le file la paura che, di fronte alla difficoltà di arrivare a una posizione comune, si possa cedere a metodi da “vecchia politica”, estromettendo la base dalle decisioni.

    “L’importante è che le persone siano adeguate al compito, per evitare di delegittimare l’intero Movimento. Sulle procedure poi si può discutere.

    Oggi non c’è ancora un vero e proprio metodo per l’individuazione”. Giovanni Favia, classe 1981, è consigliere della regione dell’Emilia Romagna. Temuto e talvolta odiato dagli avversari (in aula qualcuno lo ha definito “lingua biforcuta”) è stato il recordman di voti del Movimento: 3,3 % alle comunali per Bologna e 7% tondi alle regionali del 2010. “E oggi i sondaggi ci danno al 12% in Emilia Romagna.

    È ovvio che cominciamo a far paura. Riuscire a entrare in Parlamento vorrebbe dire riuscire a sconvolgere il Paese. Significherebbe fare la rivoluzione, anche se quelli già eletti, nel loro piccolo, provano a farla ogni giorno”. Ma nonostante il successo elettorale e mediatico e l’esperienza maturata nelle aule dei consigli, Favia assicura di essere fuori dai giochi: “Nel futuro mi vedo solo come un imprenditore agricolo”.

    Non fa mistero delle proprie ambizioni invece Roberto Fico, ex sfidante di De Magistris per la poltrona di sindaco di Napoli: “Mi piacerebbe sedere a Roma come mi sarebbe piaciuto entrare in Consiglio comunale”.

    Trentasei anni, nel 2005 fondatore del primo meetup della sua città, candidato alle regionali e poi alle comunali, gli piace definire il Movimento “una sorta di Nouvelle vague” che cambierà la società. “La sua vittoria l’ha già ottenuta. Il processo è innescato, dobbiamo solo dargli il tempo di fare il suo percorso”.

    Il Movimento però potrebbe incontrare altri ostacoli una volta chiamato a decidere su questioni di più ampio respiro rispetto a quelle affrontate fino ad oggi. Politica economica, del lavoro, laicità e leggi sull’immigrazione sono tutti campi che escono dalle sfere d’azione tracciate dal programma seguito finora, concentrato più che altro su problemi legati all’ambiente (energie rinnovabili, mobilità sostenibile), alla trasparenza e al controllo delle attività di governo.

    Anche chi non sembra intimorito ammette la necessità di una discussione per trovare punti d’incontro. “Noi tutti percepiamo che c’è un livello di discussione più importante di quello locale – commenta Davide Bono, consigliere regionale in Piemonte – su alcuni argomenti non ci sono dubbi, su altri si arriverà a una posizione comune grazie al dibattito in rete”.

    E prima di approdare a Montecitorio bisognerà anche capire quale sarà il ruolo del comico genovese, e, punto ancora più delicato, il peso di Gian Roberto Casaleggio, esperto di social media, e tra i fondatori della Casaleggio associati, mente della comunicazione online di Grillo.

    È stato lui a far cambiare idea a Grillo sull’utilità della rete (come dimenticare i computer presi a colpi di ascia alla fine degli spettacoli). Ed è la sua azienda, nata nel 2004 a Milano, a curare le strategie comunicative e le pubblicazioni del comico. Un sodalizio, quello tra Grillo e Casaleggio, nato nei primi anni 2000, che nel tempo si è fatto via via sempre più stretto.

    Fino all’ultima fatica editoriale realizzata a quattro mani: un libro sulla forza della rete contro i partiti intitolato “Siamo in guerra”. “Si è raccontato di tutto intorno a lui. La realtà è che nessuno di noi ha mai dovuto rispondere di qualcosa a Casaleggio” vuole precisare il napoletano Fico.

    Il comico, seppur a modo suo, ha già fatto adombrare un possibile abbandono (“Se questo movimento va in Parlamento, io devo espatriare.

    Faccio la fine di Pannella, mi diranno di tutto” erano state le sue parole in un’intervista di qualche settimana fa a La7) e nel Movimento c’è chi assicura che non sia più disposto a sopportare la pressione di questi ultimi anni. Resta da capire se il Movimento si rivelerà una realtà in grado di camminare con le proprie gambe, e pronta a sopportare l’eventuale ritiro dalla scena mediatica e politica del suo ispiratore.

    L’Emilia Romagna, roccaforte del Movimento: “Noi oltre le ideologie” (g.z., http://www.ilfattoquotidiano.it)

    Dai primi meetup, alle liste civiche, fino ad arrivare alla nascita del Movimento cinque stelle, nei pochi anni di vita la realtà ispirata alle idee di Beppe Grillo (come ogni altra formazione politica) ha lasciato dietro di sé una serie di attivisti pentiti e, allo stesso tempo, ha acquistato dei fedelissimi. Soprattutto in Emilia Romagna, territorio dove finora il Movimento ha trovato più successo.

    Davide Zannoni, bolognese, lavora nel campo della grafica pubblicitaria, e prima del Movimento non si era mai interessato alla politica. Oggi mette a disposizione dei seguaci di Grillo le sue competenze, collaborando nella realizzazione di manifesti e volantini, e guarda con entusiasmo la possibile entrata in Parlamento. “La priorità – spiega – non è guadagnare la maggioranza, ma riuscire a entrare per fare un’attività di controllo e per portare proposte concrete, a prescindere dall’appartenenza ai diversi schieramenti.

    Nei comuni, ad esempio, accade spesso che riusciamo a unire, nel bene e nel male, Pd e Pdl proprio perché proponiamo idee che vanno oltre l’ideologia e l’appartenenza ai partiti”. L’attivista è convinto che i “paletti” messi da Beppe Grillo all’inizio saranno in grado di gestire il passaggio dalla politica locale a quella nazionale. “Lui ha creato una specie di recinto. Dentro quel recinto ognuno ha libertà di muoversi, ma sempre rispettando le regole iniziali. Questo sistema ha permesso di distinguerci dagli altri”.

    Dall’altra parte s’incontra invece Alessandro Bonetti, giovane studente di Bologna che ama definirsi un membro della “schiera dei delusi” del Movimento di Beppe Grillo: attivista sin dagli esordi, attratto dalla novità e dal carisma del comico genovese, una volta costituito Movimento 5 Stelle decide di abbandonarlo dopo pochi mesi.

    “All’inizio sembrava la vera alternativa, ma ben presto gli squali hanno preso il posto delle persone oneste, facendomi cambiare idea. Non mi è sembrato tanto diverso da altri partiti. I meccanismi interni sono simili”.

    La sua esperienza inizia prestissimo, nel 2006, ancora prima della manifestazione nazionale del V- Day. “Eravamo tutti ragazzi sotto i trent’anni con idee nuove e propositi concreti. Sembrava davvero potesse essere il punto d’inizio per un vero cambiamento. Per la formazione di una nuova forza politica indipendente”. Il giovane si dà da fare, partecipa alle iniziative e organizza incontri:

    “Ci credevo davvero”. Fino al 2009, quando dalle liste civiche nasce il Movimento cinque stelle. “Da allora tutto ha preso una piega diversa. Ben presto il Movimento si è aperto a persone più furbe ed esperte che, a mio parere, hanno il solo obiettivo di far carriera nella politica.

     Altro che impegno civico”. L’amarezza è tanta che lo studente decide di abbandonare l’attività politica dopo pochi mesi dalla nascita del Movimento. Nonostante la passione e gli anni di esperienza. “All’interno è andato perso lo spirito originario, quello dei fondatori. Del resto, si sa, le dinamiche dell’aggregazione umana sono sempre le stesse. E il Movimento non fa eccezione”.

    L’approdo in Parlamento? “Sicuramente saranno meglio di altri, perché è impossibile fare peggio. Ma se non si daranno delle regole più precise e severe, sarà difficile tenere fuori aspiranti politici di professione. Basta pensare a quanto è stato complicato il passaggio dal sistema dei meetup a quello del Movimento. Il rischio di adottare i metodi della vecchia politica è dietro l’angolo”.

    La strada di Grillo iniziata nel 2007 all’ombra delle Due Torri(g.z., http://www.ilfattoquotidiano.it)

    Se è vero che all’inizio solo pochi avrebbero scommesso sul suo successo, è bastato poco tempo perché tanti cambiassero idea e perché, tra questi, alcuni cominciassero a temerlo. Così fece anche il leader del Partito democratico Pierluigi Bersani.

    “Non dite che siamo tutti uguali” tuonò a maggio dal palco di Piazza Maggiore a Bologna, durante il comizio di chiusura della campagna elettorale. Pur senza fare nomi, il segretario del Pd stava lanciando l’ultimo, preoccupato appello, per fare breccia negli elettori del Movimento cinque stelle.

    Era ormai chiaro a tutti come quel partito-non-partito, nato quasi dal nulla, senza politici ma con una guida carismatica e controversa come Beppe Grillo, non potesse più passare inosservato.

    Per ripercorrere la storia del Movimento bisogna rimanere a Bologna, all’ombra delle Due Torri. È l’8 settembre del 2007. Da due anni il blog che Beppe Grillo ha un audience che fa impallidire i più popolari show televisivi. Il comico riesce a radunare in piazza

    Maggiore oltre 50mila persone per il suo V-Day, manifestazione nazionale organizzata grazie al tam tam sul web. L’idea di partire con liste civiche prende corpo nelle settimane successive. Il Movimento vero e proprio ancora non esiste, per ora l’obiettivo è avere in tutta Italia dei “Comuni a 5 stelle”: una stella per l’energia, una per la connettività, una per l’acqua, una per la raccolta rifiuti, e una per la mobilità sostenibile.

    A gennaio, mentre a Roma cade il Governo Prodi, Grillo annuncia ufficialmente la partecipazione attiva alla vita politica attraverso liste civiche. Il Parlamento è ancora lontano, si comincia da consigli comunali e regionali (le province sono escluse perché in programma c’è la loro abolizione), affidando l’azione sui singoli territori a cittadini comuni, senza esperienza politica.

     “Da oggi il blog fa politica attiva con un sito dedicato alle liste civiche, al cittadino che prende in mano il proprio destino, il proprio Comune, la propria Regione”, scrive il comico sulla sua pagina personale. Aggiunge poi le regole per candidarsi alle amministrative in liste “certificate” dallo stesso Grillo.

    La comunicazione del comico viene affidata alla agenzia Casaleggio associati, guidato da Gian Roberto Casaleggio, al quale Grillo si legherà sempre di più nel tempo, tanto da farne l’uomo ombra del Movimento.

    Alle elezioni comunali del 2008 le liste civiche di Beppe Grillo travolgono il centro Italia: 4,6 % a Empoli, 3,4 % a Pesaro, 3,3 % a Reggio Emilia, 3,4 % a Livorno. Ma la sorpresa arriva da Bologna, dove il giovane candidato sindaco Giovanni Favia raccoglie da solo quasi 7.500 voti (il 3,3 %) portando a casa due seggi.

    Nel 2009 le liste civiche lasciano il posto al Movimento cinque stelle. Lo annuncia Grillo dal palco del Teatro Smeraldo di Milano, il 4 ottobre, lanciando un programma composto da più di 120 punti. “Ognuno conta uno, il Movimento è aperto a tutti, ma possono candidarsi solo persone incensurate e non già iscritto a partiti politici”.

     Documento costitutivo è il “Non-Statuto”: cinque pagine disponibili online, dove vengono messi nero su bianco, tra le altre cose, la natura, la sede del Movimento e le regole per candidarsi. Esordisce alla elezioni dell’anno successivo presentandosi in cinque regioni: quasi 400 mila voti in tutta Italia che equivalgono a quattro seggi, due in Emilia Romagna (dove entrano Giovanni Favia, il cui mandato in Comune si era interrotto a seguito del commissariamento, e Andrea Defranceschi) e due in Piemonte (Davide Bono e Fabrizio Biolé).

    Si replica alle amministrative 2011. Con investimenti di poche migliaia di euro in campagna elettorale (il Movimento punta tutto sulla rete abbattendo i costi per le spedizione e per comprare spazi tv e radio) i rappresentanti entrano in 28 comuni. Il trionfo ancora una volta appartiene all’Emilia Romagna e al Piemonte.

    http://www.ilfattoquotidiano.it
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