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11/08/2011 Osservazioni al Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Urbani per la regione Campania (webmaster, http://movimento.napoli.it/5-stelle/)

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Occorre introdurre nel Piano un nuovo concetto e un nuovo parametro: l’efficienza energetica del sistema.

Prendendo come punto di partenza l’attuale produzione di rifiuti, occorre calcolare da una parte il loro contenuto energetico e i consumi energetici per l’intero ciclo (raccolta, trasporto, trattamento e smaltimento), dall’altra l’energia risparmiata tramite la prevenzione, il riuso e il riciclaggio e quella utile prodotta tramite incenerimento o altri impianti di recupero energetico, compreso il biogas da discarica, e rapportare fra loro le cifre.

Per gli anni successivi va fatto lo stesso calcolo e questo va rapportato all’anno di riferimento di partenza. In questo modo è possibile capire l’incidenza delle singole strategie ed azioni sull’efficienza energetica del sistema: più i consumi complessivi di energia si abbassano da un anno all’altro più il sistema è efficiente sotto l’aspetto energetico; viceversa se i consumi complessivi si alzano il sistema è inefficiente ed energivoro.

Si propone che il Piano contenga le seguenti indicazioni e prescrizioni:

A.       qualsiasi proposta di impianto deve essere accompagnata da una relazione di bilancio energetico che metta a confronto tutte le voci positive e negative dal momento in cui il rifiuto entra dal cancello dell’impianto;

B.       nelle voci positive del bilancio energetico vanno computate tutte le produzioni energetiche (elettrica e termica), derivanti dall’uso ai fini energetici dei rifiuti purché effettivamente utilizzate (non vanno computate quelle disperse);

C.       nelle voci negative del bilancio energetico vanno computati tutti i consumi energetici a valle dell’entrata in impianto: consumi elettrici e di carburanti di qualsiasi genere utilizzati per il funzionamento dell’impianto, autoconsumi di energia elettrica e termica derivante dalla produzione dell’impianto, consumi elettrici, termici e di carburanti per le funzioni logistiche e amministrative collegate al funzionamento dell’impianto, consumi energetici per i pretrattamenti dei rifiuti urbani in entrata, anche qualora si svolgessero in altra sede, consumi energetici e per il trattamento di qualsiasi prodotto e scarto in uscita dall’inceneritore (acque, polveri, ceneri ecc.), consumi energetici per il trasporto di tutti i materiali in uscita, per il loro trattamento e per il loro smaltimento, consumi energetici per la costruzione dell’impianto sia per la parte edile che per quella impiantistica, consumi energetici per la costruzione di tutti i mezzi e le attrezzature a servizio dell’impianto;

D.       va fissata una soglia minima (10%) di rendimento, calcolata tramite bilancio energetico così come specificato, sotto la quale qualsiasi impianto di produzione energetica va scartato;

E.        una volta autorizzato l’impianto, questo deve essere monitorato non solo per le emissioni, ma anche per i rendimenti energetici, per verificarne la rispondenza rispetto ai dati di progetto;

F.        qualora i dati delle rese si discostino sensibilmente da quelli di progetto (10-20%) deve essere previsto il fermo impianto per un adeguamento ai dati di progetto;

G.       deve essere introdotto nel Piano l’indice di efficienza (o recupero energetico), inteso come sommatoria di recupero energetico derivante dalla diminuzione del rifiuto, dal riuso, dal riciclaggio e dall’uso dei rifiuti come combustibile, così come precedentemente specificato, al fine di indirizzare e privilegiare le azioni che portano alla massima efficienza energetica.

Osservazione n. 10

Capitolo 7.6 – Valutazione dei risultati

I bilanci di massa relativi allo scenario A (pagg. 127, 131, 135) mostrano tutti,  nella componente RUR, una percentuale di frazione umida (FOS + perdite di biostabilizzazione) pari al 55%. Anche se non esplicitata, tale percentuale è presente anche nel RUR dello scenario B, in quanto la frazione umida indicata nel rifiuto differenziato non cambia passando dallo scenario A a quello B.

A pagina 107, rigo 33, si afferma che con la raccolta differenziata domestica al 50% di RD il rifiuto residuale contiene una frazione organica talmente limitata da consentire a mala pena l’avvio del processo di biostabilizzazione.

Considerazioni:

I.       I dati indicati nei bilanci di flusso sono in contraddizione con quanto indicato a pagina 107, rigo 33.

II.     La percentuale del 55% non è compatibile con le metodologie indicate al capitolo 6.2. (pag. 72) sulle linee guida seguite nel presente PRGRU. In tale capitolo viene stabilito che la frazione umida e il residuo secco vengono raccolti a domicilio, sia in caso di raccolta differenziata ottimale che minimale. E’ noto e confermato dai dati dei comuni che applicano questo tipo di raccolta che, con la raccolta a domicilio, la frazione umida viene quasi interamente intercettata a monte. Tra l’altro con la raccolta a domicilio dei rifiuti residuali (definiti secchi a pag. 76 rigo 4) si ha modo di controllare che la separazione sia fatta correttamente, in modo da poter sanzionare eventuali errori da parte degli utenti.

III.  Anche gli autori del presente PRGRU concordano (a pagina 107, rigo 33) che il rifiuto residuale contiene una frazione organica molto limitata.

IV. Tale errore potrebbe aver generato una distribuzione delle masse non corrispondente alla realtà e falsa le considerazioni successive. In particolare, la sovrastima del FOS potrebbe aver causato una sovrastima di esigenza di discarica e, quindi, potrebbe erroneamente favorire lo scenario B.

Si propone di:

A) eliminare tali incongruenze confermando che con la raccolta domiciliare i residui di frazione umida presenti nel RUR saranno molto bassi e di indicare una percentuale attendibile calcolata sulla base dei dati mostrati dalle regioni italiane più virtuose;

B) ricalcolare le esigenze in discarica a partire da tali dati e rivedere tutte le successive considerazioni.

Osservazione n. 11

Capitolo 7.6.2 – Scenario B

A pagina 139, al rigo 11, si precisa che per lo scenario B il RUR raccolto sarà inviato all’incenerimento come tal quale.

A pagina 13, tra gli obiettivi assunti dal PRGRU, viene indicata la minimizzazione dell’impatto del ciclo dei rifiuti, a protezione della salute umana e dell’ambiente.

A pagina 15, rigo 35, si afferma che per raggiungere gli obiettivi della protezione della salute umana e dell’ambiente è indispensabile considerare anche il tipo e la qualità degli elementi e composti chimici contenuti nei rifiuti, perché sono tali sostanze che determinano se un rifiuto è una risorsa o è potenzialmente pericoloso.

A pagina 186, rigo 10, si accenna alla possibilità di una pre-selezione integrata alla bocca dell’impianto di termovalorizzazione.

Considerazioni:

I.       La scelta di incenerire il tal quale risulta in forte contraddizione con l’obiettivo di tutela della salute assunto (pag. 13) e con i concetti espressi a pagina 15, in merito alla natura dei rifiuti. La probabile variabilità qualitativa del rifiuto tal quale impedisce di realizzare dei modelli di flusso che siano realistici.

II.     Inoltre è noto che il destino dei metalli e il corretto funzionamento dell’impianto sono fortemente influenzati dalla composizione qualitativa dei rifiuti (Brunnee, Mönch, The flux of metals through municipal solid waste incinerators, ISWA 1985). La variabilità del combustibile, pertanto, rappresenta un fattore di rischio al corretto funzionamento dell’inceneritore, con inevitabili ripercussioni negative sulla salute umana e sull’ambiente. L’incenerimento del rifiuto tal quale rappresenta un elemento di altissimo rischio per la salute e per l’ambiente.

III.  Nei gas di scarico degli inceneritori la composizione della componente fina ed ultrafina relativa al ferro, allo zinco, al cromo e al nichel è correlata positivamente alla concentrazione di tali elementi nel rifiuto bruciato. I gas di scarico degli inceneritori mostrano una concentrazione di tali particelle superiore a quella dell’aria ambiente e in linea con la natura del combustibile utilizzato (S. Cernuschi,  M. Giugliano e S. Consonni, 2010).

IV.   Anche l’ipotesi eventuale di una pre-selezione alla bocca del termovalorizzatore non può rappresentare un motivo di garanzia attendibile per l’obiettivo di tutela della salute assunto a pagina 13. A questo si deve aggiungere che la Campania, in passato, si è contraddistinta per i numerosi casi di atti illeciti e criminosi, dove lo smaltimento dei rifiuti urbani è stato utilizzato per smaltire rifiuti tossici.

Si propone di:

A) escludere tra gli scenari ipotizzabili il ricorso all’incenerimento del “tal quale”, anche in caso di una preselezione alla bocca dell’inceneritore.

Osservazione n. 12

Capitolo 7.6 – Valutazione dei risultati

Nel PRGRU vengono proposti dei diagrammi di flusso per il cadmio (pag.130, 134, 138, 146, 150, 154).

Considerazioni e quesiti:

I.                Si ritiene mistificante prendere il cadmio come esempio perché tale elemento ha un comportamento del tutto differente rispetto ad altri metalli.  Nello studio “Moniter” sugli impatti sanitari ed ambientali degli inceneritori anche di ultima generazione, per esempio, le emissioni di Cadmio sono 200 volte inferiori a quelle del gruppo piombo, cromo, cobalto, rame, manganese, nichel, vanadio (www.arpa.emr.it/cms3/documenti/moniter/risultati/LP1_RELAZIONE_CONCLUSIVA.pdf)

Si propone di:

A) estendere i diagrammi di flusso a tutti i metalli (Ti, V, C0, Pb, Zn, Ni, Fe, Cr, Hg e Cu) utilizzando valori ottenuti per vie sperimentali e in condizioni simili a quelle pianificate dal presente PRGRU.

Osservazione n. 13

Capitolo 7.7 – Confronto tra gli scenari di gestione

A pagina 155, tab. 41, sono indicati per ciascuno scenario i risultati complessivi divisi per esigenza di impianti di digestione, termovalorizzazione e discariche. Tali dati sono stati ottenuti dai diagrammi di flusso riportati all’interno del PRGRU.

Considerazioni:

II.     Dall’analisi della tabella non è chiaro in che modo sono stati determinati i fabbisogni di termovalorizzazione per gli scenari A1, A2 e A3. Utilizzando i dati disponibili sui diagrammi di flusso, la potenzialità complessiva per questi tre scenari, escludendo i fabbisogni (t/anno) per gli scarti provenienti dal riciclo, risulta rispettivamente: 818.330, 627.435 e 437.635. Tali valori sono sensibilmente più bassi rispetto a quelli indicati nella tabella 41. Modificando tali valori cambiano anche quelli delle ceneri volanti e delle scorie di fondo, con un impatto ambientale ed economico sensibilmente diverso.

Si propone di:

A) verificare i dati riportati nella tabella 41, riformulando le successive considerazioni.

Osservazione n. 14

Capitolo 8.3 – Impianti per il trattamento termico della frazione secca non riciclabile

A pagina 186 figura 59 si riporta l’evoluzione della produzione di frazione secca non riciclabile (RUR) negli anni di interesse del PRGRU. Il commento a tale figura afferma che vi è un andamento decrescente della produzione di RUR a seguito dell’incremento della raccolta differenziata. Inoltre nel 2014 si evidenzia un lieve incremento dovuto alla scelta di incenerire il tal quale anziché il CDR.

Considerazioni:

I.       Nella figura indicata nel testo tra il 2011 e il 2013 non risulta il decremento citato.

II.     Nel 2014 si evidenzia un incremento, ma non è chiaro il motivo per il quale la scelta di incenerire dovrebbe modificare la produzione di RUR.

Si propone di rivedere tale paragrafo



  • 11/08/2011 Osservazioni al Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Urbani per la regione Campania PARTE I
  • 11/08/2011 Osservazioni al Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Urbani per la regione Campania PARTE II
  • 11/08/2011 Osservazioni al Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Urbani per la regione Campania PARTE III
  • 11/08/2011 Osservazioni al Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Urbani per la regione Campania PARTE IV

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