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  • 08/10/2006 Democrazia Sanitaria (Luca Rosati, www.verdi.it)

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    In Parlamento due proposte di legge dei Verdi per il riconoscimento delle medicine alternative. Secondo l’Istat negli ultimi anni è quasi raddoppiata la quota di persone che vi hanno fatto ricorso

    La nascita della qualifica di "esperto nelle medicine complementari", un elenco accreditato delle associazioni specializzate, spazi di rappresentanza nel Consiglio superiore di sanità e nel Ministero della salute, corsi di formazione, elenchi di esperti per specialità e un "Fondo nazionale per la ricerca e la promozione delle medicine complementari".

    Questa la sostanza di due proposte di legge dei Verdi, a firma dei deputati Tommaso Pellegrino e Luana Zanella, sulle

  • Medicine Complementari
    e le
  • Discipline Olistiche per la Salute depositate in Parlamento nei giorni scorsi. Presentati e discussi al SANA in settembre, i due testi sono frutto di un lavoro di anni, di sollecitazioni che arrivano dai principali organismi politici e di settore, italiani e internazionali, ma anche di segnali evidenti che arrivano dal "mercato" e dalle stesse famiglie italiane.

    Le due leggi, spiega il coordinatore nazionale del Gruppo Salute Verdi Gianni Pizzati, "mirano a superare visioni individuali, rappresentative di questo o di quel nucleo di opinioni, in funzione di una elaborazione partecipata, frutto di una rete reale di portatori di interessi, di utenti, di operatori”. Si parte dal riconoscimento e la tutela del patrimonio culturale delle medicine complementari promosso dall'Oms (Organizzazione mondiale della Sanità, risoluzione n° 400 del 1997), e da analoghi pronunciamenti del Parlamento Europeo e del Consiglio d'Europa.

    Tutti convinti, pur riconoscendo la preminenza della medicina convenzionale, della necessità di un riconoscimento delle principali medicine complementari da parte degli stati membri allo scopo di inserirli a pieno titolo nei diversi Servizi sanitari. Le medicine complementari sono comparse sulle cattedre delle università di Europa e Stati Uniti. Nel 2002, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici ha riconosciuto la pratica delle medicine complementari come "atto medico".

    Affermando che le medicine complementari debbono essere praticate soltanto da laureati in medicina e chirurgia, medicina veterinaria e odontoiatria, delegando all'operatore la scelta terapeutica più appropriata per ciascun paziente, secondo scienza e coscienza. Poi c'è il pubblico. Secondo l'Istat negli anni è quasi raddoppiata la quota di persone che utilizza le principali medicine complementari. Nel 1999 gli Italiani che hanno dichiarato di averle utilizzate erano circa 9 milioni. Per quanto riguarda la medicina omeopatica, secondo una indagine ISTAT del 2004 gli utilizzatori sono pari al 23,1% della popolazione, cioè 14 milioni di cittadini.

    E il livello di soddisfazione tra i cittadini utilizzatori è elevato e in media superiore al 70%. Fondamentale in questo senso l'Art.1 della proposta di legge: "La Repubblica Italiana garantisce il principio della libertà di scelta terapeutica del paziente e la libertà di cura del medico in adesione ai principi del codice di deontologia medica, nel rispetto dell'articolo 32 della Costituzione, tutela e promuove l'esercizio delle medicine complementari all'interno di un libero rapporto consensuale e informato tra gli utenti, i medici e tutti gli operatori di cui alla presente legge".

    Intanto oltre diecimila sarebbero i medici italiani che, nell'esercizio della loro professione, utilizzano anche le medicine complementari. Di qui la necessità di trasparenza e garanzia nel settore. Tanto che in assenza di una regolamentazione nazionale, molte iniziative normative per il settore sono state promosse dalle Regioni, con l'inserimento nei Piani Sanitari Regionali di capitoli dedicati alle medicine complementari, attività di formazione e informazione e, in alcuni casi, l'approvazione di leggi regionali rivolte agli operatori non medici.

    In corso anche la procedura per l'istituzione presso la Commissione salute della Conferenza Stato - Regioni di un tavolo tematico sulle medicine complementari.Secondo un censimento del 2005 sono almeno 140 le strutture pubbliche che, in Italia, forniscono ai cittadini, con varie modalità di erogazione, servizi di medicina non convenzionale. In particolare agopuntura, medicina tradizionale cinese e omeopatia. Tutte, sottolinea la proposta di legge, discipline meno onerose per lo stato della medicina tradizionale. Sulla stessa line la proposta di legge per una ""Regolamentazione della figura professionale di operatore di Discipline Olistiche per la Salute (DOS)", per garantire il cittadino di fronte a un nuovo settore emergente di "Nuovi saperi" della salute, che muove operatori ed economie non necessariamente "sanitari" per definizione, come chi si occupa di Shiatsu o medicine delle piante.

    Con l'ovvio rischio di improvvisazioni e vere e prorie truffe spesso rischiose per la salute. Una rivoluzione delicata quella del sapere olistico, con alla base una diversa filosofia della salute. "La quasi totalità dei modelli culturali da cui provengono i nuovi saperi e le loro applicazioni", sottolinea la premessa alla proposta di legge, "non prevede minimamente una distinzione di competenza tra atto terapeutico e atto preventivo, bensì considera in genere le attività di prevenzione e mantenimento della salute come atto terapeutico proprio".

    Viceversa il modello scientifico/sanitario distingue chiaramente tra i due momenti riservandosi il diritto dovere di esclusiva in merito alla terapia. Di qui la necessità per lo stato di istituire "Criteri di riconoscibilità delle Discipline per la Salute", di "identificare i limiti di attività della figura professionale del settore" e verificarne "l'affidabilità e coerenza della formazione". La proposta chiede così di definire per legge il concetto di Discipline olistiche per la Salute e le caratteristiche dell'Operatore in Discipline solistiche per la Salute, istituisce un elenco provvisorio di operatori che va verso un Registro Nazionale, un apposita Commissione nazionale, ma soprattutto stabilisce il cursus per chi vole intraprendere nel settore una professione: i compiti, la composizione, i criteri di formazione e abilitazione e i diplomi di qualifica.


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