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23/01/2007 Libertà di informazione in modalità Wiki (di Elizabeth Williamson - www.washingtonpost.com, Traduzione di Valeria Noli per Cani Sciolti )

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Un sito permette la pubblicazione di documenti “top secret” in forma anonima

di Elizabeth Williamson - www.washingtonpost.com
Traduzione di Valeria Noli per Cani Sciolti

Sei un dipendente del governo cinese appena entrato in possesso di un appunto che svela il vero volto del regime. Senza una rete di media indipendenti intorno a te, come diffondere il documento senza finire in prigione o anche peggio?

www.wikileak.org è un sito web che permette a chi è in possesso di documenti incriminanti, potenzialmente utili o semplicemente scottanti, di renderli pubblici senza correre il rischio di essere identificato. Modellato sull’enciclopedia partecipativa Wikipedia, dovrebbe essere online entro due mesi.

James Chen, uno degli amministratori del sito, ha detto che, nonostante il tentativo di non lasciar trapelare le notizie fino al lancio ufficiale, i risultati su Google sono passati, in pochi giorni, da circa otto a più di 20mila.

“Così come avevamo immaginato, anche se molto prima del previsto, Wikileak sta diventando un movimento internazionale di persone che intendono agevolare eticamente la diffusione di notizie segrete con una visione di trasparenza istituzionale,” ha detto.

Le FAQ sono scritte in vivace stile dissidentese: “Ciò che la coscienza non può sopportare, e il segreto istituzionale ingiustamente nasconde, Wikileak è in grado di diffonderlo nel mondo” e il sito ha come obiettivi i regimi dell’Asia, dell’Africa sub sahariana e del Medio Oriente, ma non solo. È stato fondato e in parte finanziato, dicono i fondatori, da dissidenti, matematici e tecnologi cinesi, americani, taiwanesi, europei, australiani e sudafricani. Funziona grazie a una rete mondiale di volontari e collaboratori, che curano e inviano le informazioni resistendo ai tentativi di chiusura. Per proteggere chi invia i documenti, e il sito stesso, la rete Wikileak utilizza software codificati e programmati in proprio, combinati, per i techies esterni, con versioni modificate di Freenet e PGP.

“Credo che sia uno sforzo interessante,” ha detto Steven Aftergood, fautore dell’open government, che gestisce il blog della Federazione degli Scienziati Americani sulle notizie segrete.
“È importante che l’attenzione di Wikileak si concentri su società relativamente chiuse anziché sugli Stati Uniti o sull’Europa, che sono dotate di un sistema mediatico piuttosto robusto. Ci sono le potenzialità per fare la differenza,” ha detto.

Ma, per il momento, Aftergood ha rifiutato l’offerta di entrare nel gruppo dei consulenti di Wikileak.

"Voglio vedere come partono e in quale direzione vanno,” ha detto “Rivelazioni indiscriminate possono essere altrettanto pericolose di un’indiscriminata segretezza”

L’idea che un piano di difesa nazionale possa automaticamente scattare, come un segnale di “email ricevuta”, contemporaneamente e in tutto il mondo, è raggelante. Così, pure, la possibilità, per un criminale, di fare danni diffondendo indiscrezioni, vere o false, su documenti segreti.

“Se nell’intero processo non sono previste forme di tutela redazionale, questo potrà essere facilmente sabotato. Era questa la preoccupazione che volevo sottolineare,” ha dichiarato Aftergood. “Vedremo”.

Gli amministratori di Wikileak dicono che il sito sarà in grado di auto-regolamentarsi. “Wikileak aprirà alla sua comunità di operatori un forum globale in cui saranno inesorabilmente esaminati tutti i documenti, in termini di credibilità, plausibilità, veridicità e falsificabilità,” hanno risposto alle email che sollevavano la questione.

“Su un documento trapelato dall’amministrazione cinese, l’intera comunità dei dissidenti cinesi potrà liberamente effettuare analisi e discussioni; un documento divulgato in Somalia potrà essere analizzato e contestualizzato dall’intera comunità di dissidenti somali. E così via.”

Siccome gli amministratori del sito sono sparsi in tutto il mondo, “Nello sfortunatissimo caso in cui fossimo costretti a censurare i contenuti del sito, molti altri collaboratori continueranno il lavoro in altre aree.”

È possibile prendere visione del primo dei documenti di Wikileak, che porta lo strampalato titolo “Decisioni segrete” ed è firmato dall’ufficio del capo degli Imam dei tribunali Islamici somali, su http://www.wikileaks.org/inside_somalia_v9.html

 

 fonte: Washington Post - Lunedi, 15 gennaio 2007

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