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  • 01/10/2006 Il tuo Fegato non dimentica nulla. Ricorda: l’Epatite C’è: Get Tested! (Alessandro Renzo, http://www.korazym.org)

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    La Giornata mondiale contro le epatiti del 1° ottobre vuole essere una "sveglia" per le coscienze: World Hepatitis Awareness Disease. Bob Geldof, Oms Europa, Elpa, Easl e altre 20 associazioni internazionali stanno lavorando insieme per questo.

    L’epatite C è una malattia infettiva che colpisce almeno il 5 % della popolazione italiana. Molti però spesso non sanno di essere malati, perché il virus HCV, responsabile della malattia, per anni può non dare disturbi pur continuando a danneggiare gravemente il fegato, fino a rendere necessario il trapianto. Oggi questa vera e propria "epidemia sommersa" può essere identificata e sconfitta.

    Nonostante possano portare a cirrosi, infezioni croniche del fegato e trapianti (mentre dall’1 al 5 % delle persone con questa malattia muore per infezioni a lungo termine, secondo il centro di prevenzione e controllo malattie Usa), l’epatite B può essere prevenuta con il vaccino e la C può essere curata in molti casi. Il problema è che la maggioranza dei pazienti non sa di essere malata. Proprio per questo al coro degli esperti si unisce la voce di Sir Bob Geldof, cantante ideatore del Live Aid e di tante manifestazioni di solidarietà. La star si rivolge alle persone a rischio. "Fate il test prima che sia tardi. L'epatite C è una malattia silenziosa, che puo infettare per anni senza dare segno di sé. Così troppe persone finiscono per non scoprire mai di essere malate", dice Geldof, testimonial della manifestazione, in un videomessaggio inviato alla sede danese dell’Oms.

    Stigma, vergogna e paura sono le barriere che tengono lontani dai test, sottolinea il cantante, che ha unito la sua voce a quella di quanti lottano contro queste infezioni. Ma cosi si impedisce alla gente di fare i controlli, le terapie, e di curarsi dalla malattia. Il problema con lepatite C - ricorda - è che non dà sintomi: si può essere infettati da anni senza saperlo. Un nemico silenzioso, che però oggi in molti casi può essere vinto. La buona notizia, infatti, è che l’epatite C oggi si può curare in molti casi. Dunque la cosa peggiore è proprio arrivare alla diagnosi quando il male è troppo avanti per essere trattato, ricorda Geldof, che ha deciso di unire la sua voce e di prestare il suo volto alla campagna realizzata per la Giornata mondiale.

    Chiedete consiglio al vostro medico, chiedete quali sono i fattori di rischio. Perché è terribile arrivare alla diagnosi quando la malattia è troppo avanti per essere trattata. Con lo slogan Get Tested gli organizzatori puntano a raggiungere le persone a rischio di aver contratto il virus C e quello B. Ma chi sono? Nel primo caso chi si è sottoposto a trasfusioni prima del 1992 o ha usato siringhe e aghi non monouso, ma anche chi si è fatto un tatuaggio o un piercing, o ha diviso rasoi e spazzolini con un familiare malato, o è stato curato per emofilia prima del 1992. E ancora, chi proviene da aree ad alto rischio di infezione. L’epatite B, ricordano gli esperti, può trasmettersi durante il parto, attraverso sesso non protetto, fluidi e sangue infetti. Ed è 100 volte più contagiosa dell’Hiv, sottolinea Muriel Colinet, presidente dell’Associazione europea malati di fegato-Elpa.

    Punta a dare un messaggio forte ma non allarmante - ricorda Ivan Gardini, presidente dell’Associazione italiana di pazienti e medici impegnati contro l’epatite C-Epac e promotore delliniziativa nel nostro Paese - grazie allo slogan Il tuo fegato non dimentica nulla. Ricorda: l’Epatite C’è. Saranno distribuiti volantini informativi, con spot Tv, pubblicità sui giornali e sui treni locali e nazionali per raggiungere gli italiani a rischio e invitarli a fare un controllo. Infine, un numero verde (800 903 722) sarà a disposizione per una consulenza scientifica appropriata e consigli legali.

    Rocker Steven Tyler svela di avere avuto l’epatite C

    Steven Tyler, la voce della rock band Aerosmith, ha lottato con l'epatite C per tre anni e ad un certo punto si è sottoposto a una dura chemioterapia. In una intervista al programma Tv Access Hollywood, Tyler, 58 anni, padre dell’attrice Liv, ha detto di essere rimasto "abbastanza tranquillo" dopo la diagnosi tre anni fa, quando gli Aerosmith si erano presi una pausa da tour e registrazioni. "Ho parlato con il mio medico ... e mi ha detto che era il momento per fare 11 mesi di chemioterapia. Così l'ho fatta e mi ha quasi ucciso", ha detto Tyler. Ha aggiunto che dopo la cura la malattia "non esiste più nel mio sangue".

    Un esercito di circa 600 milioni di persone

    I numeri non lasciano ben sperare: 600 milioni sono, nel mondo, gli infettati da epatite B o C, malattie spesso silenziose e subdole, che possono mettere a rischio la vita, ma che troppo spesso restano non diagnosticate: si stima che fino all’86 % dei malati di epatite C non sappia di aver contratto il virus. Se nel mondo 350 milioni hanno un’epatite B cronica (nonostante dal 1991 lOms abbia raccomandato di aggiungere questa vaccinazione ai programmi di immunizzazione nazionali) e 180 milioni sono gli infetti dal virus C (contro il virus C non cè ancora un vaccino, ma le moderne terapie permettono a molti di guarire, come vedremo), occorre intervenire al più presto, dicono gli esperti in vista della prossima Giornata mondiale contro le epatiti - che si celebrerà il 1 ottobre - prima che si scateni nel globo unepidemia di malattie di fegato. è il momento di fare qualcosa per diffondere la cultura della prevenzione e della diagnosi. Uno sforzo globale, voluto dall’Oms Europa, cui è chiamata a partecipare anche l’Italia. Uno degli strumenti sarà la Campagna italiana ad hoc, ideata e impostata proprio in occasione del 1° ottobre.

    Si tratta di una vera e propria minaccia sanitaria mondiale per cui occorre un approccio unitario

    Il numero delle persone che sviluppano una grave malattia del fegato a causa di infezioni virali continua a salire - avverte Marc Danzon, direttore dell’Oms Europa - La nostra organizzazione, insieme a molti altri, è preoccupata per gli elevati livelli di infezioni, che in alcune aree del mondo possono essere classificate come altamente endemiche. E dall’indagine condotta dall’Associazione europea malati di fegato-Elpa in 15 Paesi europei (Italia inclusa) non emergono dati tranquillizzanti. Solo in quattro Paesi è stata messa in piedi una strategia a livello nazionale mirata alla prevenzione e al trattamento delle epatiti. Pochi fondi sono destinati alle associazioni dei pazienti o a iniziative mirate, e un allarmante livello di stigma e discriminazione è associato alle epatiti virali in 10 Paesi. Poco meglio per quanto riguarda lo screening: esiste ed è gratuito in nove Paesi, ma i governi lo pubblicizzano solo in Francia e Paesi Bassi. Mentre altrove, a volte, si è costretti a pagare per il test. Altro problema, i costi delle cure: in questo caso la situazione varia troppo, e spesso nei Paesi più colpiti (come l’Egitto, compreso nello studio), si è costretti a pagare tutto o quasi di tasca propria.

    Muriel Colinet, presidente dell’Elpa sostiene che è necessario un intervento europeo che includa test gratis in tutti i Paesi. E fondamentale che chiunque pensi di poter essere a rischio possa sottoporsi ai controlli. Con una diagnosi precoce e una cura rapida la maggioranza dei malati di epatite B e C potrebbe essere trattata efficacemente, assicura Jean-Michel Pawlotsky, segretario scientifico dell’European Association for the Study of the Liver-Easl. Insomma, le epatiti devono essere una priorità nell’agenda dei governi. Colpiscono più di mezzo miliardo di persone nel mondo - sottolinea Danzon - per questo governi, istituzioni e associazioni devono fare di più per far conoscere queste malattie e per fermare la diffusione di quella che è una delle più grandi minacce sanitarie per l’umanità.

    Un guscio molecolare per curare l'epatite C

    Un semplice espediente ha permesso di aumentare il successo nella cura contro l'epatite C. Da alcuni anni è disponibile una nuova terapia per combattere l’epatite C, in grado di aumentare del 50 % la possibilità di guarire da questa malattia spesso letale (contro il 16% delle vecchie terapie), cioè oltre un milione di persone solo in Italia. In realtà, i farmaci usati sono quelli ormai storici: l’interferone e la ribavirina, due sostanze in grado di insegnare al nostro sistema immunitario come debellare dall’organismo il virus che causa l’epatite C. Essi infatti allenano e potenziano le cellule del nostro sistema immunitario ad aggredire l’agente infettivo.

    Purtroppo il trattamento dell’epatite richiede una lunga terapia (sei mesi, un anno) e la concentrazione dell’interferone deve essere mantenuto sempre alta nel sangue. Questo è uno dei punti più critici: infatti non appena viene iniettato in vena va incontro ad una rapida degradazione, diminuendo fatalmente l’efficacia della terapia.

    Qui viene l’innovazione: proteggere il farmaco con un guscio finché questo non arriva al suo bersaglio. Infatti, i ricercatori hanno legato all’interferone una sostanza, il polietilenglicole (PEG), in grado di formare uno strato protettivo. Si tratta di una modifica semplice, quasi un uovo di Colombo, ma che ha cambiato notevolmente l’efficacia del farmaco. Infatti la sperimentazione clinica ha dato dei risultati molto incoraggianti verso tutti i tipi di epatite C noti, tanto da ottenere l’approvazione dell’Agenzia europea per il controllo sui farmaci-Emea per l’immissione in commercio.

    La combinazione Peginterferone e Ribavirina è più efficace nel trattamento dell’epatite C cronica nei pazienti infettati da HIV

    L’infezione cronica da virus dell’epatite C (HCV) è una delle principali complicanze nelle persone che sono infettate anche dal virus dell’immunodeficienza umana (HIV). Tuttavia, il trattamento dell’infezione da HCV in queste persone è stato associato ad un’alta percentuale di intolleranza e ad una bassa percentuale di risposta.

    I Ricercatori dell’AIDS Clinical Trials Group A5071 Study hanno messo a confronto due trattamenti per l’epatite C cronica nelle persone coinfettate con HIV: Peginterferone più Ribavirina versus Interferone più Ribavirina. Hanno preso parte allo studio 66 persone che sono state sottoposte a trattamento con Peginterferone alfa-2a (180 microg a settimana per 48 settimane) e 67 persone che sono state sottoposte a trattamento con Interferone alfa-2a (6 milioni di UI per 3 volte a settimana per 12 settimane, seguite da 3 milioni di UI tre volte a settimana per 36 settimane). Entrambi i gruppi di pazienti hanno ricevuto Ribavirina.

    Il trattamento con Peginterferone e Ribavirina è risultato associato ad una percentuale significativamente più alta di risposta virologica sostenuta rispetto al trattamento con Interferone e Ribavirina (27 % versus 12 %). Tra i pazienti trattati con Peginterferone e Ribavirina, solamente il 14 % dei soggetti con infezione da genotipo 1 dell’HCV ha presentato una risposta virologica sostenuta rispetto al 73 % dei soggetti con un’infezione da HCV con genotipo diverso dal genotipo 1. Risposte istologiche sono state osservate nel 35 % dei soggetti con nessuna risposta virologica, sottoposti a biopsia epatica.

    Nelle persone infettate da HIV, la combinazione di Peginterferone e di Ribavirina è risultata superiore alla combinazione di Interferone e Ribavirina nel trattamento dell’epatite C cronica.

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