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  • 22/10/2005 I Benefici del Colesterolo Alto (parte I) (Di Uffe Ravnskov, MD, PhD, Traduzione di Stefano Pravato per Disinformazione.it)

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    (Link alla pagina originale)

    Le persone col colesterolo alto sono quelle che vivono più a lungo. Avendo subito un lavaggio del cervello, quest'affermazione può sembrarci talmente incredibile da richiedere parecchio tempo per essere assimilata e capirne a pieno l'importanza. Eppure il fatto che gli individui con colesterolo alto vivano di più emerge chiaramente da molti studi scientifici. Si consideri il risultato del 1994 del Dr. Harlan Krumholz del Dipartimento di Medicina Cardiovascolare dell'Università di Yale, in cui si trovò che persone anziane con colesterolo basso hanno una mortalità doppia per attacco di cuore rispetto a persone anziane con colesterolo alto.[1] I sostenitori della campagna per un colesterolo basso, coerentemente con la loro posizione, ignorano questa obiezione o la considerano come una rara eccezione, casualmente prodottasi tra un grande numero di studi a supporto del contrario.
    Eppure non si tratta di un'eccezione; ora è disponibile una vasta mole di risultati che contraddicono l'ipotesi lipidica. Scendendo nello specifico, molti studi su persone anziane hanno evidenziato che il colesterolo alto non è un fattore di rischio per le malattie coronariche. Questo è il risultato di una mia ricerca che ho condotto nel database Medline sugli studi rivolti a questo settore.[2] Undici studi su anziani portano a quel risultato e altri sette studi hanno trovato che il colesterolo alto non è nemmeno un fattore predittivo di mortalità onnicomprensivo.
    Consideriamo ora che più del 90 % di tutte le malattie cardiovascolari si riscontrano in persone che abbiano superato i 60 anni e che quasi tutti gli studi hanno trovato che il colesterolo alto non è un fattore di rischio per le donne.[2] Ciò implica che il colesterolo alto è un fattore di rischio per meno del 5 % tra coloro che muoiono di un attacco cardiaco.
    E c'è un'ulteriore rassicurazione per quelli che hanno il colesterolo alto; sei studi hanno trovato che la mortalità totale è inversamente collegata al colesterolo totale, o al colesterolo-LDL o a entrambi. Ciò significa che se si vuole vivere a lungo in realtà è molto meglio avere un colesterolo alto piuttosto che basso .

    Il colesterolo alto protegge dalle infezioni
    Sono molti gli studi che hanno trovato come un colesterolo basso sia per certi aspetti peggiore di un colesterolo alto. Per esempio, in 19 ampi studi su più di 68.000 morti, esaminati dal Professor David R. Jacobs e dai suoi collaboratori della Divisione di Epidemiologia dell'Università del Minnesota, un colesterolo basso indica un aumentato rischio di morte per malattie gastrointestinali e respiratorie [3]
    La maggior parte delle malattie gastrointestinali e respiratorie ha un'origine infettiva. Pertanto un importante quesito è se sia l'infezione ad abbassare il colesterolo o se non sia un abbassamento del colesterolo a predisporre all'infezione. Per dare una risposta il Professor Jacobs e il suo gruppo, assieme al Dr. Carlos Iribarren, hanno seguito più di 100.000 individui in salute dell'area di San Francisco per quindici anni. Al termine dello studio quelli che avevano colesterolo basso all'inizio dello studio erano stati ricoverati in ospedale più spesso degli altri a seguito di malattie infettive.[4,5] Quest'evidenza non può essere controbattuta dicendo che è stata l'infezione a fare scendere il colesterolo in quanto il colesterolo era stato trovato basso quando queste persone non avevano ancora nessuna infezione evidente. Sembra piuttosto che il colesterolo basso, in qualche modo, li abbia resi più esposti all'infezione, o che il colesterolo alto abbia protetto quelli che non hanno avuto infezioni. A supporto di questa interpretazione ci sono molti risultati.

    Colesterolo basso e HIV/AIDS
    Un uomo giovane, non coniugato con una malattia al fegato o una malattia trasmessa sessualmente, corre un rischio molto maggiore di contrarre l'infezione del virus HIV. Ricercatori del Minnesota, a capo c'è il Dr. Ami Claxton, hanno seguito individui di questo tipo per 7-8 anni. Dopo avere escluso quelli che divennero HIV-positivi durante i primi quattro anni, si sono trovati con un gruppo di 2446 uomini. Al termine dello studio, 140 di queste persone risultarono positive all'HIV; quelle che all'inizio dello studio avevano il colesterolo basso erano il doppio di quelle col colesterolo più alto. [6]
    Risultati simili emergono da uno studio su persone sottoposte a screen MRFIT, più di 300.000 uomini giovani e di mezza età, che trovò come a distanza di 16 anni dal primo rilievo del colesterolo, il numero degli uomini il cui colesterolo era più basso di 160 e che era deceduto di AIDS era quattro volte quello degli uomini deceduti di AIDS e con un colesterolo superiore a 240.[7]

    Colesterolo e insufficienza cardiaca cronica
    Una malattia cardiaca può portare ad un indebolimento del muscolo cardiaco. Un cuore debole vuol dire che meno sangue, e quindi meno ossigeno, viene portato alle arterie. Per compensare la potenza diminuita, il battito cardiaco s'innalza, ma se il malanno è serio ciò non basta. Pazienti con insufficienza cardiaca seria restano senza fiato perché i tessuti ricevono troppo poco ossigeno, la pressione nei loro vasi cresce perché il cuore non può pompare il sangue con potenza sufficiente e diventano edematosi, cioè c'è del fluido che si accumula nelle gambe e nei casi più seri anche nei polmoni e in altre parti del corpo. Tale condizione è detta insufficienza cardiaca congestiva o cronica.
    Ci sono molte indicazioni che i batteri o altri microorganismi giochino un ruolo importante nell'insufficienza cardiaca cronica. Per esempio, pazienti con una severa insufficienza cardiaca cronica hanno alti livelli di endotossina e vari tipi di citochine nel loro sangue. L'endotossina, detta anche liposaccaride, è la sostanza maggiormente tossica prodotta da batteri Gram-negativi quali l'Escherichia coli, Klebsiella, Salmonella, Serratia e Pseudomonas. Le citochine sono ormoni secreti dai globuli bianchi nella loro battaglia contro i microorganismi; alti livelli di citochine nel sangue indicano che sono in atto processi infiammatori da qualche parte nel corpo.
    Il ruolo delle infezioni nell'insufficienza cardiaca cronica è stato studiato dal Dr. Mathias Rauchhaus e il suo team al Dipartimento Medico, dell'Università Martin-Lutero a Halle, in Germania (Universitätsklinik und Poliklinik für Innere Medizin III, Martin-Luther-Universität, Halle). Hanno trovato che l'indicatore di mortalità più affidabile per pazienti con insufficienza cardiaca cronica era la concentrazione di citochine nel sangue, particolarmente per pazienti la cui insufficienza fosse dovuta a disfunzione coronarica.[8] Per spiegare i loro risultati, ipotizzano che i batteri intestinali possano penetrare nei tessuti con più facilità se la pressione delle vene addominali è cresciuta a causa della deficienza cardiaca. In accordo con questa teoria, hanno riscontrato una maggior quantità di endotossine nel sangue di pazienti con deficienza cardiaca ed edema che non in pazienti privi di questi problemi, inoltre le concentrazioni di endotossine sono diminuite in maniera significativa quando le funzionalità cardiache sono state assistite mediante trattamento medico.[9]

    Un modo semplice per controllare lo stato del sistema immunitario consiste nell'iniettare sotto la cute antigeni di microorganismi cui sono esposti la maggioranza delle persone. Quando il sistema immunitario è normale, passate circa 48 ore, appare un indurimento nel punto dell'iniezione. Se l'indurimento è piccolo, con diametro minore di pochi millimetri, ciò indica la presenza di “anergia,” cioè una minore o mancante risposta nel riconoscere gli antigeni. Di conseguenza, l'anergia è stata associata ad un aumentato rischio di infezioni e mortalità in individui anziani e sani, in pazienti trattati chirurgicamente e in trapiantati di cuore.[10]
    La Dr.ssa Donna Vredevoe e il suo gruppo della Scuola Infermieristica e Scuola di Medicina, dell'Università di California a Los Angeles, hanno controllato più di 200 pazienti con deficienza cardiaca seria. Hanno applicato cinque differenti antigeni e hanno seguito i pazienti per dodici mesi. In metà dei pazienti la causa dell'insufficienza era coronarica, nei restanti le cause erano miste (malattie valvolari congenite o infettive, cardiomiopatie e endocarditi). Quasi la metà dei pazienti era anergica, e quelli che erano anergici e avevano malattie coronariche hanno avuto una mortalità molto più alta degli altri.[10]
    Ed ecco il punto saliente: i ricercatori hanno trovato, non senza sorpresa, che la mortalità era più alta, non solo nei pazienti anergici, ma anche nei pazienti con i minori valori lipidici, inclusi colesterolo totale, colesterolo LDL, colesterolo HDL e trigliceridi.
    Questi ultimi risultati sono stati confermati dal Dr. Rauchhaus, stavolta in cooperazione con i ricercatori di numerose cliniche universitarie Tedesche e Inglesi. Hanno trovato che il rischio di mortalità per pazienti con insufficienza cardiaca cronica era fortemente e inversamente correlato con il colesterolo totale, colesterolo LDL e anche trigliceridi; le persone con i valori lipidici più alti vivevano molto più a lungo di quelli con valori bassi..[11,12]

    Altri ricercatori hanno ottenuto risultati simili. Lo studio più ampio è stato quello effettuato dal Professor Gregg C. Fonorow e il suo team del Dipartimento di Medicina e Centro di Cardiomiopatia dell'UCLA a Los Angeles.[13] Lo studio, condotto dalla Dr.ssa Tamara Horwich, ha considerato più di mille pazienti con insufficienza cardiaca seria. Dopo cinque anni il 62 % dei pazienti con colesterolo sotto 129 mg/l erano morti, mentre pazienti con colesterolo sopra 223 mg/l avevano una percentuale dimezzata.
    Quando i sostenitori dell'ipotesi della necessità della riduzione del colesterolo sono messi di fronte ai risultati che evidenziano le cattive conseguenze associate ad un basso colesterolo —e ce ne sono molte altre—loro normalmente controbattono che i pazienti ammalati seriamente sono spesso malnutriti, e si attribuisce la causa del basso colesterolo alla malnutrizione. Comunque, la mortalità dei pazienti di questo studio era indipendente dal loro grado di nutrimento; un colesterolo basso è fattore predittivo di mortalità sia che i pazienti siano nutriti bene o meno.

    Indice

  • 22/10/2005 Benefici del Colesterolo Alto I
  • 22/10/2005 Benefici del Colesterolo Alto II
  • 22/10/2005 Benefici del Colesterolo Alto III

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