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  • 17/11/2006 Maria Falcone: «Servono le istituzioni» (Manuela Mareso, www.lanuovaecologia.it)

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    Maria Falcone a Contromafie introduce la sezione "Per un sapere di cittadinanza". Sorella del giudice tragicamente assassinato il 23 maggio del 1992, la professoressa Maria Falcone da 14 anni si dedica all'educazione alla legalità attraverso la Fondazione Falcone da lei fondata, incontrando centinaia di ragazzi ogni anno / di MANUELA MARESO (Narcomafie.it)


    Alla domanda posta dalla giornalista Bianca Berlinguer, conduttrice della prima giornata di Contromafie, che chiedeva se in questi anni si sia registrato un cambiamento nell’atteggiamento dei ragazzi, Maria Falcone si è detta ottimistica. «In questi 14 anni, salvo il calo di attenzione di fine anni Novanta, ho registrato una crescita di partecipazione e di coinvolgimento – ha dichiarato Maria Falcone - Oggi i ragazzi sono più interessati di quanto lo fossero i loro coetanei che pure avevano vissuto direttamente, attraverso le immagini e le trasmissioni televisive di quelle giornate, di quei terribili momenti».

    Maria Falcone ha poi ricordato l’iniziativa da lei promossa per l’anniversario del 23 maggio 2006, quando a Palermo ha portato “I mille della legalità”: ragazzi provenienti da tutta Italia, saliti su una nave per sbarcare« a Palermo e incontrare i loro “colleghi” siciliani. «Qualcuno ha obiettato che quel giorno sembrava una festa, ma io ho risposto che doveva esserlo!», ha detto la sorella del magistrato ucciso. Entrando nel merito dei contenuti del suo intervento, la Falcone ha voluto ringraziare Luigi Ciotti per la possibilità data a quello che lei ha definito l’”esercito dell’antimafia” di incontrarsi, per parlare di ciò che si è fatto, ma soprattutto per programmare quello che si potrà fare; e anche il presidente Napolitano, per aver detto lo scorso 15 novembre, in un incontro al Quirinale con i familiari delle vittime delle mafie e con esponenti di alcune associazioni antimafia, che “la mafia non si sconfigge senza la partecipazione della società civile”.

    «Per me è stato come riascoltare le parole di mio fratello Giovanni, che diceva che la mafia si sconfiggerà solo quando ci sarà una società diversa, e mi ha fatto capire che quello che ho fatto in questi anni con la Fondazione ha avuto un senso» ha commentato la Falcone. È poi passata a raccontare alcuni aneddoti della vita di Giovanni. Un episodio tra i più tristi, quello relativo a una lettera, pubblicata sul “Giornale di Sicilia”, di una cittadina che si lamentava del disturbo arrecato al suo sonno dalle sirene che riportano a casa Giovanni. !Mio fratello - ricorda - rimase ferito non solo per il contenuto della lettera, ma anche perché quel giornale aveva deciso di pubblicarla”. Maria Falcone è poi passata a ricordare anche i condomini, che lamentavano la presenza del magistrato in via Notarbartolo e auspicavano un suo trasferimento.

    La sorella del magistrato ucciso è passata a ricordare quanto per Falcone fosse importante il sostegno della gente. Alla messa di trigesima, Paolo Borsellino ricordò di quando, nel pieno del maxiprocesso, Giovanni gli confidò: «Per ora sembra che i cittadini palermitani facciano il tifo per noi». Ha poi continuato Maria Falcone: «Molti di coloro che frequentano i salotti bene di Palermi mi dicono ‘Ma chi te lo fa fare?’. Io a loro non rispondo, perché per me quello che faccio è raccogliere l’eredità di Giovanni, che a chi gli chiedeva ‘Giudice, cosa vuol dire a questa città?’ lui, ben consapevole di quello che Buscetta gli aveva detto, e cioè che lo avrebbero ammazzato, prima nell’immagine e poi nel suo corpo, rispose ‘Gli uomini passano, le idee restano’».

    Ognuno deve fare la sua parte, ha ricordato la Falcone in chiusura di intervento. Ed è stato ispirandosi a questo principio che, nonostante lo scoramento dovuto alla morte del fratello e a quella del giudice Borsellino, in cui ella aveva riposto molte delle sue speranze, decise di dar vita alla Fondazione Falcone. «Dopo la morte di Paolo, non potevo permettere che si disperdesse quel patrimonio umano». Ma la Fondazione negli anni ha avuto bisogno di correzioni di rotta. «Eravamo partiti con l’organizzazione di convegni, anche importanti, ma qualcosa non mi convinceva – continua Falcone - Ho allora capito che dovevo rivolgermi ai ragazzi. Ma non solo con delle lezioni. Perché al ragazzo del quartiere Zen che spaccia per poter mangiare non serve a niente la lezione di antimafia se poi torna in una casa fatiscente».

    Ma da soli non ce la facciamo, ha detto la Falcone. Abbiamo bisogno dell’abbraccio delle Istituzioni, per questo saluto con favore il Tavolo della legalità nato pochi giorni fa su iniziativa del Ministero dell’istruzione. E poi ha concluso l’intervento con un aneddoto. «Un giorno stavo rientrando a Palermo e un signore mi chiese se mi sembrava giusto che l’aeroporto della città fosse dedicato ai due magistrati uccisi. ‘Fa pensare subito alla mafia’, mi disse. E se invece facesse pensare all’antimafia?».

  • 19/11/2006 Archivio Contromafie

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