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  • 25/10/2005 Lacrime e Coraggio. La Riflessione del Vescovo di Locri (GianCarlo Maria Bregantini, www.lanuovaecologia)

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    La riflessione del vescovo di Locri GianCarlo Maria Bregantini dopo l'omicidio di Francesco Fortugno, vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria. Un attacco alla 'ndrangheta

    Proprio mentre la Diocesi tutta, in una serata memorabile per partecipazione e luce, celebrava l’inizio del suo Congresso eucaristico diocesano segno di riconciliazione nel sangue del Cristo “versato per amore” in luoghi dove tanto sangue è stato versato, è giunta la notizia della barbara uccisione dell’On. Francesco Fortugno, il cui sangue si aggiunge al tanto sangue già sparso in questa terra.

    1. La tragedia che ha colpito questa famiglia, cui va la nostra affettuosissima solidarietà per lo spessore umano e politico del loro congiunto, unito ad una preziosa amabilità umana, è di una valenza negativa enorme. È paragonabile, per la Locride, ai più gravi delitti della mafia in Sicilia. Esprimiamo perciò subito una netta, ferma, implacabile condanna per chi ha eseguito il delitto e per chi lo ha comandato.

    Un delitto che può essere letto così:
    - La ‘ndrangheta vuole dominare e sottomettere la politica, perché sia strumento docile e succube ai suoi enormi interessi economici.
    - La ‘ndrangheta cerca perciò di spezzare i legami tra la gente e la classe politica, per ricondurli a sé, perché solo così possa meglio dominare e piegare entrambi.
    - La ‘ndrangheta lancia nel contempo a tutti noi un macabro messaggio di umiliazione sociale, per intimorire e paralizzare ogni altra azione di bene e di sviluppo.

    2. Se questa è la realtà proprio questo orribile fatto ci spinge a REAGIRE, operando precise scelte coraggiose:
    - Ridare speranza, raccogliendo la forte indignazione che sale al cielo dal cuore ferito di tutti gli uomini e donne di buona volontà.
    - accrescere la stima per la vita e l’impegno della classe politica, chiedendo ad essa di star vicino alla gente, ascoltare, capire, intrecciarsi con le loro attese e speranze.
    - attuare una forte, vasta e decisa purificazione etica, in tutti gli ambienti.

    3. Di fronte a tutto questo, ci impegniamo a quelle tre scelte che già il santo Vescovo don Tonino Bello aveva attuato ed indicato, cioè annunciare, denunciare, rinunciare:
    - mantenere vigili le coscienze, di fronte ad ogni male, anche piccolo, chiedendo a tutti, sacerdoti e laici, di essere coraggiosi e consequenziali anche fino al martirio;
    - pregare sempre di più, specie davanti all’Eucarestia, in un’adorazione che abitui ed alleni tutti noi, specie i giovani, ad adorare solo e soltanto la grandezza di Dio, senza mai piegare il capo di fronte al male e di fronte agli altri idoli, per non essere succubi dei prepotenti e così trasformare la notte del dolore in luce pasquale;
    - digiunare per la conversione dei delinquenti. Non sembri fuori luogo questa proposta. Ma è la più efficace forma di non-violenza, che da sempre le coscienze coraggiose hanno attuato, per risvegliare le coscienze dei deboli, allenandoci così ad un’etica di speranza e di coraggio.

    4. Ma nello stesso tempo, è necessario che lo Stato, cioè la coscienza di chi ci guida e ci governa prenda seriamente a cuore il Caso Calabria, che finora è stato non solo sottovalutato ma soprattutto dimenticato. Occorrono indagini più intelligenti ed organizzate, per scovare assolutamente i colpevoli ed assicurarli alla giustizia e alla gogna di tutti. Chi fa il male deve essere umiliato nel suo falso “onore” perché ritrovi la forza di cambiare. Se occorre la zona deve essere militarizzata, perché i colpevoli sentano la forza dello Stato. La Guardia di Finanza deve poter seguire, con tutti i mezzi più raffinati e moderni, il crescere dei circuiti economici, come gli appalti, le costruzioni, i giri del denaro, l’arroganza dell’usura, il gioco interessato e spesso miope delle banche...
    È il denaro che interessa alla ‘ndrangheta.
    E perciò. oltre alla purificazione etica, occorre una forte purificazione economica.

    5. Infine, facciamo appello alla giustizia di Dio, giustizia certa, che insegue con determinazione i passi, tristissimi, degli uccisori e di chi ha ordinato questo infame delitto, chiarissimo per le sue palesi modalità mafiose. Chi ha fatto il male, dice la Bibbia, lo paga sempre. Sempre! Ne siamo certi e lo diciamo pubblicamente, perché si fermi questa catena assurda di violazione della sacralità della vita umana.

    Con lacrime amare, annunciamo ancora la bellezza della vita con rigenerato coraggio, dono dello Spirito che sempre ci consola e tutto sa rinnovare, perché con il lavoro e le imprese, anche la faccia della Locride, così insanguinata, eppure così bella, cammini fiduciosa sulle strade del coraggio nel suo futuro.

    25 ottobre 2005
    *Vescovo di Locri

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