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  • 30/07/2006 Che cosa è l' Indulto? Indulto ed amnistia (Da Wikipedia, l'enciclopedia libera)

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    L'indulto è una causa di estinzione della pena prevista dall'art. 174 del Codice penale. Si tratta di un provvedimento generale di clemenza, ispirato, almeno originariamente, a ragioni di opportunità politica e pacificazione sociale, ma a volte degenerato nella prassi in strumento di periodico sfoltimento delle carceri.

    L'indulto (che è un provvedimento di indulgenza a carattere generale) si differenzia dall'amnistia perché si limita ad estinguere in tutto od in parte la pena principale, che viene in tutto o in parte condonata oppure commutata in altra specie di pena consentita dalla legge e pertanto non estingue le pene accessorie, salvo che la legge di concessione non disponga diversamente e, a maggior ragione, lascia sussistere gli altri effetti penali della condanna, mentre l'amnistia estingue il reato.

    L'amnistia si atteggia come una rinuncia dello Stato alla propria potestà punitiva per determinate ipotesi di reato commesse in un certo lasso di tempo. Disciplinata dall'articolo 151 del codice penale, l'amnistia è un provvedimento individuale ed estingue il reato e può essere applicata prima che sia intervenuta una sentenza irrevocabile di condanna (amnistia propria) oppure successivamente alla condanna stessa (amnistia impropria). Lo stesso articolo 151 prevede espressamente la possibilità che l'amnistia possa essere sottoposta a condizioni ed obblighi.

    L'indulto, diversamente dalla grazia che è un provvedimento individuale, è un provvedimento di carattere generale e si riferisce a tutti i condannati che si trovino in determinate condizioni.

    L'indulto in senso proprio è un provvedimento con il quale il Parlamento condona o commuta parte della pena per i reati commessi prima della presentazione del disegno di legge di indulto. La Costituzione richiede una maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, per la sua approvazione; legge deliberata in ogni suo articolo e nella votazione finale. Per l’applicazione dell’indulto è competente il giudice dell’esecuzione, il quale procede senza formalità, secondo la procedura de plano prevista anche per l’amnistia.

    Il caso più recente

    Con il voto del Senato, il 29 luglio 2006 è stato definitivamente approvato il disegno di legge che - raccogliendo consensi trasversali nella maggioranza e nell'opposizione - ha introdotto un provvedimento di indulto. Si tratta, nella fattispecie, di uno sconto di pena di tre anni per chi ha commesso reati fino al 2 maggio 2006.

    Sono state stabilite peraltro molte esclusioni: l'indulto non è applicabile ai reati di terrorismo (compresa l'associazione eversiva), strage, banda armata, schiavitù, prostituzione minorile, pedo-pornografia, tratta di persone, violenza sessuale, sequestro, riciclaggio, produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti, usura. La legge ha stabilito anche che l'indulto non possa essere applicato alle pene accessorie temporanee, come l'interdizione dai pubblici uffici. Nessuno sconto di pena nemmeno per chi è stato condannato per mafia, salva l' eccezione per chi ha violato l'articolo 416-ter del Codice penale sul voto di scambio (che punisce chi chiede i voti alla mafia in cambio di denaro).

    Lo sconto di pena sarà comunque anche condizionato alla buona condotta fuori dalla cella: in caso di commissione di nuovi reati nei cinque anni successivi alla concessione dell'indulto, il beneficio sarà revocato. Papa Wojtila, incontrando i due rami delle Camere in seduta congiunta, nel corso della legislatura precedente, aveva chiesto in modo accorato ai Parlamentari un "segno di clemenza"; memore di ciò, il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente della Pontificia Commissione Giustizia e Pace, ha commentato così l'approvazione dell'indulto: "Sì, è grande la soddisfazione da parte della Santa Sede a questa notizia. Viene coronato il sogno di Giovanni Paolo II e anche quello di Benedetto XVI, assai sensibile alla situazione dei carcerati in tutto il mondo".

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