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  • 27/06/2006 Inefficaci i diciassette Decreti Ministeriali (www.verdi.it)

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    Il ministero dell'ambiente sospende i decreti attuativi della riforma ambientale varata dal centrodestra. Proteste da Confindustria. Gli ambientalisti: "Giusto bloccare un orrido giuridico"

     

    Sulla Gazzetta Ufficiale di ieri il ministero dell’Ambiente ha pubblicato un avviso in cui segnala “l’inefficacia di diciassette decreti ministeriali ed interministeriali, attuativi del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152”, la maxi riforma ambientale varata dal precedente governo di centrodestra. I decreti attuativi di cui il ministero ha sospeso l’efficacia sono quelli pubblicati sempre in Gazzetta il 10, 11, 16, 17, 18 e 24 maggio 2006.

     

    "Una misura inevitabile”, informa oggi una nota del ministero, il cui titolare, Alfonso Pecoraro Scanio, si trova a Lussemburgo per il Consiglio europeo dell’Ambiente. I decreti, ricorda la nota, erano stati pubblicati “senza essere stati ritualmente inoltrati alla Corte dei Conti per l'apposizione del visto di controllo preventivo di legittimità”, sotto “la responsabilità politica dell'allora ministro Matteoli”.

     

    Il gabinetto del ministro, prosegue la nota, "sentito l'ufficio legislativo, per evitare ogni rischio di incertezza normativa ha disposto di rendere pubblica l'inefficacia dei 17 decreti attuativi, a tutela degli operatori".

     

    Pecoraro Scanio inoltre, "sentite le realtà sociali e produttive come previsto dalla legge Delega, oltre che le Regioni e gli Enti locali, ha già disposto di provvedere alla definizione sia delle modifiche al decreto legislativo 152 che all'elaborazione dei decreti attuativi, rispettando le procedure di legge", conclude la nota.

     

    L’annuncio ha sollevato le proteste di Confidustria, organizzazione che in pratica è stata l’unica grande tifosa del Codice “Matteoli”, visto che buona parte delle regioni, degli enti locali, delle associazioni ambientaliste, dei sindacati e delle imprese che operano nel campo ambientale, hanno bocciato su quasi tutti i fronti il maxi provvedimento.

     

    Secca Legambiente: “Tutto quello che può fermare l’attuazione del Codice ambientale è ben accetto”, dice il presidente Roberto Della Seta.

     

    Gli industriali però protestano. Lo stop al codice ambientale, dice il direttore generale di Confindustria Maurizio Beretta, "è segno di un approccio antindustriale". "Ci sembra grave e preoccupante”, aggiunge Beretta. Dello stesso avviso, anche perché della stessa parrocchia, il commento dell’Unione petrolifera, “sorpresa e preoccupata” perché, sostiene, la sospensione dei decreti “rischia di paralizzare l'attività delle imprese”.

     

    Al coro si unisce un’altra esponente di rilievo del mondo confindustriale, Emma Marcegaglia, secondo cui la sospensione "è una scelta che contraddice la certezza delle regole e che nei contenuti va contro la semplificazione e la trasparenza. Ancor più preoccupante – aggiunge - è la ventilata ipotesi di procedere da parte del Governo alla sospensione dell'intero Codice Ambientale attraverso proposte emendative a decreti in corso di conversione”.

     

    Gli ambientalisti però sostengono il ministro: “L’abbiamo sempre detto, è un orrido giuridico”, dice ancora Della Seta riferendosi alla maxi riforma varata dal centrodestra. “Non si può licenziare una controriforma a colpi di fiducia, senza alcun confronto”.

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