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  • 18/09/2009 Assenteismo, dati e polemiche (Giuseppe Pisauro, http://www.lavoce.info)

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    La riduzione dell'assenteismo dei dipendenti pubblici ottenuta dal ministero della Pubblica amministrazione è un risultato positivo e rimarrebbe tale anche qualora il calo di assenze alla fine risultasse molto inferiore a quanto indicato dallo stesso dicastero. Per questo la polemica tra l'Espresso e il ministero appare stucchevole. Più importante sarebbe discutere come limitare l'assenteismo senza ricorrere a strumenti di contrasto draconiani. E come far sì che il ridimensionamento del fenomeno si traduca effettivamente in un miglioramento della produttività del lavoro pubblico.

    Nei giorni scorsi si è riaccesa la discussione sull’assenteismo dei dipendenti pubblici. A un articolo dell'Espresso intitolato “Brunetta bluff” è seguita la riposta del ministero per la Pubblica amministrazione e l’innovazione sul sito ufficiale di Palazzo Vidoni.

    DATI IN DISCUSSIONE

    Titolo e sommario dell’Espresso (“Ha vantato risultati clamorosi contro gli assenteisti. Ma ora si scopre che purtroppo non sono diminuiti”) “promettono” più di quello che poi effettivamente si ritrova nel testo. In sostanza nell’articolo si dice che 1) i dati diffusi dal ministero sopravvalutano il fenomeno della riduzione dell'assenteismo, che in realtà è molto inferiore; 2) anche se c'è stato, l'effetto Brunetta negli ultimi mesi si sta esaurendo.
    Il punto 2 è una sciocchezza. L’Espresso sottolinea come la riduzione delle assenza per malattia, dal picco di settembre 2008 (meno 44,6 per cento), sia inesorabilmente scesa a meno 41 a novembre, meno 33 ad aprile, meno 27 a giugno per finire con il meno 17 di luglio 2009. È ovvio che la riduzione delle assenze non poteva continuare all'infinito con tassi così elevati. Anzi, ha ragione il ministero a ritenere, al contrario, eccezionale che le assenze continuino ancora a diminuire in misura così forte un anno dopo l’emanazione del decreto legge 112 del giugno 2008. In realtà, lo stesso articolo dell’Espresso ammette il punto quando dice che “le assenze non possono continuare a calare all’infinito”. E allora? Misteri del giornalismo.
    Più interessante, e controversa, è la contestazione dei dati del ministero. Si basa su un po’ di aneddotica (dal comune di Napoli a quello di Sondrio) e su due studi. Il primo, di Giulio Zanella, discute le caratteristiche del campione su cui si fonda il monitoraggio condotto dal ministero. Benché il campione sia molto ampio, comprende un numero di amministrazioni pari a poco meno della metà del totale, soffre pur sempre del difetto indicato dagli statistici come “selection bias”: non è un campione casuale, ma include solo le amministrazioni che volontariamente partecipano all’indagine. Non è detto che le assenze per malattia nelle amministrazioni che hanno scelto di non partecipare abbiano la stessa dinamica di quelle incluse nel campione. Anzi, ci si dovrebbe attendere il contrario: è plausibile che rispondano al questionario del ministero le amministrazioni che hanno ottenuto buoni risultati nella lotta all’assenteismo; invece, non rispondono le amministrazioni dove le assenze non sono diminuite o sono diminuite poco. Se così fosse, sostiene Zanella, le stime del ministero della riduzione delle assenze dovrebbero essere dimezzate (al limite, meno 20 per cento delle assenze nel 2008 nel campione autoselezionato, niente nell’altra metà della popolazione, quindi la vera riduzione è del 10 per cento). È così? Sarà possibile rispondere solo quando saranno disponibili i dati per tutte le amministrazioni: il fatto che il campione sia molto grande o che sia stato ricalibrato dall’Istat per renderlo rappresentativo della popolazione, come fa rilevare la risposta del ministero, è irrilevante. Certo è che aggregando i dati del ministero su tutto il periodo settembre-luglio si ottiene una diminuzione delle assenze nel 2008-2009 rispetto al 2007-2008 del 36,5 per cento. Difficile immaginare che questa sparisca quando si avranno i dati per l’intera popolazione.
    L’Espresso cita poi un lavoro di due ricercatori dell’Istat, Riccardo Gatto e Andrea Spizzichino, basato sui dati della rilevazione Istat sulle forze di lavoro: il numero di individui con assenze per malattia sul totale dei dipendenti della Pa passa tra il terzo trimestre del 2007 al terzo trimestre del 2008 dall’1,8 all’1,3 per cento; nel quarto trimestre il fenomeno non mostra significative variazioni dopo l’introduzione della nuova normativa. Insomma, effetti modesti e solo transitori. A dire il vero, una sintesi dello studio è pubblicata nel sito del ministero, insieme però con altri lavori (non considerati dall’Espresso) che giungono a conclusioni diverse. Ad esempio, uno studio di Leonello Tronti, usando la stessa base dati, e confrontando l’andamento delle assenze per malattia nel settore pubblico e in quello privato (nell’ipotesi che su entrambe le serie agiscano fattori epidemiologici comuni), stima in una riduzione di 22,3 punti percentuali l’effetto delle nuove norme sulle assenze per malattia nel settore pubblico nel quarto trimestre 2008.

    UNA RIFLESSIONE PIÙ SERIA

    Cosa dire in conclusione? Nel pubblico impiego, l'assenteismo è tradizionalmente più alto che nel settore privato. È un malcostume. Combattendolo con sistemi draconiani, e certamente discutibili, l'assenteismo si riduce. Di quanto? Per ora non lo sappiamo con certezza. Naturalmente, la riduzione dell’assenteismo di per sé non migliora la produttività degli impiegati pubblici, né la qualità dei servizi. Ma è difficile non essere d’accordo sul fatto che riportare l’assenteismo a livelli fisiologici sia un pre-requisito per un recupero di efficienza nella pubblica amministrazione. Insomma, va riconosciuto che è un risultato positivo e rimarrebbe tale anche se la riduzione fosse molto inferiore a quanto si rileva sulla base del monitoraggio del ministero. Non fosse altro perché è stato riportato alla ribalta un fenomeno negativo con il quale ormai ci eravamo abituati a convivere. Naturalmente è importante valutare esattamente la dimensione dei risultati ottenuti con gli strumenti fin qui utilizzati. Ma è una questione secondaria rispetto ad altre che sembrano più importanti: 1) è possibile ridurre l’assenteismo nel settore pubblico senza ricorrere a strumenti di contrasto con aspetti “odiosi”? 2) come si garantisce che la riduzione dell’assenteismo si traduca effettivamente in un miglioramento della produttività del lavoro pubblico?



    http://www.lavoce.info

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