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  • 05/09/2008 La bellezza? E' mezza ricchezza (Nicola Persico, http://www.lavoce.info)

    Ricerca personalizzata

    E' opinione comune che altezza e bellezza siano di aiuto non solo nella vita in generale ma anche sul lavoro, determinando stipendi più alti per chi è esteticamente più "dotato". Alcuni studi recenti sfatano però questo mito. Bellezza e altezza sono importanti nell' adolescenza perchè incidono positivamente sull'autostima.  Ed è questo, a ben vedere, che nella vita adulta può fornire un vantaggio, anche salariale. Sia per gli uomini sia per le donne.

    E’ opinione comune che essere belli sia di aiuto non solo nella vita in generale, ma anche sul lavoro. La letteratura scientifica conferma questa opinione (1). Per esempio, un noto studio basato su interviste di lavoratori canadesi e statunitensi correla i salari con la bellezza, quest’ultima misurata soggettivamente dall’intervistatore. La maggior parte dei soggetti (circa 55%) è classificata di “bellezza media”, ma non mancano i molto brutti e i molto belli (2). L’analisi statistica conferma l’esistenza di un premio salariale (in media) per i belli. Quel 32% degli uomini che sono di bellezza superiore alla media riceve un premio salariare del 5% rispetto agli uomini di bellezza media, mentre quel 9% degli uomini che sono più brutti della media ha un salario inferiore del 9%. Fra le donne, il premio salariale medio per le belle è 4%, la penalità media per le brutte è 5% del salario. Anche gli alti se la passano bene. Un altro articolo, che peasseremo in rassegna tra breve, mostra che ad ogni centimetro di altezza adulta in più corrisponde un premio salariale di circa l’1% in media. I belli e gli alti, insomma, guadagnano di più.
    Come si spiegano il “premio alla bellezza” e il “premio all’altezza”? Tali premi salariali di solito sono assimilati a fenomeni classicamente discriminatori, come le differenze salariali associate con la razza o il sesso. Infatti, per la maggior parte delle occupazioni, non ci aspettiamo che la bellezza o l’altezza influiscano sulla produttività. Perciò, per spiegare il premio alla bellezza o all’altezza si invocano una gamma di fattori di carattere discriminatorio, dai socio-culturali (la bellezza/altezza è desiderabile nel nostro immaginario culturale, ed è quindi premiata inconsciamente) a quelli evolutivi (siamo condizionati ad apprezzare bellezza e altezza come segnali di "buoni geni", cioè di geni resistenti a malattie dell'infanzia). Dunque, appare esservi un’abbondanza di spiegazioni per il premio alla bellezza o all’altezza. Ma queste spiegazioni sono proprio vere?

    ALTI? MEGLIO “DA PICCOLI”

    Un recente articolo (3) suggerisce di no. L’articolo, basato sull'analisi di ampie indagini a campione inglesi e statunitensi, mostra che, benché i maschi adulti alti guadagnino mediamente di più degli adulti bassi (circa 1% del salario per ogni centimetro in più, sia in Inghilterra che negli USA), il premio salariale all’altezza afferisce non all’altezza da adulti, ma bensì all’altezza da adolescenti. Cioè, l’analisi dei dati mostra che un adulto basso che però era relativamente alto da adolescente riceve lo stesso vantaggio salariale di un adulto alto (e che era anche alto da adolescente). Di converso, un adulto alto che però era un adolescente relativamente basso non riceve (in media) il vantaggio salariale che corrisponderebbe alla sua altezza da adulto. I dati rivelano altresì che l'altezza pre-adolescenziale non contribuisce al premio all'altezza, né il premio all'altezza riflette uno sviluppo precoce (4). L’articolo mostra, dunque, che il “premio all’altezza adulta” non esiste; gli adulti alti guadagnano di più perché, in media, erano relativamente alti anche da adolescenti. Ciò che esiste è il “premio all’altezza da adolescenti”. Siccome l'altezza da adolescenti non è di solito nota sul posto di lavoro, si sospetta che il premio salariale afferisca ad un qualche fattore correlato all’altezza da adolescenti. La fiducia in se stessi, o altre qualità analoghe, appaiono quali fattori plausibili.
    Questa analisi sfata un mito: il premio all'altezza non riflette una discriminazione o preferenza presente nell'ambiente di lavoro. L'apparente discriminazione, in realtà, riflette un fattore plausibilmente produttivo (forse la fiducia in se stessi) ma difficile da misurare.  Le spiegazioni evolutive, culturali, etc., non giocano dunque un ruolo, o se lo giocano, è un ruolo che si svolge nell’adolescenza e che possibilmente si ripercuote nella produttività da adulti attraverso un altro fattore: la fiducia in se stessi, appunto.

    FIDUCIA IN SE’ E PERCEZIONE DELL’IO

    E' possibile che fattori analoghi operino nel caso del premio alla bellezza? Uno studio in tal senso non esiste ancora. Però vi sono degli studi condotti da psicologi che dimostrano che l'immagine di se stessi si forma appunto durante l'adolescenza, e poco si adatta alle mutate circostanze dell'età adulta. Uno studio interessante (5) chiede a un campione di ragazze americane il loro “ livello di soddisfazione con il proprio corpo” all’età di 18 anni e, allo stesso tempo, compila delle valutazioni “obiettive” sulla loro bellezza a 13 e 18 anni, chiedendo a dei “giudici” di valutare la loro bellezza in fotografia. L’analisi dei dati mostra che, per queste ragazze, il livello “soggettivo” di soddisfazione con il proprio corpo all’età di 18 anni è correlato alla bellezza “obbiettiva” a 13 anni, ma non alla bellezza “obiettiva” a 18 anni. Dunque, per le ragazze soggette allo studio, l’immagine di se stesse si ècristallizzata attorno ai 13 anni e non si è adattata alle circostanze sopravvenute dopo. Sembra ragionevole che anche la fiducia in se stessi sia “permanentemente determinata” dalla bellezza da adolescenti. In questo caso anche il premio alla bellezza, che i dati evidenziano, potrebbe mascherare un premio alla fiducia in se stessi.
    I risultati ottenuti riguardo all'altezza fanno riflettere sull'interpretazione di una vasta letteratura che misura la discriminazione razziale, per sesso, e per altre importanti caratteristiche visibili. E' possibile che, come per l'altezza, anche parte delle disparità salariali associate con la razza, o con il sesso, siano dovute a fattori "produttivi" di difficile misurazione, quali la fiducia in se stessi. Ovviamente la metodologia utilizzata per l'altezza non può essere applicata alla razza, o al sesso, poiché mentre l'altezza da adolescenti differisce da quella adulta, il sesso o la razza da adolescenti non mutano nel tempo.

    E PER CHI CAMBIA SESSO?

    A dispetto di questo ostacolo, un divertente studio ha fatto uso del solo caso in cui il sesso varia nel tempo: il cambio di sesso operato dai transessuali (6). Lo studio ha misurato la variazione del salario di 18 uomini che si trasformarono in donne, e di 25 donne che si trasformarono in uomini (7). E' interessante che, mentre coloro che si trasformarono in donne ebbero in media una diminuzione di salario, le donne trasformate in uomini ebbero un incremento di salario. Naturalmente è rischioso generalizzare da questo campione singolare. Però, con tutte le cautele necessarie, questo studio sarebbe consistente con l'ipotesi discriminatoria classica, cioè che il premio salariale afferisce al sesso, come percepito nell’ambiente di lavoro.
    In conclusione, il messaggio per i lettori adulti è questo: se eravate alti da adolescenti, il vostro salario riflette in parte la sicurezza in voi stessi; se non lo eravate, vi meritereste un salario più alto. Le lettrici, invece, sappiano che il premio all’altezza per le donne esiste, ma afferisce all’altezza adulta, non a quella da adolescenti.

    (1)Daniel S. Hamermesh e Jeff E. Biddle , “Beauty and the Labor Market.” The American Economic Review, Vol. 84, No. 5, (Dec., 1994), pp. 1174-1194.
    (2)L’intervistatore attribuisce a ogni soggetto un livello di bellezza scelto fra cinque possibilità, da “homely” (brutto/a, circa l’1% del campione) fino a “strikingly beautiful” (bellissimo/a, circa 2.5% del campione).
    (3)Nicola Persico, Andrew Postlewaite, e Dan Silverman  “The Effect of Adolescent Experience on Labor Market Outcomes: The Case of Height”. Journal of Political Economy 112 (2004), pp. 1019 - 1053.
    (4)Cioè dall’aver raggiunto la propria altezza finale in età precoce.
    (5) Gianine D. Rosenblum and Michael Lewis “The Relations among Body Image, Physical Attractiveness, and Body Mass in Adolescence” Child Development, Vol. 70, No. 1 (Jan. - Feb., 1999), pp. 50-64.
    (6) Kristen Schilt  and Matthew Wiswall, “Before and After: Gender Transitions, Human Capital, and Workplace Experiences.” Manoscritto, New York University, Agosto 2006. Per trasparenza osservo: il Professor Wiswall è un mio college nel dipartimento di Economia alla New York University.
    (7) I dati sono stati raccolti a conferenze per transessuali tenutesi a Seattle, Los Angeles, e Austin. I questionari riproducevano ldomande di una ampia indagine a campione amministrata negli Stati Uniti, la Current Population Survey.

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