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07/08/2008 Approvata la norma anti-precari (Articolo 21 Ddl Senato 949)

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Approvata la norma anti-precari (Articolo 21 Ddl Senato 949). Al posto del reintegro un indennizzo tra 2,5 e 6 volte l'ultima retribuzione. La norma riguardava inizialmente anche le sentenze passate in giudicato ma per fortuna la norma è stata modificata ed ora le disposizioni "si applicano solo ai giudizi in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, e fatte salve le sentenze passate in giudicato". (28 luglio 2008)

Con l' emendamento detto anti-precari il governo ha fornito alle aziende citate in causa dai dipendenti una formidabile arma anti-precari. La norma riguardava inizialmente anche le sentenze passate in giudicato ma alla fine l'applicazione è stata ristretta "con riferimento ai soli giudizi in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, e fatte salve le sentenze passate in giudicato"

L' emendamento anti-precari è diventato di fatto un condono a favore quasi esclusivo di Poste Italiane Spa che ha accumulato negli anni migliaia di cause di lavoro intentate dai lavoratori a termine, che chiedono per vie legali l'assunzione, ma ora il datore di lavoro non sarà obbligato a riammettere in servizio il lavoratore con un contratto a tempo indeterminato ma dovrà solo pagare un indennizzo anche se le modifiche apportate dal Senato, potrebbero non essere in linea con l'articolo 3 della Costituzione.

Il concetto di lavoro a termine cambia in quanto le aziende potranno ricorrervi non solo in via eccezionale come disposto dalla legge fino ad oggi.

Abolite anche le disposizioni del protocollo del welfare (governo Prodi) che fissava una reiterazione massima dei contratti a termine a 36 mesi, oltre i quali il rapporto di lavoro doveva diventare a tempo indeterminato, salvo la possibilità di sottoscrivere una proroga in accordo con un rappresentante di un'organizzazione sindacale.

Il limite temporale potrà essere derogato dai contratti collettivi, stipulati a livello nazionale, territoriale o aziendale. Ricordiamo infine l'abolizione dell'obbligo di ricorrere al modulo online del ministero per presentare le proprie dimissioni, obbligo introdotto nella legislatura precedente per evitare il sistema ricattatorio delle dimissioni in bianco. Il governo ha, quindi, dato il via ad una flessibilità totale (che diventa precarietà di vita).

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