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20/10/2007 Sabato precario (Emiliano Sbaraglia - aprileonline, visto su http://www.canisciolti.info)

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E venne il venti ottobre. Sofferto, sospirato, temuto come forse non accadeva da tempo, per una manifestazione di sinistra. Ma il timore questa volta non ha niente a che fare con gli scontri, la polizia, gli agguati, gli infiltrati. Anche se, a dirla tutta, per capire cosa accadrà da domenica nel mondo della sinistra italiana, sarà importante vedere chi si porrà al centro della piazza, chi guiderà la manifestazione, attraverso quali slogan e parole d'ordine.

C'è chi ad esempio, come il parlamentare indipendente Prc Francesco Caruso, parla apertamente di una presenza calibrata "come network delle comunità in movimento e centri sociali, con uno spezzone dichiaratamente e apertamente in opposizione alle politiche economiche e sociali del governo Prodi, con uno striscione d'apertura molto chiaro: "Contro il governo della precarietà, casa e reddito per tutti". Interessante registrare dove lo striscione troverà collocazione nel serpentone del corteo.

La posizione di Caruso, politicamente vicina a quelle espresse da Gianni Rinaldini e Giorgio Cremaschi, richiamati alla partecipazione dalla stessa Rifondazione, e presenti per ribadire quella parte di "no" incassato all'ultimo referendum sindacale, non è però almeno numericamente quella che alla fine dovrebbe prevalere nel corso della manifestazione. La vigilia è stata infatti caratterizzata da un coro pressoché unanime di voci che parlano di un appuntamento non antigovernativo, ma propedeutico per rilanciare l'intesa proprio fra il governo e l'ala sinistra dell'Unione, in cerca di identità soprattutto dopo l'avvenuta fusione di Ds e Dl nel Pd, marchiata dalla vittoria schiacciante di Veltroni domenica scorsa.

Sale così alla ribalta un altro dei temi scottanti legati a questo venti ottobre, quello riguardante la formazione di un novo soggetto politico unitario a sinistra. E' questa la prima tappa di tale processo? Si potrà partire da questa data per arrivare entro la fine dell'anno a una concreta realizzazione di un percorso di ancora non chiara definizione?

Lo abbiamo chiesto a Giorgio Mele, esponente di Sd, che al contrario del movimento di partito al quale aderisce ha deciso di esserci: "Io vado perché penso che sia importante mantenere e riaffermare con le altre forze della sinistra la nostra presenza, per tenere aperte le porte del dialogo e costruire insieme l'unità della sinistra. D'altra parte ci sono temi comuni, come il precariato, che giustificano la partecipazione di tutta la sinistra alla manifestazione. E credo che dal 21 ottobre si debba lavorare alacremente per riuscire, entro la fine dell'anno solare, una sede politica culturale e sociale comune".

Analoga la lettura di Paolo Cento, che pure ci conferma di non partecipare al corteo: "Credo che sia una manifestazione importante, per riequilibrare il governo dopo la nascita del Pd e il protocollo welfare; ma non la si può confondere per una manifestazione contro il governo. A me piace definirla "di popolo": e anche se i verdi non aderito, ci saranno per raccogliere le firme contro gli Ogm, e per tentare di marginalizzare quelle differenze che si sono espresse nell'ultimo periodo all'interno della sinistra. Ad ogni modo mi auguro che tutto riesca alla perfezione". E sulla scelta di non andare, Cento ricorda che "i rappresentanti delle istituzioni hanno preferito declinare la loro presenza, anche perché abbiamo altre modalità per poter esprimere le nostre opinioni".

Un nodo che ha tenuto banco in questi giorni di preparazione è stata infatti la partecipazione dei ministri del governo, rimasta in bilico sino all'ultimo nelle intenzioni di alcuni (leggi Ferrero), ma che poi ha trovato la sua posizione ufficiale attraverso le esternazioni del presidente della Camera Fausto Bertinotti, che ha testualmente parlato di "sgrammaticatura" nel caso della presenza di titolari di dicasteri della Repubblica ("ognuno faccia il suo mestiere"), comunque aggiungendo che "un centrosinistra con la vista lunga deve guardare con complicità ai Movimenti, anche a quelli critici nei suoi confronti. Il governo dovrebbe essere interessato ad avere un interlocutore critico che si proponga di scuotere un contesto sociale dominato dai Poteri Forti".

Lo stesso ministro Ferrero, alla fine di una giornata per lui densa di interventi e dichiarazioni, ha messo un punto sulla questione affermando che "troppo spesso il dibattito politico oscura i problemi sociali invece di evidenziarli; per questo, per non contribuire all'oscuramento dell'evento, nell'augurare il pieno successo della manifestazione, accolgo l'invito a non partecipare. Buona manifestazione compagne e compagni", chiosa il ministro, non senza prima aver ricordato di che ci trova ad assistere a "una manifestazione della sinistra, ma non contro il governo".

Sul fronte Pdci, recuperiamo telefonicamente la testimonianza di Pino Sgobio (capogruppo alla Camera), il quale non esita a definire l'appuntamento come "un invito ai lavoratori a partecipare, per una manifestazione che costringa a mettere al centro dell'agenda politica il problema-lavoro e il tema dei lavoratori. In questi termini potrebbe trasformarsi anche nella prima tappa di un processo più lungo, da concretizzarsi possibilmente entro la fine dell'anno, in modo tale da creare dentro l'Unione un nuovo equilibro tra centro e sinistra, dopo la perdita dei Ds". Alle sue considerazioni fanno da controcanto quelle di Manuela Palermi (capogruppo al Senato): "Saremo in piazza per il governo Prodi".

Torna dunque l'esigenza di trovare la chiave politica adatta per l'immediato futuro, e per molti l'inizio di una nuova fase comincia proprio dopo il venti ottobre. Per molti, ma non per tutti. In tal senso, l'esito del corteo di certo comincerà a dare delle indicazioni importanti, a partire dal numero di persone che raccoglieranno l'invito ad esserci, passando per la ricezione mediatica che si produrrà dell'evento (altro argomento molto dibattuto nei giorni precedenti), per finire con il taglio politico che alla fine emergerà, dopo il confronto in seno al corteo stesso, che rivelerà le due anime agli antipodi ma entrambi presenti nel cuore della manifestazione, quella governativa e quella antigovernativa.

Facile gioco per uno come Berlusconi parlare di "contraddizioni insanabili nella sinistra", lui che il termine precariato forse non ha neanche capito bene cosa significhi; così come agevole appare, non solo per l'opposizione ma anche da alcuni settori della maggioranza, definire "curiosa" se non "incomprensibile" una manifestazione che contemporaneamente vorrebbe accreditarsi "pro" e "contro" l'esecutivo guidato dal premier Romano Prodi.

A questo punto non resta che rammentare quale sia stata la "chiamata alle armi" del comitato promotore di questa giornata, che invita a "una grande manifestazione di popolo contro tutte le precarietà. Una manifestazione che mette al centro il merito dei problemi sociali che restano aperti, dal lavoro ai diritti civili, dalla pace al degrado del territorio. Una manifestazione che non e' un referendum sul governo, bensì un promemoria critico su molte scelte del governo che ci lasciano insoddisfatti".

Bisognerà poi provare a comprendere se, una volta terminati gli slogan, arrotolati gli striscioni e riposte le bandiere, l'orizzonte si profilerà ancora denso di confuse nubi, o comincerà a far capolino qualche spiraglio di luce.

Emiliano Sbaraglia - aprileonline

http://www.aprileonline.info

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