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22/04/2007 Megastipendi manager : USA e Svizzera ci danno un taglio . E l'Italia ? (Giulia Alliani, http://www.osservatoriosullalegalita.org)

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Marco Travaglio, nella sua rubrica all'interno della trasmissione Anno Zero, notava, giovedi' scorso, in una lettera immaginaria indirizzata al presidente di Confindustria, Montezemolo, che "se il mercato ha un senso, chi ottiene risultati dovrebbe guadagnare molto e chi va male dovrebbe guadagnare poco, o farsi da parte".

Travaglio non riusciva proprio a spiegarsi "perche' il manager piu' pagato d'Italia e' Carlo Buora della Telecom, con 18.860 milioni di euro nel 2006 tra stipendio e liquidazione Pirelli, visto come va la Telecom" ne' "Perche' Tronchetti Provera guadagna 7.144, addirittura piu' di Marchionne che ha risanato la Fiat" o "Perche' Cimoli, che ha cosi' ben ridotto l'Alitalia, guadagna 12 mila euro al giorno, lo stipendio annuo di un operaio".

Negli Stati Uniti si sta cercando il modo di dare una risposta a queste domande: la Camera dei Rappresentanti ha infatti approvato venerdi' una legge (1) che prevede che agli azionisti di una societa' quotata in Borsa venga data la possibilita' di esprimere un voto non vincolante sui compensi da attribuire agli executives. La legge dovrebbe servire da freno, visto che, negli ultimi 15 anni, i compensi dei massimi dirigenti citati dalla rivista Fortune sono aumentati dalle iniziali 140 volte lo stipendio di un impiegato di livello medio, alle attuali 500 volte.

La maggior parte dei rappresentanti Repubblicani e la Casa Bianca sono contrari alla nuova legge, e sostengono che il Congresso non dovrebbe imporre il metodo da seguire per l'approvazione dei compensi. Pur ammettendo che i compensi sono eccessivi, essi non ritengono opportuno che sia il governo a decidere come regolarli.

Gia' nel dicembre scorso la SEC (Securities and Exchange Commission) aveva approvato alcuni emendamenti alle regole sulla trasparenza, allo scopo di rendere possibili maggiori informazioni al pubblico sui compensi dei dirigenti delle societa' quotate. Secondo i Repubblicani, gia' l'introduzione di questa novita' poteva essere considerata sufficiente.

Secondo i Democratici, invece, il nuovo provvedimento offre giustamente agli investitori la possibilita' di esprimere il loro parere quando societa' che perdono denaro, e licenziano personale, decidono di pagare stipendi e liquidazioni stratosferiche ai massimi dirigenti. Pare che il voto degli azionisti sugli emolumenti sia gia' stato adottato nel Regno Unito, in Australia, e in Svezia.

Attualmente, anche in Svizzera e' in atto una raccolta di firme per una "Iniziativa popolare federale «contro le retribuzioni abusive»"(2). L'iniziativa chiede che sia il proprietario privato, sia l'azionista possano votare in occasione dell'assemblea generale sugli importi dei salari da capogiro del consiglio d'amministrazione, della direzione e del comitato consultivo.

Per i promotori della raccolta di firme "non piu' dunque i colleghi e gli amici dovranno stabilire le remunerazioni, ma i soci indipendenti, eletti dall'assemblea generale nel cosiddetto comitato di retribuzione".

(1)

(2) in Svizzera esiste l'istituto del referendum propositivo, cioe' le proposte di legge popolari sono sottoposte al voto della cittadinanza (ndr)

(3) 1 , 2

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