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20/06/2005 Buone notizie in momenti difficili (Pietro Garibaldi, www.lavoce.info)

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    Le statistiche non portano solo cattive notizie, ma quelle buone vanno interpretate. L’inchiesta sulle forze lavoro relativa al primo semestre 2005 segnala un aumento di 84mila posti di lavoro rispetto al quarto trimestre del 2004, pari allo 0,4 per cento. Su base annua (rispetto quindi al primo trimestre del 2004) l’occupazione è aumentata ad un tasso pari all’1,4 per cento, a cui corrispondono in valore assoluto quasi 310mila posti di lavoro in un anno. Confrontando l’aumento occupazionale con la riduzione del Pil registrata negli ultimi due trimestri (il quarto del 2004 e il primo del 2005) appare chiaro che il mercato del lavoro dimostra una capacità di creare posti di lavoro superiore a qualunque aspettativa.

    Come interpretare la buona notizia

    Stabilito che si tratta di una notizia positiva e inaspettata, occorre ora interpretarla. Le spiegazioni più plausibili appaiono due. Primo, stiamo assistendo a una ripresa della cosiddetta "luna di miele" delle riforme, ossia l’aumento occupazionale legato al processo di riforme del mercato del lavoro. Permettono alle imprese di assumere i lavoratori con forme contrattuali flessibili, senza poter in alcun modo aggiustare lo stock di occupati regolari e permanenti.
    L’idea è che fino a quando i lavoratori regolari non saranno tutti in pensione, l’occupazione totale potrà continuare a crescere. Il fatto che il part-time sia aumentato su base annua del 2,6 per cento, raggiungendo così 13,1 per cento degli occupati, va esattamente nella direzione dell’effetto luna di miele. Così come il recupero degli occupati a termine, la cui incidenza sul totale è risalita all’8,5 percento, contro il 7,8 per cento del primo trimestre 2004. Ma per spiegare il miracolo ci deve essere dell’altro. La rilevazione nelle forze lavoro di lavoratori sommersi può essere la seconda spiegazione.
    Si noti che stiamo parlando di rilevare lavoratori sommersi, e non di vera e propria emersione. La differenza è sottile, ma merita di essere sottolineata. Nelle statistiche sul prodotto (ossia nella formazione del Pil) l’Istat procede già da tempo a correggere per il sommerso. Ciò non accade nell’inchiesta delle forze lavoro, dove gli individui intervistati rispondono a domande sulla loro condizione nel mercato del lavoro, senza alcun riferimento diretto alla natura della prestazione, sia essa regolare o irregolare. È possibile quindi che diversi lavoratori, effettivamente regolarizzati, tendano a emergere soltanto nelle statistiche del lavoro e non in quelle del prodotto, dove la correzione per il sommerso è invece già presente. Il boom dell’occupazione nelle costruzioni, cresciute in un anno del 9 per cento sembra andare in questa direzione:è risaputo che la maggior parte dei lavoratori sommersi si trovano in questo settore. E i dati del Pil più recenti ci dicono invece che il boom delle costruzioni si è arrestato.

    Le solite luci e ombre

    Il resto delle statistiche pubblicato nasconde le solite luci e ombre. La crescita dell’occupazione rimane un fatto totalmente settentrionale, con il centro e il mezzogiorno addirittura in leggero calo. Positiva è invece la ripresa occupazionale nei servizi, mentre appare fisiologico il calo dell’agricoltura. L’industria in senso stretto è piatta.
    Infine, il tasso di occupazione (il rapporto tra occupati e popolazione in età lavorativa) è salito al 57,1 per cento, il livello più alto da oltre un decennio. Il tasso di disoccupazione è pari al 7,9 per cento su base congiunturale, in leggera diminuzione rispetto al quarto trimestre del 2004.


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