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  • 21/07/2006 Spagna! E chi, se non loro? (Lia, http://www.ilcircolo.net/lia/, visto su www.comedonchisciotte.org )

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    La vicenda, in sintesi. E la racconto cercando di sovrappormi all'orgoglio patrio, ché sarà pure vero che sono italiana e il mio passaporto pure, ma io là ci sono cresciuta. Non a caso.
    Eccheccavoli.

    Dunque. Zapatero rilascia le seguenti dichiarazioni:

    "Noi condanniamo ogni tipo di violenza e rifiutiamo il sequestro dei due soldati israeliani, ma dobbiamo esigere che nessuno si difenda con una forza illegittima che non permette difesa ad esseri umani innocenti. Gli Stati hanno il diritto di difendersi dal terrorismo e dal fanatismo ma, innanzitutto, i primi ad avere il diritto di essere difesi sono gli esseri umani innocenti: i silenzi di oggi, di fronte al Medio Oriente, potrebbero essere il pentimento di domani, quando si conteranno le perdite di vite umane."

    Chiaro e limpido.

    Poi succede che, al termine di un incontro col Forum Internazionale della Gioventù Socialista, un gruppo di ragazzi lo circonda per farsi una foto con lui e uno di loro gli mette una kefia al collo. Zapatero la toglie subito ma, intanto, lo hanno fotografato. E la foto fa il giro del mondo, con la CNN in testa.
    Vabbe'.

    Ma poi.
    L'ambasciatore israeliano in Spagna rilascia dichiarazioni incavolate e, come dire, minacciose: "Ogni dichiarazione non equidistante comporterà conseguenze per coloro che vorranno in seguito usare la propria influenza per mediare nella regione".

    (Ma questi israeliani, dico io, dove la imparano la diplomazia? Nelle pizzerie italiane di Brooklyn? Studiano sui testi dello sceneggiatore del Padrino? Santo cielo.)

    E poi scende in campo il mondo degli affari, nella veste di tale Mauricio Hachuel, rappresentante degli imprenditori nonché ex dirigente della comunità ebraica spagnola. Che, davanti al ministro degli Esteri Moratinos, se ne è uscito dicendo che la comunità voleva esprimere profonda preoccupazione per le dichiarazioni di Zapatero che erano...

    ... indovina?...

    ... indovini?...

    Sì: "Declaraciones anti-Israel y antisemitas y no las podemos aceptar".

    Ed è che evidentemente pensava di stare in Italia, questo qua.
    Pensava che di fronte alla parolina magica, "antisemita!", il ministro e la stampa tutta si sarebbero messi in ginocchio, avrebbero mostrato le terga da sculacciare e avrebbero chiesto pietà-perdono-pietà.
    Credeva di stare in Italia, lui.

    E invece no.

    moratinos.jpg

    Perché Moratinos, che al mondo ci sta da un bel pezzo e ci sa stare, si è incavolato come una iena e, puntandogli il dito, gli ha detto:

    "Che sia l'ultima volta, e dico l'ultima volta, che ti venga in mente di dare pubblicamente dell'antisemita al governo spagnolo!"

    E poi, lì e alla stampa tutta:

    "Non si fa nessun favore a Israele, andandogli a dire che fa una cosa giusta attaccando la popolazione civile del Libano e di Gaza. Israele dovrebbe ringraziarci per la nostra franchezza e per il nostro impegno civile. Per caso gli israeliani si sentono più sicuri, adesso? Io dico di no. Disgraziatamente, le azioni unilaterali non apportano sicurezza ad Israele."

    Applausi.
    E che cavoli.
    Ancora applausi.
    Qui gongolavano, i colleghi spagnoli, ed un corale "Ben detto!" sembrava venire fuori da tutti i telegiornali spagnoli, da tutte le immagini delle manifestazioni pro-Libano di Barcellona e Madrid.
    Una lezione di dignità e di serietà, e ci voleva.

    Già: perché oggi hanno manifestato, lì, ed hanno manifestato sul serio, con le piazze piene.
    E con gli spagnoli che hanno dovuto lasciare il Libano, in testa al corteo.
    In prima fila.

    Guarda: non è solo politica, questo.
    C'è un aspetto profondo dell'anima della Spagna, in una cosa così. C'è il motivo per cui io la amo.

    Diceva Ortega, provocatorio: "Yo soy un hombre español que ama las cosas en su pureza natural, que gusta de recibirlas tal y como son, con claridad, sin que se confundan unas con otras, sin que yo ponga nada sobre ellas: soy un hombre que quiere, ante todo, ver y tocar las cosas y que no se place imaginándolas: soy un hombre sin imaginación”

    C'è che, in Spagna, a manipolare la realtà non si va molto lontano.
    Il paese non si presta.
    La testa della gente non si presta.
    La lingua stessa, proprio non si presta.
    E' fatto per chiamare le cose con il proprio nome, lo spagnolo. E gli spagnoli, pure.
    La realtà esiste e la tocchi, da quelle parti.

    Noi, si vede che di immaginazione ne abbiamo anche troppa.
    E ci prestiamo meglio ai giochi di specchi, ai miraggi. Alle ambiguità.
    E a una certa vigliaccheria che ne deriva, ché quando la realtà la maneggi a piacimento, te la adatti anche secondo la tua convenienza.

    La penso da vent'anni, questa cosa. Non da oggi.
    E la vita non fa altro che confermarmela, questa mia sensazione.
    Poi, come dicevo, io in Spagna ci sono cresciuta. E lo sento, lo noto in me stessa. Queste cose "en su pureza natural", questa "claridad", mi provocano sollievo fisico.
    Pulizia mentale.
    Mi fanno vivere meglio, e più a lungo.

    P.S: i casi della vita. Proprio ieri sera, a cena con dei colleghi spagnoli, li imploravo: "No, vi prego, non indebolitevi, non buttate energie in queste storie di nazionalismi, di indipendentismi. Siete il ponte con l'Africa e con l'America Latina, siete la democrazia giovane e sana, siete la riserva di salute dell'Europa. Fate i bravi, unite le forze, ché abbiamo bisogno di voi."
    Manco il tempo di dirlo.

    Lia
    Fonte: http://www.ilcircolo.net/lia/


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