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31/05/2007 Iraq, velo obbligato per le donne cristiane (Daniele Lorenzi, http://www.korazym.org)

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In Iraq donne cristiane sono costrette ad indossare il velo pena gravi conseguenze. La denuncia arriva dall'agenzia assira Aina che riporta la traduzione di una lettera firmata dalla milizia di Moqtada al-Sadr.

In Iraq donne cristiane sono costrette ad indossare il velo pena gravi conseguenze. La denuncia arriva dall'agenzia assira Aina che riporta la traduzione di una lettera firmata dall’esercito del Mahdi, la milizia di Moqtada al-Sadr, l'imam radicale sciita iracheno, diffusa in questi giorni nella capitale irachena.

Nel testo si ricordano le parole del martire Mohammad Sadiq al-Sadr, che domandava “la Vergine Maria era forse senza velo, così da concedere che lo siano anche le donne cristiane? E Fatima al-Zahara? E le spose dei Califfi del primo Califfato e dei successivi? No e poi no. Allah lo vieta”. Quindi, viene chiarito che “in nome dell’Essere Supremo, la donna che non indossa il velo è un’adultera e sfida Allah e il suo Profeta e ignora e nega la religione”. Per quante disubbidiscono, la strada è una sola: la segregazione in casa “in modo che non abbiano contatti, proibiti, con gli uomini”. E a riguardo, conclude la lettera sono stati istituiti “comitati speciali”per seguire la questione”.

Arriva così una nuova conferma del clima di intolleranza che sta subendo la piccola comunità cristiana in Iraq. Gesti fanatici che si aggiungono alle azioni violente ormai nella norma: dall’imposizione della jizya - la tassa di “compensazione” chiesta dal Corano ai sudditi non-musulmani - agli espropri di case e possedimenti, alle conversioni forzate all’islam.

Uno stato di cose che comincia ad attirare l'attenzione della comunità internazionale. Il ministero russo degli Esteri, per esempio, ha scritto al Comitato degli assiri russi, garantendo che nei contatti di Mosca “con i rappresentanti delle autorità irachene e i partner internazionali si farà presente la necessità di garantire le condizioni necessarie per preservare la cultura originaria dei cristiani in Iraq, la loro adeguata rappresentanza nelle strutture statali, la tutela dei diritti civili e legali di tutte le confessioni, senza ammettere discriminazioni verso le minoranze etnico-religiose”.

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